66mo Festival della Canzone Italiana, Quarta serata

Non se ne sono accorti in molti, a giudicare dai commenti di stamattina, ma ieri sera finalmente è arrivata. Che cosa? La scivolata, la caduta di stile, la scemenza, la figura che in gergo si dice farla “fuori dal vaso” e che prima o poi deve arrivare in un Festival di Sanremo. Se avete pazienza vi rivelerò chi è il colpevole, ma prima una premessa.

Questo Festival ha avuto, a mio parere, un grosso merito, quello di aver mantenuto sempre un bon ton, un certo buon gusto, uno tono lieve più che leggero, educato, cortese. Una cosa non comune in questo Paese e in questa televisione e non facile da mantenere intatta per così lungo tempo, di fronte a tante situazioni diverse. L’incantesimo si poteva rompere in qualsiasi momento, per opera di chiunque si fosse fatto prendere la mano andando un po’ fuori dalle righe. Poteva farlo Virginia Raffaele che di mestiere deve esagerare e infatti era partita con una Ferilli un po’ greve, ma si è subito corretta. Poteva farlo qualche temutissimo sostenitore delle unioni civili trasformando la sua presenza in un comizio, e invece nessuno è andato oltre qualche espressione affettuosa e qualche nastro colorato.

Poteva accadere a Carlo Conti quando si è venuto a trovare di fronte a persone particolari, molto anziane o gravate da disabilità, che spesso vengono accolte con insopportabile retorica o con evidente imbarazzo. E invece questa volta non è accaduto. Poteva accadere allo stesso Conti che aveva a che fare con una valletta di prorompente, vistosa bellezza. Si sa, in tv in questi casi, basta un commento di troppo, uno sguardo per fare la frittata. E invece no, tutto liscio, persino la mano involontariamente scivolata sul sedere, giustificata con incredibile classe.

Poteva accadere, di rompere l’incantesimo, a Brignano, che si è lasciato andare sul terreno scivoloso di un monologo dedicato ai rapporti tra copula, procreazione e paternità. E invece no, anche lui ha finito meglio di come aveva cominciato. Tutti bravi? Ma che noia.

Per fortuna ci ha pensato lui, il politico di turno, il presidente della regione Giovanni Toti. Chiamato a premiare il vincitore delle nuove proposte, forse infastidito dalla presenza massiccia di nastri arcobaleno, il governatore, reduce dal Family Day, ha pensato di consegnare al giovane, che aveva cantato la più bella canzone di tutto il Festival, oltre al premio previsto, anche un nastro tricolore, ammonendo con il suo eloquio stentato che non bisogna dimenticare i due marò. Risultati: nessun particolare interesse da parte del premiato, che sembrava più orgoglioso del suo nastro arcobaleno indossato durante l’esibizione; un applausino moscio moscio in sala e classica figura da politico venuto a rompere un incantesimo.