L’immagine di Hozier impalato che aspetta una domanda, che non arriva, da Carlo Conti scatena un misto di rabbia e tristezza. Al super ospite irlandese, annunciato in pompa magna dall’organizzazione come di solito avviene per gli ospiti internazionali, è stato riservato un trattamento vergognoso“, per usare le parole del popolo di Twitter. Il cantante venticinquenne ha portato sul palco dell’Ariston la sua “Take me to Church“, il brano che l’ha reso famoso e che conta quasi cento milioni di visualizzazioni su YouTube ma soprattutto, simbolo della lotta all’omofobia e inno all’amore senza distinzioni di sesso. Un personaggio del genere uno non se lo può far scappare, penserete, ed è quello che hanno pensato molti giovani per i quali il cantante era già carta conosciuta, smaniosi di godersi l’esibizione e magari qualche commento dell’artista.

Eppure Hozier ha fatto il suo ingresso sul palco alle 00.40 e l’ha lasciato alle 00.45, mentre Carlo Conti tra gli applausi gli diceva, in un inglese maccheronico, “you are the number one” per poi “cacciarlo” velocemente dalla scena con un “good luck” e tornare al televoto. Ma come? Nemmeno un “the cat is on the table”? E la “pen near the window”? No, nulla, silenzio.

E pensare che per l’occasione il cantante ha anche aderito alla campagna #SanremoArcobaleno lanciata da Andrea Pinna, attaccando un grande cuore arcobaleno sulla chitarra: cuore che dalla regia hanno cercato in tutti i modi di non far vedere. Ora, non bisogna essere fanatici del complotto ma difficilmente si vedono così tanti primissimi piani di un cantante mentre si esibisce. Le inquadrature scelte per seguire l’esibizione di Hozier sono sembrate studiate a pennello per non riprendere quella “macchia colorata” sulla chitarra che chi guardava il Festival in tv è riuscito a scorgere di sfuggita solo verso la fine dell’esibizione.

Che le dichiarazioni dell’artista in conferenza stampa non siano piaciute a chi ha deciso di mantenere a tutti i costi il “politically correct”? Tra la mattinata e il pomeriggio prima dell’esibizione Hozier ha ampiamente affrontato i tre temi bannati da Sanremo: unioni civili, matrimoni gay e religione: “C’è una triste ironia nel fatto che un’essere umano debba sentirsi completato da una religione”. E ancora. “Ci sono tre eventi importanti nella vita di ogni essere umano: la vita, l’innamoramento che porta a generare la vita e la morte. Tutto questo rischia di essere messo in pericolo dalle restrizioni che la religione ci impone. E questo accade non solo nel cattolicesimo ma in tutte le religioni”.

“Anche in Irlanda abbiamo avuto un dibattito simile. Poi unioni civili e matrimoni gay sono passati con un referendum con il 70% di si. Ma non si tratta di diritti gay, è una questione che coinvolge i diritti umani in generale. E se due adulti consenzienti vogliono sposarsi sono favorevole. Non ho nulla in contrario”.

Almeno avrebbero potuto fargli cantare il nuovo singolo “Cherry Wine“, brano-denuncia contro la violenza domestica e il femminicidio, per il quale tutti gli incassi verranno devoluti in beneficenza. Anche di questo Hozier ha parlato in conferenza stampa: lì si può, sul palco dell’Ariston no. Ellie Goulding può (e meno male), Hozier no. Forse ha ragione un utente di Twitter: “Per come avete trattato Hozier vi meritate solo i figli di Marco Carta, i Dear Jack e il capodanno con Gigi (D’Alessio ndr)”.