Carlo Conti – 7
Ormai va in scioltezza. I risultati lo stanno pompando assai, tanto che si bulla in diretta dei dati Auditel della seconda puntata. La serata cover lo mette un po’ ai margini, perché c’è musica stranota da ascoltare e canticchiare. Ma ormai la nave va che è una bellezza, in un mare in bonaccia che pare non dover passare mai.

Virginia Raffaele – 8
Forse ha fatto ridere meno dei giorni precedenti, ma la sua Donatella Versace piace e convince. Se non fa altre scelte del menga tipo “Giass” o “Striscia la Notizia”, è destinata a diventare una leggenda dell’intrattenimento televisivo.

Madalina Ghenea – 6

Serata senza infamia e senza lode. Continua a essere sciolta e a parlare un ottimo italiano ma ancora non l’abbiamo vista cimentarsi in qualcosa di più sostanzioso rispetto alla presentazione di un brano.

Gabriel Garko – 3
Prova a fare l’autoironico ma fallisce miseramente. Signore e signori, è inutile incaponirsi o infierire: NON. CE. LA. FA.

Noemi – Dedicato (Loredana Bertè) – 7,5
Con qualche giorno di ritardo rispetto al previsto, Noemi ha mostrato al pubblico del Festival cosa sa fare. Dopo la prova non indimenticabile della prima serata, la cantante romana è riuscita a vincere la sfida del primo gruppo e a piazzarsi quarta a fine serata. Ora c’è da recuperare il terreno perduto in gara, dove è inspiegabilmente a rischio eliminazione nonostante una bella canzone.

Dear Jack – Un bacio a mezzanotte (Quartetto Cetra) – 5,5
Premesso che da questi baldi giovani non possiamo pretendere chissà cosa, la cover di Un bacio a mezzanotte ha almeno il pregio di essere leggera e scanzonata. Abbiamo sentito di peggio, ieri sera, ma anche molto di meglio.

Zero Assoluto – Goldrake (Actarus) – 4
Goldrake goes to Ponte Milvio. I due ragazzotti romani riescono a moccizzare anche Goldrake, che è comunque un talento. Forse i meno convincenti della serata, ma lo si poteva facilmente prevedere.

Caccamo e Iurato – Amore senza fine (Pino Daniele) – 6
Miglioramento evidente anche per il duo tutto siciliano, con Caccamo che dimostra ancora una volta le potenzialità della sua voce. Voce sensuale, che arriva cheta ma si fa largo con decisione. Deborah Iurato azzecca il vestito, e solo per questo andrebbe portata in trionfo per le vie di Sanremo.

Patty Pravo – Tutt’al più (Patty Pravo) – 7,5
Da grande diva quale è, Patty Pravo decide di mostrarsi sul serio solo ieri (anche per lei l’esordio non è stato dei migliori). Coverizza se stessa (altra prova di divismo conclamato), ma lei può farlo. L’innesto di Fred De Palma serve parecchio a rendere più contemporanea una canzone stupenda, ma forse il duetto amoroso alla Mrs. Robinson non è particolarmente credibile.

Alessio Bernabei – A mano a mano (Cocciante) – 6
Questo ragazzo, che in passato ci aveva fatto disperare per la pochezza musicale, può tranquillamente essere definitivo miracolato. Miracolato dalla fine dell’esperienza con i Dear Jack, Bernabei sembra più rilassato, meno compresso nel ruolo del ragazzino figo col ciuffo figo e le pose da figo. Probabilmente la sua musica continuerà a non piacerci, ma abbiamo ritrovato un ragazzo normale, che ha deciso di ripartire da solo (rischiando assai) e i primi risultati sembrano dargli ragione.

Dolcenera – Amore disperato (Nada) – 5,5
Ci aspettavamo di più da questa cover. Invece Dolcenera non graffia, nonostante una canzone che può graffiare anzicheno. Anche lei è a rischio eliminazione senza ragione alcuna, visto che il pezzo in gara è bello. Un consiglio: lavori un po’ sulla “simpatia”, perché è un peccato non far fruttare un certo naturale talento.

Clementino – Don Raffaè (Fabrizio De Andrè) – 8
Rivelazione assoluta di questa serata cover, il rapper napoletano canta De Andrè usando un po’ di Peppe Barra e un po’ di Totò. Credibile, intenso, quasi recita, e lo fa benissimo. Apprezzatissimo in Sala Stampa, vince il suo gruppo e chiude al terzo posto finale.

Elio e le Storie Tese – Quinto ripensamento 8,5
Ormai non abbiamo più parole: trattasi soltanto di un gruppo di signori che da trent’anni ci prendono per il culo e, mentre lo fanno, producono una quantità di arte mostruosa. Citazionisti, cazzaroni eppure perfezionisti, hanno messo insieme la Quinta di Beethoven e un testo esilarante.

Arisa – Cuore (Rita Pavone) – 7,5
Cantasse soltanto, Arisa sarebbe la regina del mondo. La sua voce sembra uscita direttamente da un disco. Pulita, limpida, efficace, potente. È un piacere ascoltarla (cantare, beninteso): Dio, o chi per lui, le ha fatto un dono prezioso. Stia attenta a non disperderlo, si concentri sulla musica.

Rocco Hunt – Tu vuo’ fa l’americano (Renato Carosone) – 7
Che forza, questo ragazzo! Chiede al pubblico in Sala di alzarsi in piedi (e ce la fanno tutti, persino i tanti con l’anca in titanio), fa ballare, coinvolge, “scassa l’Ariston”. Potrebbe essere il suo anno e probabilmente lo vedremo sul podio sabato sera. Vince il suo gruppo e a fine serata arriva quinto.

Francesca Michielin – Il mio canto libero (Lucio Battisti) – 7,5
E’ in stato di grazia. Cantare Battisti è un rischio enorme, ma lei lo fa e lo fa bene. Deliziosa, convincente, ispirata. Francesca, dove sei stata fino a oggi?

Neffa – ‘O Sarracino (Renato Carosone) – 5
Confermiamo l’impressione della prima esibizione: è sminchiato, sembra svogliato, pare non voglia nemmeno stare qui.

Valerio Scanu – Io vivrò (senza te) (Lucio Battisti) – 5
Ecco, cosa dicevamo sui rischi di cantare Battisti? Tecnicamente c’è, non sbaglia nulla. Ma Scanu è totalmente incapace di emozionarci, non ha personalità, non ha anima. I suoi tanti sostenitori sul web probabilmente ci fucileranno su pubblica piazza, ma è più forte di noi: non “arriva”.

Irene Fornaciari – Se perdo anche te (Gianni Morandi) – NC
Basta. Basta. Basta.

Bluvertigo – La lontananza (Domenico Modugno) – 7
Arrangiamento splendido, Morgan quasi totalmente afono ma incredibilmente intenso. Dio li benedica sempre.

Lorenzo Fragola – La donna cannone (Francesco De Gregori) – 4,5
Interpretazione totalmente sballata. Non ha la personalità per interpretare De Gregori in maniera credibile. Passare da #fuoriceilsole alla donna cannone non si può. E non si deve.

Enrico Ruggeri – ‘A canzuncella (Alunni del Sole) – 6,5

Ha così tanto mestiere che dominerebbe il palco anche cantando il codice fiscale degli orchestrali. Un leone maestoso, il più credibile di tutta la compagnia. Peccato per un napoletano alla Pippo Chennedy (non è nostro il parallelismo, lo abbiamo sentito in Sala Stampa).

Annalisa – America (Gianna Nannini) – 5
Altra terribile delusione della serata. Non puoi cantare un pezzo “sporco” come se fosse la sigla di Dolce Memole. Nulla da dire sulla sua voce, ma avrebbe dovuto scegliere un’altra canzone.

Stadio – La sera dei miracoli (Lucio Dalla) – 10
Curreri aveva promesso faville per questa cover e ha mantenuto l’impegno: intenso, con una voce paurosa. Solo loro possono coverizzare Dalla, permettendosi persino di inserire la sua voce originale alla fine. Vincono, stravincono e convincono. Sala Stampa in delirio (e qualcuno in lacrime).