66mo Festival della Canzone Italiana, Seconda serata

La luce dell’immenso si espande nelle piccole lucine azzurre tra palazzi sofferenti e strade affaticate di un Paese. La magia che solo Sanremo riesce a creare al pari di una finale dei Mondiali, magari contro la Germania vincendo 4 a 3. Picchiano piccole dita ossute sui tasti candidi del pianoforte a coda, mentre le lacrime di una ragazza chiamano le lacrime del Paese. La musica squarcia l’anima, poche note, un ritmo invadente, tutto ti passa in testa in pochi minuti…le foto in bianco e nero della tua vita, i simboli, le parole, ma tutte soccombono nella musica che riempie e spiega, meglio di ogni altra cosa.

Siamo Discoboli, immobili, potenti e pronti al lancio di un disco che non partirà mai. Siamo sorrisi e smorfie, racchiusi in stanze che la musica libera ed espande con un piccolo motivo, quasi una nenia materna, dolce come la carezza di velluto di un Dio benevolo e che stava nascosto e fermo, appunto come il discobolo. E poi per un minuto corrono le note, lievi ma decise come una danza greca o ispanica, per affermare il silenzio.

E quando esplode l’Ariston dopo solo 5 minuti di bellezza assoluta, tutto resta superfluo ed indefinito. Invincibile come un Discobolo dell’umanità che spegnendosi accende la sua resistenza al massimo livello, quello dell’insopportabile dolore, Ezio Bosso spunta da sentieri sconosciuti e si svela in tutta la sua simbolica magnificenza: sembra l’urlo dell’indomito, la raffigurazione dell’invincibile che nessuna statua classica riesce a mostrarci. Forse il Discobolo è la sua fotografia, la nostra immagine che le note da lui composte riescono a far riemergere dalle stanze più recondite della nostra anima. Corri…vola…lancia…insieme. L’annuncio che poi si ripiega su se stesso…pronto a riprovarci sfidando Sisifo.

Siamo fatti per ricominciare sempre e comunque, siamo la voglia, il desiderio, piuttosto che la forza. Son bastati pochi minuti a questo musicista per far capire ad un Paese che la sua potenza puoi ritrovarla solo nella bellezza, nell’amore della vita, nelle braccia alzate verso un orizzonte, in un ciao regalato a caso. Quest’anno Sanremo ha colpito ancora!