L’eco della scoperta del secolo non si è ancora sopita, ma gli scienziati sono già pronti ad andare oltre. L’emozione della rilevazione delle onde gravitazionali spinge già a pensare a nuovi, ora più possibili, traguardi. Se le onde, predette da Albert Einsten, permetteranno di vedere e ascoltare buchi neri (la cui esistenza è stata di fatto provata grazie alla rilevazione delle onde, ndr), supernovae e stelle di neutroni i ricercatori vedono già oltre. Alla sfida delle sfide per la fisica e l’astronomia: conoscere l’universo com’era immediatamente dopo il Big Bang.

Adalberto Giazotto, il papà del progetto Virgo, una delle tre potenti antenne che nel mondo sono in grado di intercettare le onde gravitazionali all’Ansa dice: “È una grande gioia e sono fortunato di essere qui a viverla. Abbiamo avuto il merito di essere quelli che hanno trovato per primi la macchina giusta e adesso abbiamo molte idee nuove. Ora l’obiettivo è lavorare su frequenze sempre più basse per trovare le onde gravitazionali emesse al momento del Big Bang. Nessun’altra radiazione conserva la memoria di quel momento”. Lungo questa strada, poi, ci si potrebbe imbattere in “cataclismi che nessuno conosce, e per lavorare a frequenze sempre più basse bisognerà andare fuori dalla Terra, nello spazio”. Due anni fa i ricercatori annunciarono di aver ascoltato i “primi tremori” dell’Universo, ma un anno dopo era arrivato un clamoroso dietrofront.

Nella possibilità di arrivare all’obiettivo c’è anche il fisico Stephen Hawking: “Oltre a provare la teoria della relatività generale, possiamo aspettarci di vedere i buchi neri nel corso della storia dell’universo. Potremmo addirittura vedere le vestigia dell’universo primordiale, durante il Big Bang”.