Chiara Dello Iacovo

Fuori c’è il sole. Senza hashtag. C’è proprio il sole. Dopo l’inzupposità della prima giornata di gara, arriva il sole della seconda. Che quindi inizia con passeggiata al porto. Anche perché sono uscite sia le nostre prime pagell che la seconda pagina del diario di bordo, che simpaticamente sottolineava certi comportamenti di certi colleghi, quindi è bene tenersi alla larga. Scherzo ovviamente.

Il grande circo Barnum procede come sempre. Ottimi risultati di pubblico, sorprendenti per Carlo Conti. Perché storicamente chi replica perde consensi, ma lui no, e perché lo show televisivo mi appare di una noia mortale, a lui no.
Oggi è il giorno in cui partecipano gli altri dieci big e esordiscono i primi quattro giovani. Dei big parlo nelle pagelle, bonarie, dei giovani parlo a breve. Ma se siete dotati di televisione, e se avete retto fino a tardi, avrete notato che ho provato a parlarne anche al Dopofestival. Procediamo con ordine.

Se, come detto, la vera vita succede da un’altra parte, come nella vita reale, farsi un giro per le strade intorno all’Ariston in un giorno di sole diventa davvero un’esperienza formativa. Farsela in uno degli alberghi più rinomati di Sanremo, dove in genere risiedono gli artisti più in, dove stanno gli ospiti che non optano per Montecarlo (quasi nessuno, in effetti) o dove gli ospiti si vanno a rinfrescare tra le prove e la partecipazione, è esperienza mistica. Si comincia col fiatone, perché l’albergo in questione è un po’ fuorimano rispetto all’Ariston e per accedervi tocca fare una scalinata (e perché ho la stessa tonicità muscolare di Antonio Cassano).

Arrivato e entrato, mi sento davvero come Ian Solo dentro il bar di Guerre Stellari. La prima persona che incontro è Tony Santagata. Ha i capelli molto più neri dei miei, e soprattutto sta qui per lo stesso motivo per cui compaiono i cerchi sul grano. Poi c’è il tizio che ha battuto il record nazionale, ma forse mondiale, di presenza tra il pubblico dei programmi tv. Lì, nell’albergo più caro di Sanremo. Perché? Vallo a sapere. Poi c’è una serie di personaggi sulla cui professione sarebbe da aprire inchieste degne di Guariniello.

Ci sono, qui e là, cantanti che rilasciano interviste (i più professionali le rilasciano a tutti, piccole radio o giornali di provincia compresi) e in fondo, al ristorante, c’è lui, Antonino Cannavacciuolo. Sta ordinando, insieme ai suoi collaboratori, e vedo, a distanza di oltre cinquanta metri di distanza, le gocce di sudore imperlare il cameriere che aspetta l’ordine, trema come la credibilità dei colleghi di cui si accennava ieri. Vorrei poter aspettare per vedere se, finito di mangiare, va via prendendo a pacche sulle spalle tutti e dicendo Addios, ma devo correre.

Sì, perché qui corrono tutti. Anche chi non dovrebbe farlo. Alla faccia di Milano. Si corre e non si mangia mai, se non un pezzo di focaccia, di corsa (se sei Antonino Cannavacciuolo mangi, ma in orari da turista tedesco). Si prendono, in compenso, un sacco di caffè. Da soli, per necessità, o in compagnia, per piacere o lavoro. Chiunque incontri, artisti, uffici stampa, discografici, manager di cantanti, ti vuole offrire un caffè al punto che poi puoi donare il fegato al Cern e non dormi neanche mezzo minuto, alla Dear Jack.

A proposito di Dear Jack, un veloce cenno alle conferenze stampa, partendo proprio dalla loro. Ce ne sono di frequentatissime, dove la Sala Stampa è piena e dove vedi la gara a fare le domande. Noi del Fatto Quotidiano abbiamo due postazioni, una in seconda fila e una defilata. Io io scelto quella defilata, così posso scappare alla bisogna. Ma capisco che stare davanti sia un po’ più pratico se si devono fare domande. Poi ci sono conferenze come quelle dei Dear Jack, a cui non partecipa quasi nessuno. Così vedi questi ragazzi parlare come se ci fosse un copione, dire cose che nessuno ha chiesto, finire per autocelebrarsi anche nel momento in cui vorrebbero fare i modesti, e non lasciare traccia. In sala stampa se ne succedono ogni mezz’ora, circa. La più frequentata è ovviamente quella di mezzogiorno, con Carlo Conti e il cast, e va detto che che la tizia lì, di cui non ricordo il nome, la valletta, è molto meglio live che in tv.

Continua la giornata, tra chiacchiere, caffè e interviste rilasciate in radio. A differenza di come uno si potrebbe aspettare, non arrivano proteste da parte degli uffici stampa e i discografici degli artisti bonariamente bacchettati nelle pagelle. Ho trovato solo una testa di maiale sul cuscino, in camera, e una foto dei miei quattro figli mentre entrano all’asilo e scuola, ma suppongo sia un gesto di affetto nei mie confronti.

Arriva poi la sera, quindi si vede l’Ariston riempirsi di poliziotti e carabinieri e si vedono persone eleganti e piene di botox fare la fila per entrare. Non parlo di Nicole Kidman, ma del pubblico in sala.

Io stasera non seguo la serata al roof Garden, ma a Villa Ormond, con gli autori del Dopofestival e con alcuni colleghi.
Nicola Savino, lo dico senza se e senza ma, di musica ne capisce ed è decisamente interessato a fare un programma in cui, a fianco dello spettacolo, escono fuori spunti interessanti.

Durante la puntata, magari l’avete vista, mi capita di dire cose. Una a Scanu, partendo da un discorso generale, una riguardo ai Giovani. Siccome il mio discorso intendeva coinvolgere proprio i Giovani, o i miei colleghi presenti, ma non c’è stato modo di aprire dibattito, perché forse certi argomenti è bene non affrontarli, provo a spiegarmi meglio qui.

In questa sede non parlo della gara. In questa sede non parlo di canzoni. Infatti ora non parlerò di gara né di canzoni. Ma parlerò di rumors. Relativi alla gara. Alla gara che ha prodotto i primi verdetti, quella dei Giovani. Fuori Cecile e Irama, dentro Chiara Dello Iacovo e Ermal Meta. Verdetto giusto. Ma che, causa abbinamenti ridicoli, manda a casa due bei personaggi, contrapposti a altri due bei personaggi. Verdetto, quindi, legato alla strana formula scelta da Carlo Conti, diciamo così. Di questo parlano i rumors. Perché anche quest’anno, come l’anno scorso, si è optato per la formula del doppio scontro diretto, con relativa eliminazione.

E già ieri, prima che venissero resi noti gli accoppiamenti giravano previsioni poi clamorosamente azzeccate. Mancavano solo pochissimi dettagli, ma il succo era già noto a tutti. Un cantante doveva arrivare dritto alla finale, questo dicevano i rumors, e per poterlo fare assolutamente non doveva incontrare le teste di serie dei giovani. Considerate che quest’anno i giovani sono tutti indipendenti, come produzioni, con una delle indipendenti molto più grandi delle altre, la Sugar di Caterina Caselli. Ecco. È Michael Leonardi, il cantante che non avrebbe dovuto incontrare ostacoli, come da rumors e in effetti succede che i più accreditati alla vittoria finale siano magicamente capitati tutti in scontri diretti. Questo il nome che ieri al Dopofestival nessuno ha voluto fare. O meglio, questo e quello della Caselli.

Quindi ieri sera Ermal Meta contro Irama, dopo che durante tutto il giorno si sono contesi al testa di Earone. E Chiara Dello Iacovo conte Cecile. Oggi invece, Miele contro Gabbani e lui, Leonardi, contro Mahmoud. Queste erano le direttive, dicono i rumors: niente Ermal Meta, Irama e Gabbani, questa la richiesta della signora, dicevano i rumors, e così è stato. Conti, per contro, ha voluto almeno una donna in finale, quindi Dello Iacovo contro Cecile. E via, strada spianata per Leonardi. La cosa, ovviamente, ha fatto mugugnare tutti gli staff dei giovani. Tutti tranne uno.

Finita la diretta, lo dico, piuttosto divertente anche per la presenza di Morgan, davvero un dandy d’altri tempi, sono tornato verso casa con giovani colleghi. Abbiamo fatto un salto a Casa Sanremo, spinti più da me che da loro, ma il concerto di Dolcenera che volevamo vedere era finito due ore prima e c’era una imbarazzante musica dance. Io quasi sarei entrato, ma i miei giovani colleghi hanno desistito, guardandomi come si guarda a chi vive un disagio. Questo Sanremo è così, i vecchi fanno i giovani e i giovani i vecchi.

Non tutti. Chiara Dello Iacovo, che è passata in finale, è giovane e fa la giovane. Abbiamo puntato su di lei e abbiamo fatto bene. Ecco il suo sms direttamente dal cuore della notte. In realtà arrivato dopo che, tipo alle tre e mezzo, gliel’ho chiesto, sempre tramite sms. Di qui l’incipit. Anche questo è Sanremo, scrivere o chiamare qualcuno nel cuore della notte come se fosse normale.
“Che miscredente! Ormai questo sms è diventato un rituale… Che dire? Venerdì sarò ancora qui. Surreale? Io so solo di essermela goduta con la leggerezza che mi ero preposta. E sono contenta di avere ancora una volta assecondato l’intuito che mi corre in soccorso all’ultimo minuto: siamo rinchiusi dentro al cellophane. Per questa sera credo almeno di aver reso l’idea. Aspetto il tuo spietato giudizio! Gute Nacht Ammiraglio”.
Ci si ritrova qui domani, se non mi incaprettano prima.