sbattezzi ok 675

Su questo stesso blog, Carlo Troilo propone, in un post dal titolo “Contro i privilegi della Chiesa, rivediamo i Patti Lateranensi”, una revisione del Concordato fra Città del Vaticano e Italia adducendo diverse motivazioni.
Ma andando ad analizzarle e a vedere quali sono le linee guida proposte, si fatica, invero, a trovare delle ragioni che possano giustificare una simile iniziativa.

La prima delle motivazioni riguarda il Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco: esso avrebbe “complicato la vita dei romani, senza benefici economici per la città”, obbligando il sindaco Marino a “promettere sostegno economico, chiedendo poi aiuto al governo italiano”.
Complicare la vita dei romani? Sarebbe interessante capire come è possibile che un evento che, a detta dell’autore, è stato un flop per “scarso afflusso di pellegrini” possa aver determinato così gravi complicazioni (non meglio precisate) per un anno della vita dei romani.
Al contrario, il Giubileo è stata una occasione per la città di eseguire lavori che non sono mai stati fatti e che, probabilmente, si sarebbero fatti attendere per molti altri anni.
Che poi Marino abbia dovuto chiedere sostegno economico al governo è questione del tutto estranea ai rapporti tra Vaticano e Italia: riguarderà, per l’appunto, i rapporti fra Roma Capitale e Governo centrale, o no?

Il Pontefice poi, avrebbe “trattato con disprezzo il Sindaco”. Il riferimento è alla nota vicenda dell’invito a Philadelphia. Qui occorre fare chiarezza: Marino sostenne, all’epoca, di essere stato invitato a Philadelphia direttamente dal Papa.  Il significato politico di un simile invito sarebbe stato enorme, se solo la notizia fosse stata vera: un endorsement nei confronti di un sindaco che aveva riconosciuto unioni civili e sposato coppie omosessuali.
In questo caso si sfiora il millantato credito, nulla di più. E poco importa se i toni siano stati sgradevoli per qualcuno: la vicenda è ben più grave. Anche in questo caso, comunque, si fatica ad individuare un nesso tra l’episodio mediatico e la presunta necessità di rivedere il Concordato.

Vengono poi citati gli scandali “finanziari, morali e sessuali” in Vaticano: si scrive “in confronto, Buzzi e Carminati sono gentiluomini”. Ricordando all’autore che il Papa stesso ha riconosciuto che di episodi censurabili negli ambienti ecclesiastici ce ne sono stati, anche volendo, il nesso tra scandali vaticani e Concordato proprio non si riesce a trovare.

Da ultimo, si sostiene che il Papa si sia “allineato alle gerarchie”. Come se il Papa si facesse dettare la linea da altri. In ogni caso, suggerirei a Carlo Troilo di rileggere le dichiarazioni del Pontefice da lui stesso citate: deve essere sfuggito che il Papa affermò “chi sono io per giudicare una coppia gay?” dichiarazione che porta una forza intrinseca senza precedenti, ma non per questo venne rinnegata la famiglia come unione fondata su matrimonio tra uomo e donna.

È palese l’assenza di un nesso logico fra le argomentazioni di Carlo Troilo e la asserita necessità di revisione dei Patti Lateranensi. Diverso è il discorso che riguarda le proposte dell’autore, ragionevoli e per certi versi condivisibili, ma che per la verità non sono affatto nuove e che comunque, si ripete, nulla hanno a che vedere con le motivazioni addotte.

I punti sollevati riguardano soprattutto l’IMU, l’8×1000, l’insegnamento della religione cattolica e il finanziamento pubblico agli istituti scolastici confessionali. Cercando di non cadere nel semplicistico conflitto tra SI e NO all’8×1000 o all’IMU oppure SI o NO al finanziamento pubblico degli istituti privati, la questione è più complessa di quel che sembra. A fronte di un privilegio di cui godono tutte le confessioni religiose, tutte le Onlus in Italia e tutti gli istituti privati parificati, le istituzioni cattoliche (onlus e istituti scolastici) hanno un ruolo sociale, assistenziale nel primo caso e formativo nel secondo, che merita una riflessione più ponderata di quella che si può fare su un blog.

Tuttavia, l’8×1000 è un contributo volontario, e non obbligatorio come si vuole far credere, che non riguarda solo la Chiesa cattolica ma ogni altra confessione riconosciuta in Italia; con questi soldi, oltre al sostentamento della Chiesa in generale – punto, questo è vero, molto discutibile – la Chiesa cattolica sostiene tutta una serie di attività di promozione sociale che si sostituiscono di fatto e quasi interamente allo Stato, dando vita ad una assistenza sul territorio che sarebbe altrimenti più che gravosa per lo Stato Italiano.
Allo stesso modo, la presenza di istituti scolastici religiosi, che peraltro non supera il 5-7% dell’apparato scolastico italiano, salvo il 30% per le scuole materne, secondo un rapporto del Miur di pochi anni fa, permette allo Stato di risparmiare, pur concedendo un contributo pubblico, una spesa ben maggiore (circa 5 miliardi l’anno) rispetto a quella che le casse statali dovrebbero sostenere se ogni studente scegliesse di frequentare la scuola statale e non la scuola privata (qui il Pdf).

Ho cercato di rivedere quasi uno per uno i punti che Carlo Troilo ha sollevato, cercando non di dare una verità assoluta, ma una prospettiva, senza dubbio diversa, che cercasse di riportare equilibrio al dibattito.
La materia dei rapporti Stato–Chiesa è stata ridotta fin troppo facilmente, a dir la verità, ad un semplicistico quanto populistico catalogo di presunti privilegi. Se poi si volesse dar vita ad una revisione dei Patti Lateranensi, e se ne può parlare, sicuramente lo spirito non sarebbe quello giusto.

Replica di Carlo Troilo

Il blogger Carlo Maria Martino replica al un mio articolo sulla necessità di rivedere il Concordato. Lo ringrazio perché le sue critiche sono cortesi e dialoganti. Non potendo rispondere sui singoli punti per ragioni di spazio, mi limito a pochi aspetti. 1) Ammesso che Marino avesse “millantato credito” (fra l’altro, se non sbaglio, il sindaco aveva detto di essere stato invitato dalla Diocesi di Philadelphia, non dal Papa) Bergoglio non avrebbe dovuto trattare come uno straccione il sindaco della Capitale d’Italia, specie in un periodo in cui Roma sopporta l’onere di un anno di Giubileo (senza il vantaggio dei lavori cui accenna Martino). E sorvolo sulla vicenda un po’ macabra del tour di padre Pio. 2) L’8 per mille è volontario, ma il fatto che vadano comunque alla Chiesa cattolica quasi tutti i soldi di chi non ha scelto una confessione religiosa piuttosto che l’altra è indecente; 3) il fatto che il cardinale Bertone ristrutturi la sua casa con i soldi destinati ai bambini malati non c’entra – in senso stretto – con il Concordato, ma forse questo Stato Vaticano a cui l’Italia dà tanto, se vuole continuare a godere di questi benefici, dovrebbe “darsi una ripulita”, e non solo a parole (è di oggi la notizia di un altro Monsignore finito ai domiciliari per un affare di trenta milioni di euro). L’importante, alla fine, è che anche Martino non escluda la possibilità di rivedere un Concordato. Cordialmente. Carlo Troilo.