Ricollocamenti ancora molto indietro, rimpatri insufficienti, Italia lenta sugli hotspot. La Commissione Ue fa i conti sulla gestione dei migranti presenti in territorio europeo, sottolineando le lentezze insite nel sistema, le resistenze dei Paesi chiamati a rispettare gli impegni presi, e riservando a Roma il bastone ma anche una carota: l’esecutivo ha annunciato la modifica del programma di fondi strutturali 2007-2013 Sicurezza per lo sviluppo, ridirezionando sino a 124 milioni di euro” per “cofinanziare le misure intraprese dall’Italia per salvare i migranti in mare”.

Ricollocamenti, 279 effettuati su 39.600 – “Nonostante il fatto che i ricollocamenti dall’Italia siano iniziati alcune settimane prima rispetto alla Grecia, questi sono ancora molto indietro rispetto” all’obiettivo dei 39.600 rifugiati in due anni, si legge nel rapporto dell’esecutivo comunitario sull’attuazione delle misure per l’emergenza migranti in Italia: finora dal nostro Paese sono stati ricollocati solo 279 migranti, con 200 richieste pendenti rimaste tuttora senza risposta. “Il basso tasso” di ricollocamenti, però, “è largamente dovuto ai limitati arrivi di migranti” in possesso dei requisiti per beneficiarne.

Rimpatri, 14mila nel 2015. “Ma ancora insufficienti” – “L’Italia ha compiuto oltre 14mila rimpatri di persone che non avevano diritto all’asilo nel 2015 e ha partecipato a 11 voli Frontex congiunti di richiedenti asilo respinti”, ma “questo resta insufficiente nel contesto di oltre 160mila arrivi” nello scorso anno. Se le strutture di ricezione sono “già ampiamente sufficienti” per i richiedenti asilo da ricollocare, si legge nel rapporto, sono invece “evidenti gravi carenze” di sistemazioni pre-rimpatri con solo 420 posti.

Hotspot, Italia lenta. Ma quelli operativi funzionano – Lo sviluppo degli hotspot in Italia “è lento”, “due sono pienamente operativi (a Lampedusa e Pozzallo), un terzo (a Trapani) sarà pienamente operativo quando gli ultimi lavori di ristrutturazione saranno completati. I lavori vanno urgentemente completati a Taranto. I piani per gli hotspot di Augusta e Porto Empedocle devono ancora essere ultimati; una decisione che li riguardi è essenziale alla luce del probabile aumento dei flussi migratori durante il periodo estivo”.

Ma, scrive ancora la Commissione, “i due hotspot operativi (Lampedusa e Pozzallo) hanno raggiunto il 100% del tasso di registrazione delle impronte digitali nei recenti sbarchi. La proporzione di impronte dei migranti registrate è salita significativamente dal 36% del settembre 2015 all’87% del gennaio 2016. Una volta che saranno pienamente operativi e dotati di tutti gli strumenti, gli hotspot italiani secondo le previsioni avranno la capacità di prendere impronte a 2.160 migranti al giorno, molto al di sopra della media degli arrivi a gennaio”, prosegue il testo. E’ il modo scelto dalla Commissione per sottolineare come fino all’apertura degli hotspot voluti da Bruxelles l’Italia avesse fatto poco e male per registrare i migranti approdati sulle sue coste.

Sistema europeo d’asilo, monito all’Italia – L’Italia, poi, figura tra i 7 pesi cui la Commissione ha dato un ultimatum perché adottino le norme del sistema europeo di asilo, avvertendoli che se non lo faranno saranno denunciati alla giustizia europea. I sette Paesi sono Germania, Estonia, Slovenia, Francia, Grecia, Italia e Lettonia. La segnalazione è avvenuta in relazione a nove casi di violazioni, legati all’informazione alla Commissione delle misure nazionali adottate in merito alla direttiva sulle procedure d’asilo. La Commissione ha anche ricordato di aver già avvisato i Paesi lo scorso settembre in merito. Ora i sette Stati hanno due mesi per rispondere alla Commissione.

Avramopoulos: “Italia e Grecia accelerino la registrazione” – “Grecia e Italia devono garantire urgentemente che tutti i centri di registrazione siano operativi”, tuttavia sembra che il lavoro dei due Paesi “stia accelerando, il che è un segnale positivo”, ha detto il commissario europeo alle Migrazioni e Affari interni, Dimitris Avramapoulos.

Residenza ai rifugiati, secondo passo della procedura di infrazione – Arriva il secondo passo della procedura d’infrazione aperta a luglio 2013 contro l’Italia perché non ha notificato le misure con cui ha trasposto la direttiva del 2011 sui ‘residenti di lungo periodò che estende le regole per prendere la residenza anche ai rifugiati. In base ad esse, chi ha l’asilo può acquisire la residenza permanente esattamente come i cittadini dei Paesi terzi, dopo cinque anni di soggiorno legale. Bruxelles ha inviato la ‘lettera di messa in morà anche a Francia, Grecia, Lettonia e Slovenia per la stessa mancanza.