E’ il simbolo assoluto del lusso. Una storia d’amore che coinvolge tutti, star e persone comuni senza distinzione, e che dura da quasi due secoli. Ma, in principio, è anche l’avventura di un ragazzino che nel 1835, all’eta di 14 anni, lascia il suo paesino sulle montagne dello Jura, per arrivare due anni dopo, dopo un lungo viaggio a piedi, a Parigi. Fondando la maison che ancora tutti sognano. La sua boutique, all’inizio piccolissima, diventerà nel tempo il rendez-vous dell’élite mondiale.

Lui è Louis Vuitton e al suo mito, alle sue creazioni da viaggio e al culto che si respira attorno alla sua dinastia, è destinata la mostra Volez, Voguez, Voyagez di scena al Grand Palais di Parigi fino al 21 febbraio (l’ingresso è gratuito). Un’esposizione per nulla sfacciata, ma che fa dell’eleganza un plus, disegnata e concepita con piglio brillante e minima+lista dal regista Robert Carsen e che si svolge attraverso nove capitoli. L’apertura della mostra si apre con il simbolo assoluto della maison Vuitton: un antico baule. Oggi un’icona senza tempo, che già all’epoca lasciava prevedere quali sarebbero diventati i codici emblematici della maison e che già incarnava lo spirito anticonformista del suo creatore. E’ il 1875 quando realizza il primo baule armadio verticale, con ogni parte interna progettata, sancendo il successo definitivo di un’azienda all’epoca specializzata unicamente nel viaggio.

Tutti i particolari dei suoi bauli mostrano un’ingegnosità che ancora oggi lascia di stucco, con particolari che fanno sorridere e che ci proiettano nel lusso e nel vivere aristocratico di un tempo: basti pensare ai bauli o alle valigie che si trasformano in letti, in scatole di diamanti o ancora in biblioteche o in mensole per la degustazione del caviale. La mostra presenta quasi tutti gli oggetti e i documenti del patrimonio Louis Vuitton, nonché una selezione di pezzi prestati dal Palais Galliera, Musée de la Mode della città di Parigi. La sezione dedicata al savoir-faire chiude invece la mostra. L’esposizione segue passo passo tutte le invenzioni iconiche legate al mondo del viaggio e portate avanti, dopo la morte di Louis Vuitton, da suo figlio George e dal nipote Gaston-Louis. Ci sono così le creazioni per le lunghe crociere oceaniche, ma anche dei piccoli bauli studiati appositamente per l’invenzione dell’automobile. E non solo: le passeggere aristocratiche e alla moda dell’epoca necessitavano di una borsa di piatta di cuoio marocchino tra le braccia; la sua forma semplice conservava gli oggetti che dovevano essere facilmente reperibili, dai guanti, alle stole alle boccette.

Era il preludio alla borsetta a mano che fiorirà poi nel XX secolo. La mostra stacca poi il biglietto per il cielo con una stanza interamente dedicata ai bauli e alle borse adatte ai viaggi in aereo e poi corre lungo i binari delle stazioni; è il 1848 quando le ferrovie accompagnano il mondo verso nuove abitudini e anche lo stile Vuitton cede il passo a bauli e a borse più piccole con bauli da cabina. Glamour e scintillante la stanza dedicata alle stelle sui bagagli e a i bauli per le stelle: guardaroba famosi trovarono rifugio in bauli dove i cassetti foderati in velluto portano ancora oggi il ricordo di Greta Garbo, Katherine Hepburn o Lauren Bacall.

Curiosa infine la stanza della musica: i clienti più esigenti della maison hanno sempre avuto la possibilità di commissionare ordini speciali al servizio dei propri scopi: bauli doccia, bauli altare, bauli per sigari; in ogni circostanza Louis Vuitton ha abbinato l’ambizione del viaggiatore alle sue esigenze con la stessa competenza. Gli strumenti musicali sono gli elementi più vulnerabili da far viaggiare: che si tratti di un violino o di una bacchetta da direttore d’orchestra Louis Vuitton è riuscito a creare l’impossibile. “Tre anni fa un cliente cinese mi ha chiesto – spiega l’erede della maison Patrick Louis Vutton – di poter vedere la televisione in tutto il mondo e di poter bere un caffe con quattro persone. Io gli ho dunque confezionato una borsa con incastrato dentro uno schermo, un ricettore, un lettore dvd e una macchina per l’espresso”. Viaggiare non è mai stato così à la page.