Grillo 3 675

L’improvviso e improvvido voltafaccia di Beppe Grillo sulle unioni civili desta sconcerto, rabbia e delusione. Si tratta infatti di una scelta assolutamente sbagliata e non giustificabile. Innanzitutto per motivi di metodo. Stravolgendo il voto avvenuto in rete, Grillo viola in modo palese gli statuti fondamentali del Movimento, riducendo quello che è un momento democratico organizzato e partecipato a una farsa ridicola. Forse da un comico non ci si poteva aspettare di meglio, ma stavolta non fa proprio ridere.

Ancora peggio poi se andiamo a vedere il merito dello sciagurato editto grilliano. Lasciando la “libertà di coscienza” sulla proposta Cirinnà  si contravviene a un elementare principio di civiltà e, aprendo la strada all’impossibilità delle coppie di fatto (etero- od omosessuali) di adottare i figli avuti in precedenza da uno dei due partner, si colpisce a fondo la famiglia, intesa come comunità di vita e di affetti al di là dell’immagine sclerotizzata che ormai solo pochi residuati di cattolicesimo integralista e i più o meno furbi politici che contano di ricavarne un profitto elettorale continuano a propagandare e a sostenere alle spese di tutti gli altri.

Tra tali furbi politici dobbiamo a questo punto annoverare anche una parte, indubbiamente quella peggiore, del Movimento 5 stelle. Fra l’altro il voltafaccia grillesco ha avuto il terribile difetto di cavare le castagne dal fuoco a Renzi che potrà a questo punto addossare al Movimento la mancata approvazione di parti qualificanti sulla legge sulle unioni civili, oltre che di rendere un servigio davvero inaspettato ad Alfano.

Un disastro totale, insomma, da vari punti di vista. Ma come si è potuto arrivare a tanto? Al di là della specifica, per quanto importante, questione, si intravede dietro il voltafaccia un tentativo quanto mai sciagurato, quello cioè di snaturare il Movimento 5 stelle, nato come sacrosanta reazione alla partitocrazia ma suscettibile di evoluzione positiva sul piano di una critica  complessiva alla società capitalistica con le concrete caratteristiche che ha assunto in Italia e di promozione di una partecipazione democratica di livello superiore per sconfiggere le oligarchie politiche ed economiche che stanno distruggendo il nostro Paese.

Secondo questo progetto, il cui lucido promotore ben più del generoso ma sempliciotto Grillo, pare essere il furbo stratega Casaleggio, ben più omogeneo a determinati ambienti padronali e finanziari, il Movimento, abbandonata ogni pretesa di radicalità, anche al di là della vexata quaestio sulla sua natura di sinistra o meno, dovrebbe in sostanza assumere tutte le compatibilità del sistema, anche quelle di natura più prettamente ideologica per diventare una sorta di Partito della nazione uguale e speculare e solo apparentemente in opposizione al Pd di Renzi e soci. Proprio il contrario di quello che ci vorrebbe e cioè lo schieramento senza compromessi su determinati contenuti senza accontenarsi della melensa riproposizione dell’onestà tout court che di per sé, come ho notato in altra occasione, è del tutto insufficiente e alla lunga stanca.

Addio definitivo alle speranze a Cinquestelle, quindi? Da inguaribile ottimista non credo. La forte e sacrosanta protesta che si è avuta in rete all’annuncio dell’editto grillesco sulla “libertà di coscienza” indica che il Movimento 5 stelle non è un bluff ma una comunità che deve andare avanti e qualificare sempre più la propria proposta politica per renderla sempre più utile per chi vuole cambiare questo Paese senza rassegnarsi al dominio delle oligarchie. Ci si augura, fra l’altro, che il Direttorio dei Di Battista e Di Maio sappia raccogliere nel modo adeguato la giusta indignazione della base, smentendo clamorosamente chi li vede nelle vesti di zerbinotti dei capi non eletti e non controllabili, il duo Grillo-Casaleggio, che ha ormai fatto il suo tempo e che sarebbe proprio ora di mandare definitivamente a riposo.

Al di là delle diatribe su questo e quel personaggio va compreso, sul piano dei principi, che il giusto rifiuto di ideologie fossilizzate non significa assenza di valori: per essere in grado di presentarsi  come credibili alla guida del Paese vanno chiarite una volta per tutte alcune inammissibili ambiguità a partire da quelle relative al giudizio sull’antifascismo, sulla Costituzione repubblicana, sui diritti dei lavoratori, sull’eguaglianza fra i cittadini e sulla laicità.