Non so, in tutta onestà, se siano state peggiori le plimalie di Milano o chi, ad esempio il buon Michele Serra su Repubblica ieri, le ha addirittura elette a esempio di democrazia. Il segretario milanese del Pd se l’è presa col Fatto, tacciandoci di razzismo. Ohibò, che bell’ardire. Lo ringrazio, ma il razzismo c’entra meno di niente: le flotte di cinesi erano ai seggi dalle 8 di mattina col bigliettino e le istruzioni su come votare, e dire (come è vero) che “i cinesi erano solo il 4%” non cancella l’evidente malcostume. Oltretutto Sala fino a ieri faceva parte del centrodestra, notoriamente poco aperto a stranieri e immigrati, e non si capisce perché di colpo i cinesi avrebbero dovuto avvertire questo colpo di fulmine per il rutilante Mister Expo.

La vittoria di Sala sancisce un ulteriore passo di Renzi verso il (già nato) Partito della Nazione. Del resto lui stesso ha detto che è inutile fare gli schifiltosi coi voti, infatti ha già imbarcato deluchiani, cuffariani e verdiniani (eccetera). Se possibile trovo però ancora più sconfortante l’ennesimo harakiri della sinistra. Un harakiri che ha tante sfaccettature. C’è chi l’harakiri lo ha subito e chi lo ha voluto. Come lo scaltro Pisapia, che ha sabotato Majorino (in corsa da giugno) appoggiando la Balzani e spezzando così in due la maggioranza che avrebbe sconfitto Sala. L’obiettivo di Pisapia? Costituire “l’ala sinistra di Renzi”. Il solito gioco delle parti, che vede cornuti e mazziati i soliti elettori di sinistra: quella vera, o almeno verosimile. E adesso? Milano dovrà scegliere tra tre candidati di centrodestra: Sala, Parisi e Passera. Uno scenario esaltante.

Per tutti coloro che non si riconoscono in questa lotta avvincente tra programmi pressoché identici (appunto: Partito della Nazione), si aprirebbe un’autostrada. Non vedo però bolidi pronti a percorrerla a tutta velocità, e il rischio Liguria – “Tra i due litiganti il Toti gode” – è più che concreto. Civati poteva candidarsi, ma è già ripartito con un’altra tapioca prematurata (a sinistra) delle sue: quando c’è da fare il passo decisivo, lui marca puntualmente visita. Il M5S ha scelto un nome che conoscono in sei e che, oltretutto, pare piacere a Grillo ma non a Casaleggio: zero chance di vittoria finale. Basterebbe un nome trasversalmente condiviso e in grado di piacere anche ai moderati, per mettere in difficoltà Sala (cioè Renzusconi). Per dire: Ferruccio De Bortoli. Sarebbe un nome perfetto per Milano e in tanti lo voterebbero di corsa. Ma la sensazione è che Tafazzi, l’alleato migliore del Pacioccone Mannaro di Rignano, trionferà anche stavolta. Che dire? Complimenti a tutti.