“Quel lago del lago di Como non è poi così tranquillo” disse l’allora procuratore capo di Milano, Edmondo Bruti Liberati, presentando l’operazione della Dda “Metastasi” che portò a Lecco all’arresto di dieci persone tra cui due politici locali. Oggi il pm Bruna Albertini al termine della sua requisitoria ha chiesto 20 anni per Mario Trovato, 8 per Marco Rusconi, già sindaco Pd di Valmadrera (Lecco) e la trasmissione degli atti in Procura perché indaghi sulla testimonianza del sindaco di Lecco, Virginio Brivio, e di altre quattro persone. Di Brivio, che non era stato indagato, il giudice per le indagini preliminari scrisse che il “suo comportamento era allarmante”. Per le ipotizzate infiltrazioni della ‘ndrangheta nella politica lecchese il magistrato della Dda ha chiesto la condanna di tutti i 17 imputati.

Il magistrato ha chiesto anche 14 anni per Antonello Redaelli, 61 anni, tassista di Valmadrera, mentre per Saverio Lilliu, muratore di Lecco, il Pm ha chiesto 11 anni. Secondo la pubblica accusa, l’ex sindaco di Valmadrera Marco Rusconi va ritenuto colpevole di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio nell’ambito della procedura di aggiudicazione del lido di Paré. Il pm ha chiesto inoltre 13 anni per Antonino Romeo, 12 anni per Massimo Nasatti, entrambi ritenuti dagli inquirenti affiliati alla cosca Trovato; e ancora, 7 anni per l’impresario edile di Pescate Claudio Crotta, accusato di riciclaggio e di aver pagato una tangente per far modificare il Pgt.

“La trasmissione degli atti alla procura da parte del pubblico ministero del processo Metastasi sulla testimonianza del sindaco di Lecco Virginio Brivio, esponente del Pd, apre scenari inquietanti. L’ombra della falsa testimonianza – dice Paolo Arrigoni, senatore lecchese della Lega Nord – è gravissima. Ricordiamo che parliamo di un processo per 416-bis, associazione a delinquere di stampo mafioso: Brivio rassegni subito le proprie dimissioni. Lecco merita un sindaco senza macchia, i lecchesi non possono più accontentarsi di auto assoluzioni e non possono essere amministrati da un sindaco sul quale gravano sospetti pesantissimi”.

Nel processo celebrato con il rito abbreviato, lo scorso aprile, era caduta l’accusa di associazione mafiosa contestata a tre imputati. Il gup di Milano Arnaldi nel condannare gli imputati, tra cui l’ex consigliere comunale di Lecco Ernesto Palermo aveva riqualificato l’accusa in associazione per delinquere. A processo con rito abbreviato figuravano l’ex consigliere Palermo e altre due persone ritenute affiliate dalla Procura, Claudio Bongarzone e Alessandro Nania. A tutti e tre veniva contestata l’associazione di stampo mafioso (art. 416 bis codice penale), ma il gup con la sentenza l’aveva riqualificata in associazione per delinquere semplice.