Caro Vincenzo, ti scrivo per distrarti un po’ dall’ingorgo giudiziario nel quale un’annosa separazione ti ha infilato. Ti scrivo sì, diciamolo pure, per solidarietà, per empatia personale, sono anche io madre, separata, di due figli adolescenti, età difficile.

Ti ho conosciuto diciotto anni fa, patron della Moby Lines, servizi di collegamento con la Sardegna, trasferivi la tua passione di lupo di mare alla Vela. Mio fratello faceva parte del tuo team, allora amatoriale, di Mascalzone Latino. In Sardegna c’erano le buone condizioni di vento per gli allenamenti. Mio fratello mi invita per una spaghettata nella casa che avevi messo a disposizione dell’equipaggio. Tratto distintivo del tuo carattere: simpatia immediata, visceralmente napoletano, cuoco provetto (cucinavi te per loro un sciuè, sciuè con pecorino sardo) semplicemente adorato da tutti, una specie di padre a(r)matore.

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Cambia il vento, cambia il luogo. Capri, due anni dopo, Mascalzone Latino sta diventando un top team a livello mondiale e si prepara alla sfida di Coppa America (la prima nel 2003, la seconda nel 2007). Posso dire che da napoletana (e non ero la sola) ho fatto il tifo per te dalla prima ora, hai regalato alla città il sogno del riscatto, eri il Maradona della Grande Vela. Ti incontro per un’intervista e a bordo c’è lei, Lara Ciribì, la tua fidanzata.

Tratto distintivo del tuo carattere: il tuo opposto d’impatto, non simpatica ma determinata. Nel nostro pour parler interveniva senza essere interpellata, già sgomitava per un suo ruolo dominante. Già parlava di una linea d’abbigliamento velico, da lei disegnato. Ricordo di aver letto che il tuo team durante le prove di Coppa del Mondo non voleva donne a bordo, lei ci voleva essere a tutti i costi. Scaramanticamente non portano bene – dicevano. A distanza di anni, dargli torto? Ingorda, insaziabile, bulimica di vita, aveva una maniera tutta sua d’imporsi.

Il resto è cronaca giudiziaria di questi giorni. Googlo, il nome di Lara, nella prima foto ostenta un seno “prepotente”, fresco di lifting. Leggo su Oggi il pezzo del direttore Umberto Brindani con dovizia di particolari. L’accusa che lei ti ha mosso è semplicemente infamante: violenze su di lei e sulle figlie minoriIl tribunale americano ha smantellato la sua accusa, pezzo dopo pezzo, hanno ritenuto invece lei responsabile di abusi e maltrattamenti sui figli e condannata a 12 mesi di reclusione poi convertiti in libertà vigilata per aver dichiarato il falso. Giustizia è stata fatta (almeno per il momento) e i tre figli ritornano a te, affido in via esclusiva.

Lara è a Milano, ha un permesso speciale dai giudici americani di 3 giorni per le sue pratiche di divorzio, ma ad una condizione, divieto assoluto di contattare i figli. In America si chiama Pas, Sindrome di Alienazione Parentale. In Italia, boh? Non sanno cosa sia. Invece durante la notte le figlie di 14 e 12 anni scappano e raggiungono la madre. Scopri della fuga sollevando le lenzuola e trovandoci sotto dei cuscini che formavano le loro sagome. La fuga, secondo la tua ricostruzione, è stata organizzata dalla madre, a mo’ di telefilm americani.

Cosa augurarti, Vincenzo, buona giustizia. In Italia non dovrebbero fare altro che confermare il verdetto americano e invece le figlie tenute sotto controllo dallo psicologo vengono per il momento allontanate anche da te: potrebbero ritentare la fuga. Aspettando che una giustizia “giusta” sia fatta anche da noi, vento in poppa. Sempre.

twitter @januariapiromal