È il principale museo italiano, ospita quasi 2 milioni di visitatori all’anno. Un gioiello che ci invidiano in tutto il mondo. Eppure agli Uffizi di Firenze non ci sono abbastanza custodi. E così, soprattutto durante i festivi, alcune opere rimangono nascoste agli occhi dei turisti, che si trovano davanti a spazi off-limits. Nelle ultime domeniche è accaduto regolarmente: il 31 gennaio, per esempio, erano chiuse le 6 sale gialle, con le opere del Seicento fiorentino e senese, e le sale di Ademollo, mentre sette giorni prima era toccato al gruppo delle sale blu, dedicate agli artisti stranieri, e le due sale Allori e Vasari.

Un copione che si ripete spesso e da tempo, più volte segnalato dai sindacati. Anche perché negli ultimi anni il museo è cambiato giorno per giorno e, grazie ai lavori dei Nuovi Uffizi, la galleria è diventata sempre più grande, con un’area espositiva che da 6mila è passata a 15mila metri quadrati. Un ampliamento che però non è andato di pari passo con l’aumento del personale, appena sufficiente a coprire due turni. Ma va considerato anche un altro fattore: nel corso di un anno, un lavoratore non può essere impegnato per più di un terzo dei festivi, durante la domenica è facile quindi andare sotto la soglia che garantisce l’accesso al pubblico in tutte le aree. In questo caso, i turisti, pur con il biglietto in mano, sono costretti a rinunciare ad alcune sale e opere, in genere quelle ritenute dalla direzione “sacrificabili”. Non certo la Nascita di Venere di Botticelli, per intenderci. Quasi sempre un cartello appeso all’entrata li avvisa delle varie chiusure.

Quella del numero dei custodi è dunque una delle prime grane, insieme alle code, all’affidamento dei servizi esterni e alle misure anti-terrorismo, sulla strada del nuovo direttore Eike Schmidt. Il manager, dopo aver passato la selezione pubblica prevista dalla riforma Franceschini, da alcune settimane ha preso in mano la gestione del museo. “In soli due anni – ha scritto in una nota, rispondendo alle polemiche sollevate dai sindacati per le sale chiuse a gennaio – tra il 2011 e il 2013 le sale sono aumentate di 56 unità, mentre altre 24 sono state riallestite e oggi sono visitabili. Tutto ciò è avvenuto senza che, a questo, corrispondesse un adeguamento della consistenza del personale impiegato”. Schmidt preferisce vederla da un altro punto di vista: “Rispetto a quattro anni fa, le scorse domeniche non ci sono state 10 sale chiuse, bensì 46 in più aperte”.

Intanto, in agenda ha già un incontro con i delegati. Si discuterà, tra le altre cose, di come ridurre al minimo questi disservizi. “Bastano una malattia, un’influenza, o un paio di persone in congedo a fare entrare in crisi il sistema”, spiega Enzo Feliciani della Uil. “Se si restaurano 40 sale, bisogna pensare anche a nuovo personale. E invece non è stato fatto. Ora poi è un periodo di poca affluenza, ma la primavera e la Pasqua porteranno il boom di visite e occorre garantire un’apertura continua”. Sul piede di guerra c’è anche il sindacato autonomo, Confsal Unsa-Beni culturali, che nell’ultimo mese ha segnalato, una a una, le varie sale chiuse e ora, attraverso il segretario regionale Learco Nencetti, chiede al direttore una verifica interna. Mentre la Cgil pone l’accento sulle carenze tecnologiche. “Gli Uffizi – è convinta Giulietta Oberosler – si devono dotare di strumenti passivi per la difesa delle opere: vetri antisfondamento e sistemi di comunicazione efficienti. Invece siamo ancora qui con vecchie radioline”.

Nel 2015 i capolavori di Leonardo, Botticelli, Michelangelo e Caravaggio hanno attirato oltre un milione e 970mila persone, con un aumento del 2%. Cifra che mette gli Uffizi, ancora una volta, in cima alla top ten dei musei italiani più visitati, e al terzo posto in quella dei siti culturali, dopo il Colosseo e gli scavi di Pompei. Oggi la Galleria è molto diversa da come appariva dieci anni fa. È stato aperto un intero piano e le sale sono più di cento. Ma i lavori non sono finiti, e presto ponteggi e cantieri lasceranno spazio a nuove aree espositive. Quindi, conti alla mano, se il Ministero non si occuperà della questione della mancanza del personale, il problema potrebbe ripetersi sempre più spesso. E i visitatori rischieranno di trovarsi davanti a Uffizi dimezzati.

*modificato da redazione web alle 19.20 dell’8 febbraio 2016