Il presidente del Senato Pietro Grasso è in attesa. Tra una manciata di giorni rischia di perdere uno dei suoi collaboratori più fidati: Rosario Salvatore Aitala, il suo consigliere giuridico per gli affari internazionali. Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è infatti orientato a chiedere che torni a fare il magistrato dopo essere stato fuori ruolo per oltre dieci anni. Ma lui non è d’accordo. E anzi chiede di poter restare ancora lontano dalle aule giudiziarie per completare l’incarico. E non abbandonare Grasso nel pieno della legislatura.

FUORI AULA I casi come quello di Aitala, cioè di magistrati lontani dalle aule di giustizia e dislocati in caselle strategiche nel sistema politico-istituzionale, sono tanti. Ma il suo è davvero particolare: avendo alle spalle meno di cinque anni di anzianità è stato ciò non di meno collocato fuori ruolo la prima volta nel 2003 presso la Commissione europea in Albania. Terminato l’incarico è passato nel 2008 a svolgere quello di consigliere giuridico a Kabul fino al 2010. Confermato fuori ruolo ha assunto poi l’incarico di consigliere del ministro degli Affari esteri prima di approdare a Palazzo madama come consigliere del presidente Grasso. Che a tal punto lo ritiene indispensabile da aver scritto al Csm per sollecitarne la conferma nel gabinetto di Palazzo Madama.  

GRAN LAVORO Inutile dire che il caso sta dando molto da fare a Palazzo dei Marescialli, che ha a che fare con una pratica che chiama in causa il rispetto della legge, ma anche la doverosa osservanza del principio di leale collaborazione con altri organi costituzionali, qual è il Senato della Repubblica. Per ora, in attesa che il plenum di mercoledì si pronunci, la partita si è conclusa in commissione con una maggioranza a favore di una ligia applicazione della legge del 2012 che prevede che i magistrati possano usufruire del fuori ruolo al massimo per 10 anni. Nel caso di Aitala il termine è già scattato e da tempo: ben  12 anni e 9 mesi. L’ultima conferma del fuori ruolo che gli ha consentito di arrivare al Senato nel 2013 è stata adottata quando gli mancavano appena 20 giorni per raggiungere il limite dei dieci anni.

VERSO IL RITORNO Ma non tutto è perduto: proprio il primo incarico, quello svolto in Albania non sarebbe computabile ai fini del termine decennale, almeno stando all’interpretazione che ne dà l’interessato. Soprattutto sulla scorta di diverse altre delibere del Csm che, in passato, hanno autorizzato incarichi analoghi a quello che lo stesso Aitala ha avuto a Tirana senza per questo richiedere la disposizione fuori ruolo. Circostanze che a questo punto consentirebbero di non determinare pregiudizio, a metà legislatura, alla funzionalità degli uffici del presidente del Senato. E quindi “conferire continuità  – scrive Aitala nella nota inviata al Csm accompagnata da una missiva sottoscritta da Pietro Grasso – all’attività di strettissimo ausilio e collaborazione da me svolta nei riguardi della seconda carica dello Stato”. La commissione che ha istruito la pratica ha prodotto due proposte di delibera. Una che ha incassato quattro voti a favore, uno contro e un’astensione, si è espressa per il rientro nei ruoli della magistratura di Aitala. L’altra, sostenuta da un solo consigliere, chiede di consentire il prolungamento dell’incarico al Senato.

SABELLA IN ATTESA Mercoledì la decisione del plenum del Csm. Che affronterà, assieme a questo, un altro caso spinoso. E che ha a che vedere con un’altra richiesta, questa volta del ministro della Giustizia Andrea Orlando. Riguarda Alfonso Sabella, che si è preso l’aspettativa dopo la fine dell’esperienza da assessore alla Legalità nel comune di Roma: ora vorrebbe collaborare con la Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti. Solo che una recente circolare del Csm prevede che sia autorizzabile un unico incarico per ciascuna commissione. E il ruolo, in questo caso, è stato già coperto. Ma c’è di più: a perorare la richiesta è stato anche il presidente della Commissione di Palazzo San Macuto, Gennaro Migliore che, in una missiva del 21 dicembre, individuava proprio in Alfonso Sabella il profilo più idoneo a spulciare atti di indagine come quelli di Mafia Capitale o le risultanze investigative legate all’affidamento del Cara di Mineo. Non poteva sospettare, Migliore, che di lì ad un mese sarebbe stato promosso sottosegretario alla Giustizia.