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“Ha la pressione un po’ alta. Mandatelo dallo psichiatra”. Messa così potrebbe essere una frase che si incontra in qualche racconto russo à la Gogol. O in una pièce del teatro dell’assurdo. Solo geni del paradosso come Samuel Beckett o Eugène Ionesco sarebbero stati capaci di dare forma all’improbabile. Ma c’è un mondo più o meno parallelo, più o meno separato dove un frase del genere diventa attuale e vera. Perché questo è quello che è successo a un maresciallo dell’Esercito, uno che non immagineresti su un palcoscenico a riflettere, come fa il signor Smith nella Cantatrice Calva: “C’è una cosa che non capisco. Perché nella rubrica dello stato civile viene sempre indicata l’età dei morti e mai quella dei nati? È un controsenso”.

Il maresciallo luogotenente Santo Giuseppe Silvestri una mattina si è svegliato con la pressione un po’ alta e a mezzogiorno si è ritrovato suo malgrado proiettato in una dimensione paradossale con in mano un foglio di viaggio da Palermo a Messina. Destinazione l’ospedale militare. Motivazione: “assistenza sanitaria”.

In un racconto di Ionesco può essere che uno vada all’ospedale per prendere il tè, ma in un mondo normale uno ci va proprio per essere assistito sanitariamente. Silvestri con questo foglio di viaggio in mano si domanda, come avrebbe fatto chiunque, quale fosse la ragione di questa visita all’ospedale. Chiede lumi e il foglio di viaggio viene prontamente sostituito con un altro. Nuova motivazione: “visita specialistica”. Ah, adesso è tutto più chiaro. Ma quale specialista avrebbe dovuto vedere il Silvestri? Forse un otorinolaringoiatra? Un ortopedico? Un oculista? Finalmente, nel tardo pomeriggio e solo dopo aver presentato una richiesta scritta, il nostro maresciallo viene a sapere che dovrà sottoporsi a visita psichiatrica.

Visita psichiatrica. Proprio così. Altro che Gogol, Beckett o Ionesco. Chi ha scritto questo copione al 46° reggimento trasmissioni di Palermo meriterebbe un Nobel per la letteratura o per lo meno un Goncourt per l’immaginazione. Il maresciallo Silvestri è militare da decenni, è rispettoso della disciplina e delle gerarchie come dovrebbe un buon militare. Uno che ha sempre avuto “eccellente” nelle valutazioni, che è arrivato all’apice della carriera, è maresciallo luogotenente, con incarichi di responsabilità significativi. Per chiunque, ma per uno come lui in particolare, la visita psichiatrica è un dramma, un affacciarsi al buco nero dell’angoscia. Soprattutto uno straordinario abuso. Per cui è comprensibile che dopo essere stato visitato come un matto qualsiasi, torni a casa alquanto turbato. Anche perché il medico lo manda a sua volta alla Cmo (Commissione medico ospedaliera), una sorta di livello superiore per i casi più complicati.

L’invio alla Cmo può voler dire due cose, antitetiche: o che Santo Giuseppe Silvestri è davvero pazzo e deve essere riformato, oppure il medico di primo livello non può disobbedire ai probabili “consigli” che gli sono arrivati e non se la sente di dichiarare, come forse avrebbe dovuto, che Santo Giuseppe Silvestri è semplicemente normale, cioè non è pazzo.

Come vedete siamo in pieno Gogol, siamo totalmente nel mondo a una dimensione dell’arbitrio burocratico, nel dominio delle Anime morte. Dopo questo al Silvestri vengono dati dieci giorni di convalescenza in attesa della visita alla Cmo. Visita che avviene il 16 marzo 2015. Nel verbale della visita la diagnosi iniziale è “Allegata (?) ipertensione arteriosa da stress”. Faccio un inciso: cosa vuol dire qui “allegata”? Uno si sarebbe aspettato un “asserita” o “presunta”. Ma allegata proprio no. A meno che non sia una traduzione maccheronica di  “alleged” inglese.

Per questa “allegata” ipertensione la Cmo (dove ci stanno due tenenti colonnelli e un capitano, tutti medici) dà d’ufficio a Santo altri 45 giorni di malattia, non richiesti. Arriva fine aprile e un’ulteriore visita alla Cmo non è risolutiva. L’ipertensione è sempre “allegata” e naturalmente non c’entra nulla. Ergo, 54 giorni di convalescenza. Misteri della medicina legale: perché 54 e non 53? Oppure 58? Nella smorfia napoletana il 54 è ‘o cappiello. Quello dei matti, forse? Segreto militare.

Siamo a quasi cento giorni di riposo forzato. Naturalmente il maresciallo Santo Giuseppe Silvestri (che a questo punto, se non ha ancora strangolato nessuno non è Santo solo di nome) non sta con le mani in mano e presenta ricorsi a destra e a manca. Santo Giuseppe fa anche qualche denuncia. Ricorsi al Tar. Ma la storia è troppo complicata per raccontarla nel dettaglio. Presenta una richiesta di rapporto al Ministro della difesa. È una possibilità prevista dalle norme, precisamente dall’articolo 735 del testo unico regolamentare. La richiesta viene respinta dal comandante del reggimento (lo stesso che lo ha mandato alla visita psichiatrica). Motivazione: non si spiega perché il maresciallo voglia mettersi a rapporto dal ministro. Davvero? Non spiega? Se c’è una cosa in cui il maresciallo non sembra eccellere è la sinteticità. Per cui appare strano che sia in difetto nella esposizione dei motivi del rapporto. Tant’è che la richiesta di rapporto si compone di una quindicina di pagine a interlinea uno. Una piccola Divina Commedia, a volerla dire tutta. Secondo il comandante del reggimento, insomma, oltre settemila (sì, proprio settemila) parole non spiegano abbastanza. Questo articolo (fino a questo punto) è composto da 858 parole. Vedete voi.

Fatto sta che dopo tre visite alla Cmo, cento giorni di convalescenza immotivata (pagata, naturalmente, e qualcuno dovrà dire a chi dovrà essere addebitata la spesa) il nostro viene finalmente riconosciuto per quello che è sempre stato: perfettamente sano di mente e in grado di prestare servizio. Nel certificato finale alla voce “tratti di personalità” sta scritto: lievi note ansiose reattive. Mavvà. Solo a raccontarla questa storia a me sono venute furibonde note ansiose reattive. Se fossimo negli Stati Uniti, ma per fortuna non lo siamo, adesso staremmo a leggere di un’altra strage con decine di ammazzati.

Naturalmente Santo Giuseppe chiede un consulto e fa vedere a uno psicologo accreditato presso il Tribunale di Roma i test che gli fecero la prima volta, quando lo spedirono alla Cmo con diagnosi si “allegata” ipertensione ma con sotteso sospetto di pazzia. Conclusioni: “Dalle tre prove il Silvestri ha dimostrato tratti di personalità ben equilibrata e ben integrata nel sociale, non si evidenziano tratti depressivi o di ansia post traumatica. Presenta un buon rapporto con il proprio IO e con il mondo esterno, un’ottima affettività e socializzazione”. Insomma, sta meglio di circa il 90 per cento degli italiani. Chi l’avrebbe detto?

Cosa avrà fatto di così terrificante per meritarsi tutto ciò? Il nostro maresciallo aveva l’assurda pretesa, tipica di molti rompicoglioni, di fare il proprio lavoro secondo le regole e questo non piaceva a qualche capo ufficio che magari il lavoro non sapeva farlo. “Si deve scoprire un crimine che si adatti alla punizione e ricostruire la natura dell’internato per adattarla al crimine” scrive Erving Goffman in Asylums, una straordinaria analisi sociologica dell’istituzione totale, definita come luogo circondato da barriere permanenti tali da ostacolare la percezione da parte di coloro che non vi appartengono di ciò che avviene al suo interno, in primis manicomi e prigioni ma anche (non lo dico io, ma Goffman stesso) caserme. Sembra la nostra storia. Il tutto condito con l’abituale borbonismo burocratico all’italiana, lo scarico di responsabilità, e l’incompetenza che travolge persino il ridicolo.

P.S.:  Forse qualcuno avrà notato come questa storia avvenga al 46° reggimento trasmissioni di Palermo, lo stesso dove il caporal maggiore scelto capo Gerolamo Foti è stato punito per un taglio di capelli (ma in realtà perché faceva il suo mestiere di delegato Cocer) e dove una altro delegato Cocer, Domenico Bilello, è stato punito per aver denunciato che i militari in servizio all’Expo milanese dormivano per terra e in mezzo all’acqua. Diceva Poirot: “Una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, tre coincidenze sono una prova”.