Sarà che scrivo il mio blog su il Fatto, che sono molto critico con l’attuale governo, il suo leader e il partito di maggioranza, ma a volte mi scambiano per un pentastellato. Suggestione alquanto fantasiosa, visto che sono sempre stato di sinistra, ho votato Sel alle ultime elezioni, ho discusso anche aspramente con diversi esponenti del M5S (la deputata Giulia Di Vita mi ha bloccato, come un Gasparri qualsiasi, per uno scambio di vedute su Twitter) e non sono quello che si definirebbe un fan di Beppe Grillo. Ma posso anche capire la mente binaria di alcuni renziani (gay nello specifico), per cui o ami il presidente del Consiglio, o sei grillino. Tertium non datur. E pazienza se la realtà è un qualcosa di più complesso. Ma sto divagando.

Manifestazione per approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili

Il fatto è che, in virtù di tali apparentamenti, qualche militante del Pd viene a chiedermi ragione sui comportamenti del capo indiscusso (e sempre più scomodo) del MoVimento. Tanto ha fatto arrabbiare, ieri – e giustamente – la sua presa di posizione sulla libertà di coscienza riguardo le unioni civili. Affermazione grave e politicamente stupida. Grave perché, se si accusa Renzi di ignavia (e il Pd di fare l’occhiolino alle correnti omofobe che prosperano al suo interno), poi non puoi non rivolgere la stessa critica al comico. Stupida perché il M5S stava tenendo alta l’asticella dei diritti, stava definendosi come un partito con un’identità certa (almeno) sui diritti civili e, secondo un’impressione del tutto personale, aveva orientato su di sé una buona parte del voto Lgbt.

Adesso, se qualcosa dovesse andar storto, sarà facile per il Pd poter scaricare tutte le responsabilità sull’incoerenza grillina, i cui senatori si battono per salvaguardare il ddl Cirinnà e il capo rompe le righe. Della coerenza, in primis. Contenti loro… Ma la politica dovrebbe essere ben altra cosa: esser visionari, non certo dar prova di avere allucinazioni. Dimostrare di possedere una prospettiva, non andare in ordine sparso. È autorevolezza, non primadonnismo. In altre parole: Grillo ha tolto le castagne dal fuoco al Pd, ha rimesso in discussione tutto l’iter della legge e forse ha condannato i figli e le figlie delle persone Lgbt a non avere riconosciuti entrambi i loro genitori. Ha giocato sulla pelle di esseri umani che non hanno diritti. Ce ne ricorderemo, in cabina elettorale. E non solo.

Al di là della giusta nausea che quelle dichiarazioni hanno provocato tra gli uomini e le donne di buona volontà – mentre, guarda caso, stanno gioendo fascisti, spose sottomesse, cripto-froci (è una citazione, guardate The opposite of sex e capirete) di palazzo e altra varia sub-umanità – occorre tener conto di un paio di aspetti per capire come mai, in Italia, si arrivi sempre a un certo punto riguardo la questione Lgbt.

Il Pd si è trovato a dover legiferare sulle unioni civili dopo una sentenza della Corte Costituzionale, diversi pronunciamenti di tribunali e una condanna della Cedu. Insomma, questa legge andava fatta, ora e per sempre. Intanto nel mondo, tra Francia, Irlanda, Usa e altri paesi, si passava dal riconoscimento delle unioni di fatto alle nozze vere e proprie. Renzi, durante la sua candidatura alle primarie, disse che gli italiani non avrebbero capito per l’estensione del matrimonio egualitario. Meglio un istituto con un nome diverso, niente adozione, ma con tutti i diritti e le stepchild. Poi, siccome il Pd ha un approccio fondamentalmente omofobo – e voglio essere chiaro una volta per tutte, con tale affermazione: il Partito democratico con le sue azioni concrete dimostra che noi, in quanto gay e lesbiche, non abbiamo diritto alla pienezza del diritto, ma a una sua imitazione – da quelle parole si è passati a tutte le mediazioni del caso. Fino ad arrivare a un ddl che ci definisce come “non famiglie”, ma formazioni sociali specifiche, e che per stessa ammissione dei suoi difensori e creatori, è altra cosa rispetto al matrimonio. Nel mondo civile, invece, si fanno leggi per abbattere tali disparità. Trovate voi le differenze.

Se il militante renziano medio, per tornare all’apertura di questo articolo, sente il bisogno di chiedere a me spiegazioni sullo stato delle cose, se gay e lesbiche interne al Pd provano delusioni cocenti rispetto al mancato appoggio del M5S, se la salvezza (e le risposte) devono arrivare fuori dal partito che ha prodotto il ddl, forse abbiamo un problema e anche bello grosso. Ed è quello della mancanza di una volontà politica di rendere uguali le famiglie di gay e lesbiche con il resto delle famiglie italiane. Il dato politico è questo. Poi, mi rendo conto che le affermazioni di Grillo lo pongono sullo stesso piano di Renzi, con questa favola della libertà di coscienza e il permesso di rompere le righe all’interno dei rispettivi partiti. E ciò è destabilizzante per le rispettive tifoserie. Capire, per dem e grillini, di essere sostanzialmente simili, dopo anni di insulti, non deve essere bellissimo. Soprattutto se a renderli uguali è la mancanza di coraggio sulla questione Lgbt.