Dieci soluzioni pratiche per far fronte alla crisi di coppia provocata dalla fine della libido. E tra queste la sempiterna dea della prostituzione su strada e online. Farà parecchio discutere Sexout, sottotitolo L’arte di ripensare il sesso, scritto dal filosofo tedesco Wilhelm Schmid, in libreria grazie a Fazi editore dall’11 febbraio 2016. Perché il popolare autore di saggi d’impronta filosofica, libri che in Germania hanno raggiunto cifre di vendita incredibili, aveva già con “L’amicizia per se stessi” (Fazi, 2012) dato la stura ad un approccio di rilancio e sopravvalutazione del sé ben poco contemplativo come filosofia vorrebbe, ma parecchio pratico e materialistico.

Giocoforza che prima o poi sotto la lente d’ingrandimento di un signore che pare più un bon vivant che un accigliato e ossessivo kantiano arrivasse anche la crisi di mezza età, l’afflosciarsi del desiderio nella coppia che ha già vissuto l’apice della sfregola e che ora sotto le coperte o sbuffa come la Mondaini, o si dedica alla lettura della Gazzetta della Sport come Vianello.

E’ un fenomeno, quello dell’interruzione dell’attività sessuale, il cosiddetto “sexout” che “a parte chi si è appena innamorato, interessa quasi tutti”, spiega nell’introduzione Schmid. Situazione che si verifica con un timing paradossale proprio nell’epoca dominata dall’ossessione del sesso: “Diversamente da quanto vuole farci credere la moderna cultura del piacere, l’amore, divinizzato, non è come Dio, onnipotente, onnipresente e sempre disponibile”. Ed ecco la prima sorpresa. Di questo aspetto critico, di questo “sexout mai così epidemico”, di questa convergenza dei bisogni all’origine che diventa divergenza e polarizzazione, ne soffrono più gli uomini che le donne. I maschi, dice Schmid, vengono toccati alla radice della loro virilità, il sexout diventa knockout, non riescono a parlarne con gli amici, “soffrono in silenzio non amano parlarne”. Mentre le femmine “riescono a calmarsi parlandone con le amiche”.

La soluzione concreta del filosofo, che non si accontenta dell’elucubrazione tipica della sua categoria, spinge alla “riflessività” per uscire dal pantano, alla costruzione di una “condizione di nuova pienezza e rinnovata soddisfazione” attraverso dieci possibili ipotesi di risposta.

Ne citiamo alcune, quelle più ammalianti, convincenti e un tantino provocatorie. Si inizia dall’evergreen del “comprendere l’altro”. Per evitare il rischio di “pandizzazione”, la noia da divano, il rapporto tra “buoni amici” bisogna affinare “le capacità ermeneutiche”, ricominciare lo sviluppo dell’arte dell’interpretare e del comprendere meglio l’altro in una curiosa vertigine da scambio nella coppia. Per iniziare ad uscire dalla crisi da sexout bisogna usare l’“ironia, la creatività, l’acume, la frivolezza, non metterla nei termini di vittoria-sconfitta o dominio-subordinazione”.

Altra topica sempreverde, ma ultimamente isolata con disprezzo nella casella narcisismo, seconda risposta all’arrivederci della libido è il “piacersi”. Schmid calca molto la mano su questa ristrutturazione di e del sé, anche nei suoi precedenti recenti bestseller: “piacersi, quindi piacere agli altri, darsi un tono (…) un bel rapporto con se stessi produce così tanto senso da poterne dare un po’ anche a qualcun altro”.

Poi si passa alla fase hard, quella più spicciola. Intanto bisogna “imparare a fare sesso”. “L’obiettivo è tentare l’altro, dargli piacere”, scrive Schmid, “la ricerca di un senso nuovo che può iniziare mettendo in gioco tutti e cinque i sensi: con lo sguardo, il profumo, con nuove esperienze per il palato, con gesti e parole capaci di toccare teneramente l’altro o per farsene toccare allo stesso modo”. Un’attività delicatissima, peraltro, come segnalato nel libro, anche perché eccitazione e desiderio spesso non corrispondono tra uomo e donna e negli stessi singoli individui. Insomma per scuotersi dal torpore del sexout bisogna darsi da fare per capire meglio percorsi, stimoli e segnali che portano sia se stessi che il partner all’orgasmo.

Successivamente si può come sezionare i propri sensi riconducendoli a fare il cosiddetto “sesso diverso”, sesto ammaliante consiglio dello Schmid. “Ogni stimolazione della sensibilità può trasformarsi in un’esperienza erotica e sessuale quando l’essere umano vi si mostra ricettivo”. Quindi vanno bene le sculture, i quadri, le discussioni filosofiche (un po’ d’acqua al proprio mulino non fa mai male), la bellezza di un viso, di un paesaggio, di una forma (eyeshot), un profumo violento (noseshot), il godimento orale del cibo e del “caffè”. Peccato però che tutte queste opzioni di stimolazioni “diverse” dal petting e dal fucking si trovino infine tutte concentrate nell’atto sessuale: “allora non bisogna più aspettare, le opportunità sono presenti virtualmente su Internet e concretamente in qualche angolo di strada”.

Ed è qui che Schmid si supera nella provocazione: “Una settima possibilità dell’arte di ricominciare consiste nel sesso a pagamento, occasionale o regolare (…) molto più richiesto dagli uomini che dalle donne, e a offrirlo sono più spesso le donne che gli uomini”.

Qui le citazioni dotte dell’autore, che permettono raffinati excursus ed esempi storici, come interrogativi a ripetizione, consentono di attutire la filosofia più disimpegnata del ‘puttantour’: “E’ necessario tracciare una linea oltre la quale la fame di sesso si trasforma in uno schifo. E’ importante riconoscere la differenza tra il buon sesso, che dà felicità, e un sesso qualunque, che si trasforma in infelicità”, suggerisce Schmid, dopo un’analisi zeppa di papponi e sfruttamento criminale, indicando che esistono anche “club e strutture dedicate in cui ci si può scambiare sguardi, o toccarsi, e poi si vedrà”. Ipotesi che prevede anche la panoplia delle moltiplicabili esperienze web: dalla darkroom al casual dating.

Infine, il colpo di scena. Da vero 60enne fascinoso e acculturato ecco l’ultima risposta possibile per superare il sexout: l’amicizia erotica. Una possibilità che “consiste nel tentativo di stabilire una sorta di vincolo che concede ampio spazio di libertà, ma che non implica la rinuncia alla stabilità”. Il capitoletto di chiusura, la decima risposta al “sexout” intitolato “ma il sesso è davvero importante?” risulta così un proforma che non merita nemmeno risposta. E lettura.