Mentre a Milano le primarie sono al rush finale, a Roma si segnalano oggi due fatti importanti per l’elezione del nuovo sindaco. Da una parte Marino che boccia le primarie, dall’altra il candidato Bertolaso che si sfila “per motivi personali”, azzoppando le speranze di quanti – nel centrodestra – lo vedevano già candidato. Ignazio Marino ci va giù durissimo: “A Roma le  primarie sono una farsa, io non voterò”. Così l’ex sindaco della Capitale, che ha preso parte oggi alla prima riunione di ‘Parte Civile – Marziani in movimento”, evoluzione del movimento spontaneo nato in rete per sostenerlo. “Le primarie – spiega Marino – sono un patto tra il partito e il vincitore delle primarie, io nel 2013 ho partecipato e vinto le primarie e il Pd non ha mantenuto il patto perché mi ha mandato a casa”. “A questo punto – osserva Marino – mi chiedo che senso hanno le primarie se a tradirle è il partito che le organizza. Io non voterò e non mi stupisco se come me faranno tanti altri elettori di centrosinistra”.

Di primarie continua a discutere il centrodestra, man mano che i papabili entrano ed escono dal paniere delle possibilità. A sfilarsi, in ultimo, è stato l’ex commissario della Protezione Civile, Guido Bertolaso. “Ho un serio problema di famiglia che mi terrà lontano da Roma per i prossimi mesi”, ha detto, mettendo fine alle voci circolate in queste ore, spiegando di aver preso la decisione in seguito al ricovero in ospedale di un familiare molto stretto. La scoperta, spiega la nota, è avvenuta nel corso di una trasmissione tv. Dunque nessuno spazio per la candidatura. “Hanno scritto che ho paura, che avrei dovuto giustificare i miei processi, ma figuratevi se ho paura – dice Bertolaso -. Però non posso abbandonare la mia famiglia e così, per correttezza, ho detto al Cavaliere che avevo questi problemi e dunque non me la sentivo di immaginare programmi e altre cose”.

Quanto al leader della Lega e alla sua presunta contrarietà alla candidatura, l’ex capo della Protezione Civile dice che “Salvini odia Roma e non penso che qualcuno possa dubitare di questo. Dunque vi pare che a Salvini possa far comodo una città che rinasce, che diventa una capitale culturale che supera Milano e che recupera sulle statistiche della qualità della vita?” Oppure, prosegue parlando di Alfio Marchini, “gli fa comodo puntare su un candidato debole che anche se dovesse vincere non cambierà mai la città”. E quanto al Pd, secondo Bertolaso la partita non è affatto decisa. “A Giachetti voglio bene, ma non so se ce la farà. Morassut ha un seguito e poi vedrai che D’Alema e gli altri si schiereranno con lui, se non altro per dare fastidio a Renzi”.