Sono state rese note, nei giorni scorsi, le sentenze di accoglimento del maxi ricorso Udu, patrocinato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativo al test d’ingresso alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’aprile 2014: con tali sentenze il Tar sta sciogliendo le riserve di migliaia di studenti, i quali diventano a tutti gli effetti studenti iscritti regolarmente al corso di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia.

“Sono sentenze storiche – dichiara Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Udu (Unione degli Universitari) – che segnano un passo avanti decisivo nella battaglia contro questo sistema di accesso, il quale preclude ogni anno a migliaia di studenti la possibilità di frequentare il corso di studi che avevano immaginato per il proprio futuro. Gli studenti iscritti in sovrannumero hanno dimostrato di aver diritto di studiare ciò che avevano scelto nel modo più semplice possibile: frequentando le lezioni e dando esami”.

Università La Sapienza i test di accesso a Medicina e Odontoiatria

E’ più una battaglia culturale e morale che legale, quella che conducono da anni gli avv. Michele Bonetti e Santi Delia, nonostante si svolga nella aule dei tribunali amministrativi. La costante violazione del rapporto legge dello Stato – autonomia universitaria è apparsa evidente nelle riforme attuate da decreti e atti amministrativi emanati da ministri ignoranti e semianalfabeti, a scapito della dignità e del diritto allo studio tutelato dall’articolo 2, 3 e 33 della Costituzione.

Il numero chiuso, infatti, altro non è che una legge illegale che vieta la conoscenza. Questo sistema, ogni anno, calpesta il diritto alla libera formazione e all’istruzione “gratuita” di migliaia di studenti che, per accedere ai corsi di laurea, sono “costretti” a dover frequentare corsi di preparazione onerosi al fine di immagazzinare quante più conoscenze nozionistiche possibili. Fu il ministro Zecchino ad introdurlo con la legge 264 del 1999, in risposta alla sentenza numero 383/98 della Corte Costituzionale, con la quale veniva chiesto di discutere le modalità di accesso al mondo universitario.

“E’ una vittoria epocale”, dice l’avvocato Michele Bonetti che con il collega Santi Delia ha assistito i ragazzi, coordinati e sostenuti dall’Unione degli Universitari (Udu). Il maxi ricorso, spiega il legale, è stato spacchettato in diversi procedimenti e accolto “con una quarantina di sentenze definitive del Tar, le più consistenti emanate in questi ultimi giorni. Si tratta di ricorsi per l’iscrizione all’anno 2014/2015. L’ultima volta che ci fu un numero così consistente di ricorsi accolti – continua Bonetti – il ministero dell’Istruzione dovette cambiare la legge. Parliamo del 1999. Una cosa è certa: questa vittoria deve indurre il legislatore a cambiare il sistema. Non si può andare avanti a colpi di sentenze sul diritto allo studio”.

Queste sentenze, dunque, rappresentano la migliore risposta a chi vorrebbe una riduzione dei posti messi a bando per il prossimo anno accademico: è evidente che il numero chiuso non funzioni. Per il solo anno accademico 2014/2015 un numero di studenti doppio rispetto a quello previsto ha avuto la possibilità di iscriversi a Medicina.

Ogni giorno il Tar è chiamato ad intervenire su più fronti, per garantire agli studenti diritti negati da un sistema ingiusto, che preclude in maniera folle e insensata l’accesso all’università. E’ paradossale, però, che il riconoscimento e la tutela del diritto ad accedere al percorso di studi scelto venga negato ogni anno dal Miur.

Conclude Dionisio: “Ogni giorno il muro rappresentato dal numero chiuso si va sgretolando sempre più. Questo sistema sta implodendo nelle sue contraddizioni: è notizia di oggi che il giudice civile di Caltanissetta ha confermato la legittimità dei corsi di Medicina e professioni Sanitarie dell’università romena Dunarea a Enna, rigettando il ricorso presentato dal Miur, e aprendo la strada a quest’ennesima presa in giro.

Il governo deve assolutamente farsene una ragione e assumersi la responsabilità politica, e non solo, di recepire quello che è l’indirizzo che come studenti stiamo indicando da anni, e che oggi trova il definitivo supporto della giustizia amministrativa. “Abbattiamo il numero chiuso” non è solo un slogan, ma una necessità con cui il governo deve misurarsi e lo deve fare cominciando ad ascoltare la voce di chi rappresenta gli studenti in questa battaglia. Il tavolo per discutere del superamento del numero chiuso da troppo tempo promesso dal ministro non può più attendere”.

Auspichiamo, dunque, che il Sistema di accesso al mondo della formazione venga rivisitato e riprogrammato al fine di assicurare un’adeguata formazione alla futura classe di professionisti.

“Di fronte alle leggi a tutti spetta un piano di parità, mentre per quanto riguarda l’amministrazione dello Stato, ciascuno è preferito a seconda del suo emergere in un determinato campo, non per la provenienza da una classe sociale più che per quello che vale. E per quanto riguarda la povertà, se uno può fare qualcosa di buono alla città, non ne è impedito dalla oscurità del suo rango sociale”
Pericle