Siamo in giorni importanti per la nostra città. Sabato e domenica si svolgeranno le primarie del centro sinistra per la scelta del candidato sindaco di Milano, e le primarie sono sempre un importante momento democratico nella vita politica di un Paese.

Senza cadere nella retorica di ogni elezione come quella decisiva e del cambiamento, dobbiamo però tenere presente il particolare momento che Milano sta vivendo, quanto in termini di positività, entusiasmo e internazionalizzione sia stato prodotto da Expo, e il lascito di una giunta che in 5 anni ha iniziato a cambiar faccia alla città, in modo molto positivo. Pensando, tra le altre cose, a quanto fatto nel recupero di spazi comunali inutilizzati nelle periferie, ai nuovi centri di vitalità che lo sviluppo urbanistico ci ha regalato, al gran lavoro fatto sulla mobilità e per l’ambiente, alle grandi iniziative in ambito sociale.

Se penso agli anni precedenti al 2011, alla bellezza di quella campagna elettorale e a quella straordinaria piazza inondata di arancione il giorno della vittoria, che per molti è stato il momento più esaltante della nostra giovane esperienza politica, mi viene la certezza che da li sia cominciato il cambiamento e che da li Milano abbia cominciato a tornare a respirare a pieni polmoni nel suo ruolo di centro dell’Italia e dell’Europa.

Ora siamo in un momento in cui si necessita di un salto in avanti ulteriore, uno stacco, che possa essere propulsivo di un boom strutturato e di lungo periodo. Rifletto su quello che dobbiamo immaginare possa accadere ora, alla sfide che ci attendono e alla direzione che la città può prendere se guidata con una visione alta, lunga ed ambiziosa, conscia della posizione che Milano può occupare in Europa e nel mondo, e delle straordinarie risorse che abbiamo, che dobbiamo saper sfruttare, far ritornare o attirare se nuove.

Se in 5 anni Milano è tornata protagonista in Italia ed in Europa, e nel 2015 ha accolto il mondo, adesso è il momento di mettere insieme idee, progetti, persone e risorse per far si che Milano, e l’Italia con essa, possa avere l’ambizione di avere un ruolo centrale a livello globale. Certo non un ruolo centrale politicamente, ma centro di eccellenza dei settori in cui già abbiamo una leadership, centro di esportazione dell’Italia verso ogni luogo del mondo, ma soprattutto centro di importazione di talenti dalla Cina come dalla Turchia, dalla Corea come dal Senegal, dal Brasile come dall’Albania.

Avendo la fortuna di vivere a metà tra Singapore e Milano, e viaggiando in tutta l’Asia per lavoro, mi rendo conto sempre di più di quanto questo possa essere vero, sfruttando le eccellenze già presenti ma soprattutto creando le condizioni per lo sviluppo di nuove.

L’ho già scritto ma è necessario ripeterlo, Milano deve ambire ad essere il luogo in cui le persone di talento di tutto il mondo decidano di venire a studiare e lavorare, investire ed innovare, vivere la propria vita in pienezza. Nel mondo globale è il mix di idee, caratteri, passioni ed esperienze che crea l’humus perché da una città nascano imprese e innovazioni, creatività ed occasioni di sviluppo per la comunità tutta.

Federico Rampini, in un bel libro che ho divorato nelle notti singaporiane, ci racconta la San Francisco degli anni 2000 mettendola a confronto con una Milano che ne esce pesantemente sconfitta. Se SF è la capitale dell’innovazione mondiale, se è la culla di ogni innovazione sociale prima che tecnologica, non dobbiamo pensare di essere megalomani o eccessivamente positivi, se pensiamo che Milano a quello possa puntare, e che possa farlo con orgoglio.

Bisogna essere consci dei problemi che abbiamo e di quelli in cui da sempre naviga l’Italia, ma ancor di più dobbiamo renderci conto delle straordinarie risorse che già produciamo e che spesso dimentichiamo, e del tessuto umano che già compone la nostra città e il nostro Paese, sia esso ora in Italia o sparso in giro per il mondo.

Io non mi stancherò mai di pensare che sia la politica a dover dare la spinta per lo sviluppo, a fare da regista e da propulsore, a creare quell’ecosistema all’interno del quale i talenti di ogni tipo e da ogni parte del mondo, possano arrivare, formarsi, investire e competere, e che siano pertanto fondamentali le scelte che noi elettori andiamo a compiere nel momento in cui la politica la scegliamo con il nostro voto.Manifestazione per approvazione del ddl Cirinnà sulle unioni civili

Per questo spero che sia alta l’affluenza popolare a queste primarie, e per questo ho sostenuto con forza la candidatura di Beppe Sala, come la migliore possibile per poter perseguire questo sogno ambizioso di una Milano sempre più internazionale ma grazie alle sue caratteristiche locali, accogliente verso il talento ma ancora più vicina ai bisogni e alla qualità della vita dei suoi abitanti e del suo tessuto sociale.

Il mio è un endorsement limpido e convinto, tanto più prendendo atto di alcune idee messe in campo per questa candidatura e che sono sicuro sarebbero cruciali per questo sviluppo deciso: l’obiettivo dichiarato di diventare uno dei migliori ecosistemi dell’innovazione al mondo, investendo in un programma pluriennale di attrazione di start up innovative, seguendo in particolare l’esempio di StartUp Chile, con un grande focus sull’attrazione degli investimenti esteri e sull’internazionalizzazione delle aziende.

La proposta di un piano decennale di attrazione di giovani ricercatori e docenti da tutto il mondo, per poter portare il sistema universitario a competere ancora di più con le migliori esperienze a livello mondiale, puntando a far di Milano una delle capitali internazionali della conoscenza.

La comprensione delle potenzialità turistiche e culturali della nostra città e della necessità di una programmazione tra attrattori culturali e flussi turistici, come di una comunicazione integrata verso il mondo intero attraverso ogni canale possibile per diventare un imperdibile centro di attrazione, con un focus allo sviluppo dell’imprenditorialità culturale.

Chiudo con questi tre punti laddove potrei scrivere per ore con passione, e auspico vivamente che l’entusiasmo, la voglia di dare una spinta ulteriore verso il mondo alla nostra città, la percezione dell’importanza di questa partita, portino quante più persone a votare nel weekend, perché è in primis dalla partecipazione democratica che parte la sfida globale che attende Milano.