L’allarme è arrivato al massimo livello. E al Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti (Copasir) hanno deciso che è arrivata l’ora di fare chiarezza. L’ultima polpetta avvelenata è quella confezionato su Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso la notte del 25 gennaio al Cairo e ritrovato morto mercoledì scorso. Tra Italia e Egitto si sta combattendo uno scontro duro per cercare di saperne di più sulla sua morte. Ma su giornali e siti web intanto qualcuno ha iniziato a far circolare la notizia che il giovane sarebbe stato addirittura un agente segreto reclutato dell’Aise, l’Agenzia informazione sicurezza esterna. Vero? Falso? Al momento le indiscrezioni si rincorrono. Anche con una smentita degli apparati di sicurezza. E’ sicuro invece, si lamentano al Copasir, che ancora una volta e nel giro di pochi giorni, uno dei nostri servizi viene dato in pasto alla pubblica opinione. Era capitato anche con le notizie fatte circolare sul possibile giro di poltrone che vedrebbe coinvolti i piani alti della nostra intelligence. E neanche allora a palazzo San Macuto l’avevano presa bene.

FUGHE PERICOLOSE Sembrano ormai nell’occhio del ciclone i nostri servizi. Come non si vedeva da tempo. Vittime o protagonisti, dipende dai punti di vista dei vari interlocutori, di quella che ormai comincia ad essere definita come una vera e proprio “sporca guerra” alimentata soprattutto con la fuga di notizie.  “E’ inaccettabile che circolino con tanta leggerezza nomi di agenti operativi veri o presunti – è il ragionamento che, secondo quanto risulta a ilfattoquotidiano.it, ha scatenato l’irritazione dei commissari Copasir –. Come è intollerabile che questioni di sicurezza nazionale si stiano riducendo ad una faida interna per accaparrarsi incarichi e poltrone”. La battaglia a colpi di voci e illazioni riguarda certo la sorte del povero Giulio Regeni. Ancora tutta da chiarire. Ma tocca soprattutto il terremoto in corso all’Aise guidata da Alberto Manenti. Che, ha denunciato per esempio il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri in un’interrogazione parlamentare, avrebbe addirittura messo in atto una vera e propria “azione di repulisti, ove il personale di alto livello è stato destituito da ogni incarico e ricollocato presso la forza dell’ordine di appartenenza”. Proprio così. Con notizie delicate sugli assetti interni che vengono spiattellate come nulla fosse in Parlamento o sui giornali. Per questo al Copasir hanno deciso che è giunta l’ora di vederci chiaro. E hanno fissato per la prossima settimana un’audizione delle massime autorità responsabili dei servizi: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’intelligence Marco Minniti e lo stesso generale Manenti, il  direttore dell’Aise.

POLTRONE IN BILICO Nella sua interrogazione Gasparri non fa nomi. Ma, tra detto e non detto e secondo attendibili indiscrezioni, sarebbero in tutto 14 i dirigenti investiti dallo tsunami che, dall’oggi al domani, ha portato al pensionamento del capo reparto esteri Giuseppe Bruni e al trasferimento di Ester Oliva, ex direttrice del reparto analisi, dove è arrivato l’ex capo centro di Mosca Nicola Boeri. E non sarebbe neppure un caso che molti dei funzionari interessati dalle riassegnazioni sembra avessero svolto un ruolo attivo nella soluzione della vicenda di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le cooperanti italiane rapite ad Aleppo, in Siria, nell’estate del 2014 e liberate dopo una lunga trattativa. Un’operazione non priva di polemiche per le indiscrezioni sul presunto riscatto da 12 milioni di euro che il governo guidato da Matteo Renzi ha sempre negato ma che un servizio trasmesso da Al Jazeera ha invece documentato mostrando persino le banconote che sarebbero state versate ai rapitori. “Se sono stati commessi degli errori è doveroso che vengano presi provvedimenti nei confronti dei responsabili, ma non sta né in cielo né in terra che i loro nomi finiscano sui giornali”, è l’obiezione che, sulla vicenda, sta alimentando il disappunto tra i commissari del Copasir.

ALLA CARICA Un giro di poltrone messo in moto, peraltro, proprio quando alcuni incarichi di vertice delle agenzie per la sicurezza e non solo sono prossimi alla scadenza. A cominciare dal direttore del Dis, il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Giampiero Massolo, sulla cui riconferma, però, in molti sono pronti a scommettere. Si avvia, inoltre, a conclusione anche il mandato dell’attuale direttore dell’Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna) Arturo Esposito. Tra i favoriti nella corsa alla successione c’è l’attuale capo della Polizia Alessandro Pansa. Al quale invece potrebbe subentrare il prefetto di Roma Franco Gabrielli. Entro maggio lascerà anche il generale Saverio Capolupo, comandante della Guardia di Finanza. A contendersene l’eredità, una rosa di tre papabili: Luciano Carta, attuale capo di stato maggiore delle Fiamme Gialle, Vincenzo delle Femmine, già vice capo di gabinetto dell’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti e attuale numero due dell’Aise, e Giorgio Toschi. Un incarico al quale Palazzo Chigi guarda con grande attenzione. Anche considerato che si tratta del corpo per sua natura deputato ad occuparsi, tra le altre, anche delle indagini su Banca Etruria, di cui il padre del ministro Maria Elena Boschi è stato vice presidente.

CYBER CARRAI Insomma, una serie di partite incrociate che si giocano mentre è ancora aperto il dibattito sulla possibile istituzione dell’Agenzia unica dei servizi di sicurezza che dovrebbe accorpare Aisi e Aise. E non c’è dirigente dei servizi segreti italiani che non ambisca a diventarne il primo direttore. A cominciare dallo stesso Manenti. Ma c’è un’altra casella da riempire. Quella del consigliere militare della Presidenza del Consiglio, lasciata vacante dal generale Carlo Magrassi. Renzi starebbe pensando di rimettere mano al decreto che ne ha istituito l’ufficio per rimpiazzarlo con una nuova figura deputata anche alla gestione della cyber security. Un rimescolamento delle carte che – sospetta qualcuno – sarebbe funzionale a ritagliare un incarico su misura per l’amico del premier Marco Carrai, visti gli ostacoli che gli impedirebbero di guidare una specifica agenzia dedicata proprio alla sicurezza informatica. Un sospetto che, per ragioni diverse, deve aver sfiorato anche lo stesso Gasparri. Non a caso nella sua interrogazione chiede anche di sapere “se corrisponda al vero che la destituzione del responsabile del Sigit (Signals Intelligence) sia funzionale alla nomina del signor Marco Carrai, legato da uno stretto rapporto di amicizia con il Presidente del Consiglio attualmente in carica”. Una vicenda, quella della cyber security e delle relative nomine, sulla quale si sarebbe innescata anche una guerra tra potentissimi sottosegretari: il solito Marco Minniti e il fedelissimo di Renzi, Luca Lotti, Che sembra aspirare sempre più apertamente all’ambita delega ai servizi segreti.

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