Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che trova il tempo di scrivere anche durante i catfight con gli ex satirici. Altre considerazioni.

1. Se lo chiedono tutti da martedì: a cosa pensava Pjanic quando Totti gli ha fatto lo scherzo? Cioè: tu sei in piedi e ti senti toccare la testa. A quel punto cosa fai? Ti giri e controlli chi è stato, no? No: Pjanic è rimasto imbambolato, con un’espressione lunare tipo Brosio a Medjugorje. Scena memorabile, che ho appena trasformato nel mio nuovo desktop (quello precedente era la faccia di Icardi dopo il palo sul rigore nel derby).

2. Già, l’Inter. Decimo 1-0, stavolta meritato e persino risicato vista la mole di gioco contro un Chievo impalpabile. L’Armata Manciniana è già guarita e si appresta a vincere le prossime 78 partite di fila. Telles Pallone d’Oro per cinque anni consecutivi. E Medel Nobel per la Fisica. Bravissimi.

3. Napoli alla settima vittoria consecutiva: non accadeva dalla stagione 87/88, che però per il Napoli non finì benissimo. La trasferta con la Lazio era temuta e gran parte dei dotti osservatori – tipo Evelina Christillin – ipotizzavano un pareggio e dunque uno scontro diretto con Juve e Napoli a pari punti. Invece il Napoli ha passeggiato all’Olimpico e Higuain continua a tenere una media inumana. Satanassi.

4. Arrivato in conferenza stampa, sempre con quell’aria di chi mastica chewing-gum al gusto bile e vorrebbe ammazzare il tempo picchiando Saverio Montingelli, Che Gue Sarri ha ricordato che la favorita è la Juve per via di fatturati, rosa e congiunzioni astrali. Il Commodoro Marxista è così scaramantico che, anche dopo l’eventuale vittoria matematica dello scudetto, potrebbe dire: “Aspettiamo a festeggiare, c’è sempre l’ipotesi che un meteorite cada sulla Terra e l’Onnipotente invalidi il risultato”.

5. Juve alla 13esima vittoria consecutiva: superato il record di Conte. Con il Genoa, che nelle ultime settimane è cresciuto, si è vista una Juve un po’ stanca e bruttina, ma comunque sufficiente a vincere con tranquillità atarassica. Cuadrado fa sempre la stessa finta dal ’97 e ogni volta ci cascano. Non è una critica: accadeva anche con Garrincha.

6. Per tutto il primo tempo, a Palermo il Milan sembrava quasi la Dinamo Kiev di Lobanovski. Correvano tutti come ossessi. E’ una squadra guarita o addirittura sbocciata? Mah. Le prossime giornate diranno molto, anche se il terzo posto è troppo lontano. Bacca, comunque, più che un attaccante è una sentenza.

7. Fateci caso: Kucka va solo dritto e ogni partita ha il record di palloni calciati fuori dallo stadio. E’ una sorta di bufalo volenterosissimo, costretto a correre sempre dritto perché se solo prova a sterzare gli partono tutti i legamenti.

8. Sbaglierò, e ogni 15 o 20 anni mi capita, ma la vittoria della Roma col Sassuolo mi pare pesantissima. Sembra l’unica a poter togliere il terzo posto all’Inter (che comunque ha già vinto lo scudetto. Agile).

9. Torna al gol Zarate. Non accadeva dal governo Rumor II. La rete è stata pazzesca, mai però quanto la dichiarazione nel post partita: “In Italia tutti sanno qual è la mia classe”. Come no.  In questi anni è stato un po’ l’argomento che ha tenuto banco in tutti i bar d’Italia. “Ehi, ciao. Come stai?”; “Non lo so, però so benissimo quale sia la classe di Zarate”; “Anch’io, ne parlavo giusto ieri sera a cena con mia moglie e Nardella”; “Ciao”; “Ciao”.

10. Ogni volta che vedo giocare Ranocchia, penso che quello di Romanzo Criminale fosse molto più forte.

A lunedì prossimo, e che Ziggy Stardust Tramezzani sia con voi.