C’era una volta la storia dell’atrazina. Nel 1985 viene emanato un provvedimento legislativo che, recependo un’indicazione comunitaria, fissa dei limiti rigorosi per la presenza di atrazina (un erbicida “sospettato” di esser cancerogeno e mutageno) nell’acqua.

Ben presto però, alle prime analisi delle acque seguite all’emissione del decreto, ci si rende conto che, a prenderli sul serio, quei limiti rischiano di fare molti danni. Alla “economia nazionale”, ovviamente, non certo all’ambiente e alla salute delle persone.

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Pertanto, secondo una virtuosa usanza invalsa nelle stanze dove si prendono le decisioni politiche in queste materie quando si deve scegliere tra la tutela dell’economia nazionale (che poi, tradotto, significherebbe, grosso modo, del profitto di qualche azienda) e quella dell’ambiente e della salute pubblica, non ci sono dubbi: si opta, senza frapporre indugio, per la prima.

In modo conforme alla nota la creatività italica, naturalmente: se l’acqua non rispetta i limiti di legge, non si bonifica l’acqua, si alzano i limiti di legge. Tre anni dopo, quell’innalzamento “provvisorio” dei limiti disposto dall’allora ministro della Sanità Degan viene prorogato dal suo degno successore, Donat Cattin, il quale per questo viene denunciato dai Verdi. Chi scrive non nutre particolari simpatie verso le posizioni “euroscettiche”, né di destra né di sinistra.

Più precisamente è convinto che, in materia di tutela dell’ambiente e, quindi, della salute pubblica, l’ordinamento giuridico italiano, specie quello penalistico, deve molto, moltissimo alle indicazioni e, soprattutto, alle prescrizioni comunitarie.

E’ per questo che quello che è accaduto ieri al Parlamento europeo, ma ancor prima (a ottobre scorso) in sede di Commissione, è difficilmente commentabile, ma prim’ancora “digeribile”. L’assemblea ha approvato la proposta della Commissione che “aggiorna” i limiti di emissione di ossidi di azoto da rispettare da parte delle case automobilistiche per ottenere l’omologazione degli autoveicoli. Quell’ “aggiornamento” è, più propriamente, un innalzamento di oltre il 100% dei limiti sanciti dal vecchio Regolamento (del 2007).

E ci sono ragionevoli motivi per sospettare che quest’alzata d’ingegno del legislatore comunitario sia collegata ad un’altra novità contenuta nello stesso testo normativo: la sostituzione dei test “in laboratorio” con quelli su strada (Real Driving Emission Test) al fine di verificare il reale livello di emissioni inquinanti di un’autovettura.

In pratica, ora che con grande probabilità si scoprirà cosa e quanto immettono nell’atmosfera i veicoli che hanno colonizzato le città europee (e di alcuni Paesi in particolare, tra cui l’Italia, ça va sans dire) e perciò stesso “si scoprirà” che quelle emissioni non rispettano i limiti della stessa normativa comunitaria, la Commissione prima e il Parlamento europeo dopo, con geniale intuizione, non decidono di far mettere in regola i veicoli fuorilegge. Più semplicemente, cambiano la legge. Come fossero un qualsiasi ministro democristiano della Sanità nell’Italia della “Prima Repubblica”.

In questo esaltante scenario di italianizzazione del legislatore europeo, tra gli altri europarlamentari italiani che hanno apposto la loro firma sotto questo nobile provvedimento, brilla di luce propria il presidente della Commissione Ambiente del Parlamento europeo, di limpida fattura Ncd; quello che ha votato a favore della proposta di innalzamento dei limiti nonostante la Commissione da lui presieduta (la Commissione Ambiente, per l’appunto) si fosse pronunciata a maggioranza contro.

Tutto questo a poco più di due mesi dal rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente che stimava in 491.000 mila, in tutta l’Unione europea, i morti da inquinamento dell’aria (di cui 72.000 imputabili al biossido di azoto).

Verrebbe quasi da pensare che, in materia di tutela dell’ambiente e, quindi, della salute pubblica, abbiamo esportato in Europa quello che, secondo Flaiano, era il principio fondativo della nostra politica nazionale: la situazione è grave, ma non è seria.

Non è un bel pensiero.