Dopo il caso Cuffaro il segretario del Pd siciliano Fausto Raciti annuncia il congelamento del tesseramento e dispone la verifica dei nuovi iscritti in tutta l’isola. “Ho convocato i presidenti delle commissioni di garanzia provinciali e regionale – ha detto Raciti – si procederà a una verifica tessera per tessera, nome per nome, con scrupolo e rigore.  “Mi sono giunte segnalazioni di pratiche disinvolte in alcune aree – prosegue – Interverremo dove necessario. Dove ci sono anomalie e tentativi di scalata le tessere saranno annullate”.
Raciti interviene dopo le dichiarazioni dell’ex governatore siciliano i Totò Cuffaro che ieri aveva detto che i suoi sostenitori si sono spostati sul Pd di Renzi “e fanno tessere”.

“Ho sempre cercato di fare crescere il Pd e di tenerlo unito. Credo che allargare un partito significhi non mischiare acqua e olio ma spingere persone di provenienze diverse a riconoscersi in un’identità e un progetto comune – ha scritto Raciti su Facebook – Cioè, governare le cose e la crescita del Pd senza pose moralistiche da un lato e senza superficialità destinate ad aumentare le divisioni dall’altro. Questo sforzo può avere successo se sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare e a chi ha aderito al Pd per la prima volta abbiamo sempre e con chiarezza chiesto di rispettarne modi di condotta e comportamenti. Insomma di aderire davvero ad un (l’ultimo?) partito. In tanti casi questo è successo senza alcun problema.  Ma un’altra cosa – continua – sono i casi, nel tesseramento del Pd, che destano sospetti – dice – Allora è mio dovere chiedere che gli organi deputati a fare chiarezza la facciano. Questo non significa sporcare l’immagine del Pd o avere paura della sua crescita, ma difenderne immagine, credibilità e profilo. E’ una cosa da antipatici? Può essere. Ma sarebbe da stupidi aspettare che i problemi scoppino quando è troppo tardi per risolverli. E’ una cosa che non personalizzo e non riduco ad una lite tra correnti, anche perché le preoccupazioni sono ampiamente trasversali, ma che ha a che fare col tipo di partito che vogliamo costruire nel futuro”. E conclude: “Fare una verifica attenta non costa niente e non è diverso da ciò che si fa a Roma o nei territori che sono stati commissariati, per questo non capisco tante preoccupazioni. Penso che la Sicilia debba sapere che di noi ci si può fidare, perché sappiamo fare bene”.

La scelta di Raciti è stata contestata tanto dai renziani che da Areadem. Ma nel partito c’è anche chi ha sostenuto la scelta del segretario. “Mi aspetto che in questa sua azione a tutela del Pd venga sostenuto con forza dalla segreteria nazionale”, dice Francesco Verducci, coordinatore di ‘Rifare l’Italia’, perché “c’è qualche spregiudicato che con metodi opachi vuole fare del Pd un mero contenitore di tessere avulso da un vero impegno politico”. Per Andrea Orlando “la battaglia di Raciti è un elemento che dobbiamo leggere come un riferimento più generale” e “nelle prossime settimane, dobbiamo esprimere maggior nettezza, maggior chiarezza e la capacità di dare un senso di vicinanza e di protezione a chi, come Fausto, quelle battaglie le sta conducendo”.
Secondo il presidente del Pd siciliano, Giuseppe Bruno, la polemica è “la conferma di come in Sicilia il cambiamento di Renzi faccia paura e si stia cercando di restaurare il vecchio sistema consociativo”, aggiungendo che “il tesseramento” è stato “libero e aperto a tutti”. “Guarda caso – afferma il renziano Bruno – adesso Raciti e compagni essendosi resi conto di essere netta minoranza provano a bloccare le iscrizioni immaginando magari di poter anche dare la patente di moralità a tante donne e uomini che hanno deciso liberamente di aderire al partito”.