Non è stata una resa dei conti a tutti gli effetti, anche a causa della mancanza di una linea politica alternativa a quella attuale. Ma il malumore è tangibile, come ammette più di qualcuno. Paventando il rischio di nuove fuoriuscite da un gruppo che ad oggi conta appena 23 deputati. All’interno di Scelta civica, il partito fondato alla vigilia delle elezioni politiche del 2013 dall’allora presidente del Consiglio, Mario Monti, la situazione è tesa. Lo si è capito una volta di più ieri sera nel corso della riunione dei deputati a Montecitorio. Un incontro che uno dei partecipanti, parlando con ilfattoquotidiano.it, non esita a definire “a dir poco burrascoso”. Ma c’è anche chi, forse per non voler gettare altra benzina sul fuoco, parla di “normale dialettica fra colleghi”. Sarà. Sta di fatto che nelle ultime ore sia Paola Pinna, arrivata il 25 marzo 2015 dal Movimento 5 Stelle, sia Stefano Quintarelli hanno annunciato il loro addio. La prima si accaserà nel Pd (“è la naturale conclusione di un percorso politico lineare”, ha affermato) mentre Quintarelli confluirà nel Gruppo Misto. L’obiettivo dichiarato, adesso, è quello di bloccare altri possibili transfughi.

RIMPASTO INDIGESTO – Ma qual è il motivo dei mal di pancia interni a Scelta civica? I ben informati rispondono che il giro di poltrone operato la scorsa settimana dal premier Matteo Renzi sia risultato indigesto a una parte del gruppo. Che pensava – e sperava – di uscire dalla partita con un risultato più largo. Invece, oltre alla promozione del segretario, Enrico Zanetti (diventato viceministro dell’Economia), c’è stata ‘solo’ la nomina di Antimo Cesaro a sottosegretario alla Cultura. Un po’ poco, dunque. Soprattutto per chi, come Giulio Cesare Sottanelli, si vedeva già proiettato al ministero dello Sviluppo economico come sottosegretario. Invece sull’ambita poltrona, alla fine, si è seduto Antonio Gentile (Ncd). In un dicastero nel quale gli alfaniani potevano già contare sulla presenza di Simona Vicari. Alla riunione erano assenti alcuni pezzi da novanta del gruppo. Dal tesoriere del partito, Gianfranco Librandi, all’ex ministro dell’Agricoltura del governo Monti, Mario Catania. Ma non hanno partecipato nemmeno il presidente di Brembo, Alberto Bombassei, Ilaria Capua e Mariano Rabino (entrambi però erano assenti giustificati).

CERCASI ALTERNATIVA – La linea di Zanetti comunque resiste. Almeno per ora. Anche perché nessuno, nella riunione di ieri sera, ha presentato proposte alternative alle sue. “Certo è che, se l’intenzione è quella di continuare a viaggiare su un percorso unitario, le cose dovranno cambiare: la situazione di difficoltà è evidente – spiega un deputato centrista con la promessa dell’anonimato –. Oggi Scelta civica è un partito quasi completamente appiattito sulle posizioni del Pd e, di conseguenza, su quelle del governo”. Esecutivo nel quale, malgrado l’appoggio incondizionato dimostrato finora, Sc può contare soltanto su due pedine. Insomma, “quella attuale è una linea sterile che non serve a nessuno. Perciò – conclude – è normale che molti non siano contenti”. Una situazione che rischia di avere ripercussioni, in primis, sulle amministrative di primavera. Nelle quali Scelta civica è schierata al fianco del Pd. A Roma appoggerà la candidatura di Roberto Giachetti, mentre a Torino quella di Piero Fassino (con i moderati di Giacomo Portas) e a Milano quella dell’ex amministratore delegato di Expo Giuseppe Sala.

Twitter: @GiorgioVelardi