Olga e Peppino vengono sempre declamati in coppia, e rappresentano l’essenza della multiculturalità. Di coppie del genere la Svizzera è stracolma, e purtroppo diventano una rarità nelle nuove generazioni. Una coppia italo/svizzera/ispanica.

Lo stesso modello, ereditato ed aggiornato lo ha riprodotto Katia, giovane psicologa  svizzera, figlia di Olga e Peppino e cresciuta in quella tridimensionalità identitaria che ne ha fatto un soggetto 3D (termine che ormai supera quello dei  “secondi” con il quale si appellavano gli italiani di seconda generazione), all’avanguardia e che ormai appare la migliore evoluzione in questa epoca di emigrazione 3.0. Ma i veri antesignani dei migranti 3D sono senz’altro Olga e Peppino.

Un mix del meglio tra identità elvetica, italiana e spagnola. Io ho avuto la fortuna di frequentarli e studiarli per un ciclo di oltre dieci anni e mi sono accorto che la moderna sociologia spesso non coglie fenomeni che ha sotto gli occhi quotidianamente. Meriterebbero un saggio loro dedicato, che ci potrebbe svelare come molte soluzioni sono sotto i nostri occhi, ma stentiamo a riconoscerle. Olga con cognome evocativo “Prada”, arriva in Svizzera e sposa Peppino emigrato napoletano di Sarno. Fugge dal franchismo che le ha tolto la cittadinanza spagnola: “Franco aveva decretato che le donne che andavano via dalla Spagna perdevano la cittadinanza ed il passaporto”, mi racconta. Solo dopo è riuscita ad riottenere la cittadinanza spagnola con l’avvento della democrazia. Intanto Olga diventa italiana perché moglie di Peppino e lo stesso accade per lui che diventa spagnolo. Il tutto sotto l’ombrello civico della Svizzera paese nel quale lavorano e mettono su la propria famiglia.

I due cominciano a vivere inforcando le speciali lenti sociali dei 3D, che riescono a decodificare gli aspetti che questa tridimensionalità rende peculiari. Una tavola 3D ha un menù straordinario ed allora una insalata del proprio orto con olio extravergine italiano che anticipa una favolosa paella, sintetizza alla grande le abitudini dei cittadini 3D(per chi non lo sapesse, una abitudine tipica Svizzera è mangiare l’insalata prima di ogni altra pietanza, come antipasto). Probabilmente i 3D sono gli esseri che hanno rivoluzionato la antropologia moderna rendendo la classica felicità bilaterale dell’androgino cosa antica. Infatti i figli dei 3D figli a loro volta di altrettanti 3D sono fenomeni come Jonathan, figlio di Katia e Dede (spagnolo anche lui), che nel calcio sembra già una promessa mantenuta con gli occhi di Torres e la fisionomia longilinea di Maldini. Olga e Peppino vivono in tre lingue e vivono bene perché amano i loro tre paesi, e soprattutto adorano la parola “cittadinanza”, perché hanno provato nella vita la sensazione di non averla.

La mattina in casa a giocare con i nipoti ci trovo spesso Abu’ originario del Ghana che gioca e si trattiene con i loro nipoti. Vive nello stesso palazzo dove le porte non sono mai chiuse a chiave e tutti quando entrano in casa lasciano le scarpe fuori. Ed è lì che è cominciato il mio 2016, nella comunità dei 3D dove la nostra complessità diventa semplice perché messa in luce da bambini che scorrazzano nella stube (la stanza che noi chiamiamo salotto). Il futuro è già tridimensionale mentre alcuni di noi restano ossessionati dalla dimensione unilaterale o al massimo da binomi ormai superati ed antichi.

Olga mi chiede: “Perché in Italia i pensionati non li trattano bene? A noi qui dalla Spagna ci chiamano ogni anno per il programma Imerso, e ci trattano come re”. Cos’è Imerso? Un programma finanziato dal governo spagnolo che manda in vacanza i pensionati spagnoli, quasi gratis (un contributo di circa 300 euro per tre settimane di vacanze tutto compreso) in tutte le migliori località spagnole nelle migliori strutture turistiche del paese, in periodi destagionalizzati ed a scelta dei fruitori. “Noi aderiamo a Imerso, perché lo riteniamo un dono della Spagna a noi pensionati che paghiamo le tasse e rappresentiamo una ricchezza del paese. Ci coccolano e noi siamo felici anche di pagare le tasse”, mi dicono con la lacrimuccia agli occhi e in italiano. “Anche la Svizzera ci fornisce molte agevolazioni, ma scegliamo Imerso” aggiungono, e quando gli chiedo cosa fa per loro l’Italia, mi rispondono: “Oh Peppino…passami le vongole per la paella dai che si fa tardi. Il vino l’hai stappato? Mi raccomando, il Primitivo!”. Apre un cassetto e tira fuori con orgoglio la sua Carta di identità italiana: “Io sono italiana e questo per me è già un grande privilegio”.

Il 2016 comincia bene penso, e forse anche noi, nonostante tutto “Podemos”.