Vito Alfonso Gamberale, il manager abruzzese naturalizzato romano e affezionato alla piazza meneghina, sbarca in Sardegna. Lo fa alla sua maniera, con un’entrata in grande stile nel mondo della sanità pubblica. In poco più di 5 mesi si aggiudica un mega appalto da 40 milioni per la costruzione del nuovo blocco del Policlinico di Monserrato. La gara viene indetta il 12 giugno del 2015 e il successivo 26 novembre la commissione giudicatrice rende noto il vincitore: si tratta di una Ati (Azienda temporanea d’impresa) composta da Bacchi Srl e Gruppo Psc, di cui Gamberale è presidente, azionista con il 15% e consigliere d’amministrazione di una controllata del gruppo, la Psc Ferroviaria. L’Ati ha sbaragliato la concorrenza di altre sei società, con un punteggio di 97,141 su 100, praticando un ribasso del 18 per cento sul valore dell’opera e garantendo l’esecuzione dei lavori in un tempo inferiore di un terzo rispetto a quello previsto dal bando.

Ma c’è una stranezza in questa gara. Al quarto posto si piazza Grandi Lavori Fincosit (che ha presentato un’offerta decisamente meno competitiva), il cui presidente è ancora lui: Vito Gamberale. Un ‘gioco di squadra’ su cui l’Autorità Nazionale Anticorruzione è intervenuta decine di volte fornendo pareri in casi di contenzioso. Come questo: “Va affermata la rilevanza, come causa di esclusione (…) anche delle ipotesi non codificate di collegamento sostanziale che testimonino della riconducibilità dei soggetti partecipanti alla procedura a un unico centro decisionale, con conseguente vanificazione dei principi generali in tema di par condicio, segretezza delle offerte e trasparenza della competizione”. E infatti si annunciano ricorsi al Tar, anche se occorre attendere che l’aggiudicazione, oggi provvisoria, diventi definitiva.

Gamberale però, interpellato da ilfattoquotidiano.it, chiarisce: “Di Grandi Lavori Fincosit sono il presidente, non l’amministratore delegato. E il presidente è solo il legale rappresentante, un po’ come un notaio che firma, senza avere ingerenze con la parte gestionale. Se Grandi Lavori Fincosit ha deciso di partecipare alla gara, lo ha fatto in totale autonomia. E poi, se avessi agito maliziosamente, avrei fatto in modo che un’azienda arrivasse prima e l’altra seconda, non le pare?”. Anche sui probabili ricorsi delle società che non si sono aggiudicate la gara l’ingegnere ha un’idea precisa: “Quando si sapranno i nomi dei ricorrenti, allora capiremo un po’ di cose, perché le aziende hanno un passato e un vissuto. Ogni tanto si consumano vendette e si intasa la giustizia nei tribunali. E’ in atto una strumentalizzazione da parte di chi ha perso”. Si tratta ora di capire se il Tar, nel caso venga chiamato a pronunciarsi, la penserà allo stesso modo.

Di certo un legame molto stretto tra Gruppo Psc e Grandi Lavori Fincosit esiste. Lo si deduce da un’altra gara. Il 30 ottobre del 2015, sempre in Sardegna, ma stavolta a Sanluri nella provincia del Medio Campidano, un’altra Commissione giudicatrice rende noto il vincitore di un altro maxi appalto (50 milioni per l’edificazione del nuovo ospedale di San Gavino Monreale). Gruppo Psc di Gamberale partecipa anche stavolta in team, però pratica un ribasso solo del 7 per cento (contro il 18 per i lavori al Policlinico di Monserrato) e arriva settimo su 9 concorrenti. Ma il punto è un altro: Gamberale prende parte alla gara come mandante di una cordata composta da Gruppo PSC e Tepor, mentre la società mandataria è Grandi Lavori Fincosit. Insomma Gruppo PSC e Grandi Lavori Fincosit si presentano come rivali a Cagliari, mentre a Sanluri come alleate. L’ingegnere si stupisce dello stupore: “Beh, che c’è di strano? In un caso siamo alleati con un una società e in un altro con una società diversa. E’ normale, succede a tutti e di continuo. Gruppo Psc, nel 2015, ha presentato più di 200 offerte”.

Il manager 71enne di origini abruzzesi (nato nel piccolo borgo di Castelguidone, 392 abitanti in provincia di Chieti) è abituato a essere al centro delle polemiche. Dall’Eni a Benetton, passando per Telecom, l’ingegnere di fede socialista attraversa incolume prima e seconda repubblica. Celebre per la creazione nel 2007 di F2i, il più grande fondo Italiano per gli investimenti nelle infrastrutture che raccoglie 1.800 milioni in 4 anni, è stato coinvolto per due volte in inchieste, ma venendo sempre dichiarato innocente. La prima, con successivo riconoscimento dell’errore giudiziario, nel 1994 a Napoli, dove sarà arrestato e poi assolto dall’accusa di concussione nel processo sulle assunzioni alla Sip, ottenendo un risarcimento di 290 milioni di vecchie lire per ingiusta detenzione (20 giorni in carcere e 106 ai domiciliari); la seconda a Milano nel 2011, dove sarà indagato e assolto nella vicenda sulla compravendita delle azioni Sea al termine di un’inchiesta dai risvolti tragicomici, con la ‘guerra’ fra l’ex procuratore Edmondo Bruti Liberati e il procuratore aggiunto Alfredo Robledo sullo sfondo.

A Napoli dopo l’assoluzione dichiarò: “Ringrazio le istituzioni che sanno recuperare gli errori causati da taluni propri uomini”. A Milano, invece, prima di lasciare il tribunale, insulta il sindaco Giuliano Pisapia, che si è costituito parte lesa in caso di processo. Gamberale lo definisce “un pover’uomo”. Poi lascia il tribunale e si eclissa (“Non mi è mancata la notorietà”, chiarisce). Oggi viene avvistato in terra sarda, pronto per nuovi traguardi.

Aggiornato dalla redazione web il 5 febbraio 2016