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Nel mio lavoro pubblicato nel 2003 su un nuovo metodo di controllo della sanità, non sulle cartelle cliniche ma sui pazienti, nella discussione finale scrivevo: “Abbiamo controllato solo il 2% dei pazienti e non tutti(?) come ci sembra di aver capito dai lavori di A. Zanoni e coll. 805 occhi e G. Beltrame e coll. 1500 occhi.”
Ho rivisitato, per pubblicare quell’articolo, personalmente 61 pazienti su 3070 operati ed ho avuto grande difficoltà a reclutarli “sei non hanno potuto essere visitati per varie ragioni (età avanzata, stato di salute, impossibilità di reperimento)” mentre i colleghi pubblicavano all’epoca e presentavano a congressi nazionali numeri elevatissimi!

Ma servono veramente i congressi medici? Sono reali i lavori scientifici e le casistiche presentate o letteralmente inventate magari dopo aver ottenuto sovvenzioni pubbliche o, peggio, private?
Da allora la domanda mi rincorre quotidianamente quando la mia scrivania è invasa da congressi organizzati periodicamente. Ancor maggiore è lo sconforto quando leggo che la magistratura ha aperto fascicoli d’indagine su ricercatori e professori universitari dello IEO e dell’Istituto dei Tumori di Milano per falso e truffa: tra il 2000 ed il 2013 avrebbero pubblicato “dati scientifici falsificati ad hoc”. All’estero scopro – sempre in questi giorni – che non stanno meglio, come scrive il New England Journal.

Da qualche anno, per non perdere la possibilità di qualche giorno di vacanza in posti bellissimi in buona compagnia, gli organizzatori di congressi, gli ordini professionali insieme al ministero hanno inventato gli Ecm (educazione continua in medicina): alla fine dei congressi prima della chiusura si vedevano flotte di “attempati” professionisti alla ricerca disperata del più bravo della classe per poter “copiare” le risposte di un quiz altamente gratificante! La partecipazione è diventata obbligatoria non tanto per apprendere improbabili lavori scientifici con numeri astratti ma per ottenere quel traguardo di punteggio annuale di sopravvivenza.

Proprio nel mese di dicembre il ministero ha insediato una nuova commissione nazionale che “sarà chiamata ad avviare i lavori per la redazione di un nuovo Accordo Stato – Regioni sulla materia, con l’obiettivo di semplificare e razionalizzare il sistema regolatorio in ambito Ecm, aggiornando la normativa alle più recenti riforme in tema di trasparenza, anticorruzione e conflitto di interessi”. Ne avevamo bisogno.

Questo mentre una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea “non ammette che un ordine professionale imponga ai propri membri un sistema di formazione obbligatoria”. Insomma tra lavori falsificati, casistiche inventate ed Ecm inutili e “non ammessi” non c’è da stare allegri.

Continuo a pensare che quello che dico da tempo sia il vero metodo di approfondimento e di aggiornamento professionale da ricercare. Obblighiamo i professionisti dipendenti dello Stato a spostarsi periodicamente a visitare, spiegare l’utilizzo di nuove tecnologie fino ad operare in altre strutture in modo tale da insegnare “sul campo” quello che ai congressi viene “magistralmente” inventato in splendide cornici.