Quando si parla di poesia e delle sue sorti (è viva? è morta? è morente, ma può salvarsi?, ecc.) si ha come un riflesso condizionato a riferirsi, o alla vendita di libri, o alla presenza di chi la fa sui media mainstream, con il risultato che la prognosi è quasi sempre infausta.

Eppure la poetica paziente, pur data per spacciata, si ostina a non tirare le cuoia, anzi, più la si dà per morta, più quella, con guizzo imprevisto è di nuovo in piedi.

Sarà forse perché probabilmente non è buona idea tentare di verificare lo stato di salute di un’arte come la poesia facendo riferimento a due ambiti che, in realtà, le sono piuttosto lontani: la poesia nei libri sta stretta e in tv, quand’anche ci va, sconta l’impossibilità di ridurre a superficie ciò che – in sé – è profondità. Se invece si sposta lo sguardo su altro, la situazione si fa più chiara.

Per esempio, se si provasse a guardare ai festival e alle rassegne dal vivo sarebbe impossibile negare che la poesia è viva e vegeta, ha un suo pubblico, nemmeno troppo risicato, e che chi la pratica ne sta spesso rinnovando le forme, assumendosi il rischio del futuro e tentando strade nuove. Più che in molte altre discipline.

Chi volesse sincerarsene potrebbe riflettere su questi primi dieci anni di uno dei Festival più raffinati d’Italia, il romano Ritratti di poesia, ben condotto per Fondazione Roma da Carla Caiafa e Vincenzo Mascolo e che festeggia i suoi due lustri a Roma, il 5 febbraio, nella tradizionale sede del Tempio di Adriano.

Concentrato in una sola giornata, capace di coinvolgere, tanto scuole e studenti, quanto esperti, studiosi, e un folto pubblico di appassionati, Ritratti di Poesia ha basato il suo successo, ormai consolidato, su una formula estremamente originale, che coniuga varietà a rigore delle scelte. Il festival romano tiene insieme l’attenzione per quanto propone il mainstream a una inintermessa curiosità del nuovo che gli ha fatto aprire le porte tanto a poeti laureati, quanto a sperimentatori, giovani talenti e a fenomeni come la street poetry e il poetry slam.

Ma non si pensi a un contenitore indifferenziato di forme, piuttosto allo spazio di un confronto e di un dialogo, durante il quale si prova a offrire al numerosissimo pubblico una sorta di mappatura del presente in versi, in cui tutte le poetiche, le forme e le scelte mediali si confrontano alla pari giocando ognuna le proprie carte.

Anche per questo decennale il programma è stimolante e ricco di occasioni di riflessione, a partire dalla consegna dei due premi offerti dalla Fondazione Roma, che quest’anno andranno alla scozzese Carol Ann Duffy e all’italiano Giancarlo Majorino, una delle voci più importanti e ‘scomode’ della poesia italiana, entrambi interpretati dalla voce poeticamente esperta di Sonia Bergamasco.

Con loro autori italiani e stranieri, l’indiana Rati Saxena e la nativa americana Joy Hario con il suo sax tenore, la bravissima poetessa occitana Aurelia Lassaque, che da tempo sperimenta i suoi versi con la musica etnica e sperimentale e il bretone Antony Heulin, insieme con personalità spiccate della poesia italiana, penso a Gabriele Frasca, Franco Buffoni, Dome Bulfaro (e la sua poesia ‘terapeutica’), Maria Grazia Calandrone, Aldo Nove, Rosaria Lo Russo, Tomaso Kemeny.

Io ci sarò, come EmCee, per l’ormai tradizionale Poetry slam dedicato alle scuole, tappa prestigiosa del grande campionato nazionale della Lega Italiana Poetry Slam, insieme con quattro poeti e performer di eccezionale bravura: Antonella Bukovaz, Francesca Gironi, Sergio Garau e il campione italiano in carica, Simone Savogin.

A testimonianza che il poetry slam può piacere, o meno, ma fa ormai parte stabile del panorama poetico italiano contemporaneo. Far finta di nulla non cambia le cose.

Slam bam, dunque, a Ritratti di Poesia e al suo decennale con l’augurio di non perdere mai il coraggio, la curiosità e l’onestà intellettuale che lo hanno contraddistinto sin ora. E per chi non potesse venire, il consiglio è quello di sintonizzarsi per la diretta streaming sul sito di Rai Cultura.