Tre colpi di pistola a bruciapelo. Esplosi a non più di 30 centimetri di distanza. All’improvviso. Tanto che Ezio Sancovich non ha avuto nemmeno il tempo di togliersi la cintura di sicurezza. I carabinieri lo hanno trovato la sera di lunedì 1 febbraio inchiodato al volante della sua auto a Piombino Dese, in provincia di Padova. A distanza di nemmeno 24 ore, gli inquirenti sono convinti di avere incastrato il presunto killer di questo 62enne ex capo area della Moncler e dal 2007 consulente esterno dell’azienda di abbigliamento, considerato da tutti un buon padre di famiglia. I militari dell’Arma hanno infatti fermato Renato Rossi, 67 anni di Martellago (Venezia), che da tempo conosceva il 62enne, che messo alle strette durante un lungo interrogatorio ha confessato di aver ucciso per alcuni debiti non pagati. Da quanto si è appreso, era Rossi a dovere del denaro a Sancovich, i due avrebbero avuto una discussione degenerata in omicidio.

Fin dall’inizio le indagini si sono concentrate sulle persone vicine a Sancovich che, secondo gli investigatori, conosceva il suo assassino. A dirlo sono stati i primi accertamenti sull’auto. Nessun segno di colluttazione dentro l’abitacolo né di frenata o danneggiamento all’esterno. Il killer ha semplicemente aperto la portiera del guidatore e fatto fuoco su Sancovich, arrivato in questa zona isolata di Piombino Dese forse perché aveva un appuntamento con chi l’ha freddato.

A Rubano, nel Padovano, dove risiedeva il 62enne viene descritto come un tranquillo padre di famiglia. Una moglie e due figlie. Tutto casa e lavoro. “Abbiamo saputo della tragedia, siamo sconvolti – racconta una vicina di casa che dice di parlare anche a nome della famiglia -. Ezio era una persona normale, tutto lavoro e famiglia, con l’hobby della bicicletta. Un tranquillo padre di famiglia”. La moglie, racconta un altro vicino che l’ha ncontrata, “è sconvolta, non sa trovare una spiegazione per quello che è successo. Dice che non avevano mai ricevuto minacce e che non riesce proprio a trovare una spiegazione per quanto è accaduto. La loro era una vita tranquilla e decisamente normale“.