Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon lo scorso 26 gennaio davanti al Consiglio di Sicurezza ha dichiarato che « è nella natura umana la necessità di reagire all’occupazione », esprimendo, quindi, il suo disappunto nei confronti del conflitto arabo-israeliano e specialmente nei confronti della politica espansionista israeliana nei Territori. Ban Ki-moon ha anche criticato la decisione del governo israeliano di scongelare dopo 18 mesi la costruzione di nuovi alloggi per i coloni in Cisgiordania, definendoli “atti provocatori”, affermando anche che l’espansionismo coloniale rappresenta “un affronto” per tutta la comunità internazionale.  Nello stesso giorno il Ministero della Difesa israeliano aveva autorizzato la costruzione di 153 nuovi alloggi nelle colonie della Cisgiordania. Durante la cosiddetta Intifada dei coltelli Ban Ki-moon aveva condannato i Palestinesi per gli atti di violenza ma aveva fatto altresì notare come le misure di sicurezza messe in atto dal governo israeliano non avrebbero di certo posto fine alle violenze e anzi che questa escalation avrebbe “per sempre reso impossibile l’opzione dei due Stati”.

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La risposta di Netanyahu non si è fatta attendere. Secondo il Primo ministro, il Segretario generale dell’Onu compierebbe delle dichiarazioni “ingiustificabili” e “incoraggerebbe il terrorismo”. Netanyahu rincara la dose sostenendo anche che da troppo tempo l’Onu avrebbe perduto “la sua neutralità” e il suo “potere morale”. Questo già dal 2003, ovvero dalla risoluzione contro la costruzione del Muro in Cisgiordania, per poi continuare con il rapporto Gladstone sull’operazione Piombo Fuso a Gaza nel 2009 e il riconoscimento della Palestina come membro osservatore Onu.

Netanyahu sostiene che la sicurezza israeliana sia quanto mai necessaria perché gli atti terroristici palestinesi non vanno a parare da nessuna parte. I martiri infatti non “avrebbero l’obiettivo di costruire un Paese, ma vorrebbero solo distruggere quello israeliano”.

Anche l’ambasciatore israeliano presente al Consiglio di Sicurezza, Danny Danon, afferente all’ala destra del Likoud, ha reagito duramente al dicorso di Ban Ki-moon, evidenziando la faziosità del Consiglio, il quale “avrebbe emesso 12 risoluzioni contro il terrorismo mondiale e nessuna contro il terrorismo palestinese in Israele”.

Non solo la politica, anche la società civile israeliana si dichiara oltraggiata dalle dichiarazioni del Segretario Generale. In una lettera aperta indirizzata a Ban Ki-moon e pubblicata sul giornale di centro-destra Israel Today, viene ripercorsa la storia delle relazioni tra “il popolo ebraico” e la Lega delle Nazioni -poi Nazioni Unite, ovvero dal 1920 – anno in cui viene riconosciuto il diritto del popolo ebraico a ritornare alla “Terra Promessa”. Secondo questo principio, sarebbero stati i Palestinesi ad occupare il territorio, preceduti dai Romani, Bizantini, Mammelucchi, Ottomani e infine dagli Inglesi. La lettera conclude sostenendo che Israele è sempre stato attaccato da forze nemiche e che, per queste ragioni, la sua politica di difesa e prevenzione è giustificata.

Nonostante gli animi in Israele si siano accesi per le tensioni con l’Onu, le dichiarazioni del Segretario del partito laburista israeliano l’Unione Sionista, Isaac Herzog, non sono state da meno. Herzog ha infatti sostenuto, in un incontro a Parigi con il Presidente Hollande, che ormai la soluzione dei due-Stati non è più prioritaria per Israele. In linea con le sue recenti affermazioni sulla necessità di elettrificare il Muro di separazione con i Territori palestinesi per stemperare gli attacchi degli attentatori solitari palestinesi, Herzog sembra aver suggerito all’Unione Europea che la “questione palestinese” è ormai superata per Israele ed assume ormai un ruolo secondario rispetto alle dinamiche regionali che vedono il Paese al centro di un tentativo di riallineamento all’asse sunnita e di riconciliazione con potenze regionali come Egitto, Turchia e Arabia Saudita. Tuttavia, le sue dichiarazioni hanno sollevato una levata di scudi. Tzipi Livni si è detta amareggiata dalle dichiarazioni incongruenti del suo co-titolare di lista, sostenendo che la ricerca di una soluzione equa improntata alla formula dei due Stati per i due popoli orienta ancora il suo impegno e la sua visione politica. Anche Shelly Yachimovich, precedente segretaria del disciolto partito laburista, si è detta oltraggiata dalle esternazioni di Herzog.

Tuttavia né Herzog né Ban Ki-moon sono due pazzi visionari in preda a deliri onirici. Entrambi esprimono opinioni che in Israele (Herzog) e nella comunità internazionale (Ban-Ki moon) tutti condividono e ritengono, parimenti a loro, ragionevoli e inconfutabili. Entrambi commettono, però, l’errore di pronunciare verità che, sebbene tutti conoscano, potrebbero completamente ribaltare la visione del conflitto arabo-israeliano alla quale siamo stati abituati dai media.