Vi siete mai sentiti nel tritacarne della politica? È una sensazione strana; non dico la peggiore che si possa provare ma certo per nulla invidiabile o desiderabile. La legge sulle unioni civili è un principio di civiltà che in molti in Italia oggi pretendono. Lo hanno dimostrato le centinaia di migliaia di persone che sabato 23 gennaio si sono mobilitate, in tutta Italia, per manifestare il proprio favore al varo della legge Cirinnà.

Roma, Family Day al Circo Massimo

Detto questo, la parola ora passa al Parlamento. E si passa, giocoforza, a decifrare quella lingua, a tratti oscura, e davvero poco comprensibile che si parla tra gli scranni delle camere, fatta di complicità, intrighi, dialoghi, compromessi e molto spesso di ipocrisie. E lì dentro io, la mia compagna e le nostre figlie ci sentiamo come stritolate. Non so quanto, i nostri amati parlamentari, abbiano la consapevolezza di occuparsi – quasi in senso “ontologico” in questo caso – della vita delle persone. Ma non solo: del futuro, della programmazione e della pianificazione dell’esistenza di un nucleo famigliare; ovvero di esseri umani che si sono trovati a dividere tutto tra loro e che attendono ancora che su questo venga stabilita una – pur minima – legittimazione giuridica.

Ci dovremmo accontentare… E per ora dobbiamo accontentarci del fatto che la discussione in Senato sia partita, per il momento, con un “antipasto”, come hanno sottolineato diversi commentatori politici. La legge sulle unione civili è finita nelle menti dei senatori per solo una manciata di ore, ma già in quell’occasione si è intravisto il duro confronto che molto probabilmente si produrrà prossimamente a Palazzo Madama. Si riprenderà dopo l’odioso Family day con la discussione sulle pregiudiziali costituzionali del provvedimento e per noi, direttissimi interessati, già cominciano a tremare le vene e i polsi.

Il confronto più serrato avverrà molto probabilmente sul nodo della stepchild adoption, che rischia di portare il testo ad un voto ‘al buio’ come dicono i meglio informati e, per giunta, con la potenziale trappola dello scrutinio segreto. Si dovrebbe vedere quindi di che pasta è fatta la solidità della maggioranza trasversale che s’è venuta a creare, generata solo ed esclusivamente per il varo delle unioni, ovvero quella tra Pd-M5S-Sel, coloro che a parole sostengono il testo attuale.

In questo enorme trituratore di idee, sentimenti, voglia di cambiamento, solo a questa anomala maggioranza occorre far riferimento; escluso l’accordo interno ai Dem (ad esempio sulla proposta di mediazione del biennio pre-adottivo) con l’ala cattolica del Partito democratico che pare intenzionata a non ritirare i propri emendamenti e, anzi, pronta a una nuova offensiva, per ribadire la proposta dell’affido rafforzato – o del “genitore depotenziato” come lo chiamo io – pure coi centristi, nonostante per ora Ap resti contrario sia all’adozione sia all’affido. In attesa dell’assemblea dei senatori Pd e dell’individuazione degli emendamenti sui quali sarà prevista la libertà di coscienza, le posizioni nel massimo partito di governo restano lontane.

Secondo il senatore Gaetano Quagliariello, fondatore del movimento “Idea” le pregiudiziali di costituzionalità, che si affronteranno presto, “dimostrano come il ddl Cirinnà sia segnato da vizi strutturali tali da inficiare la legittimità dell’intero testo. Fra questi, il contrasto con l’articolo 29 della Costituzione per via dei molteplici, insistiti, ripetuti richiami alla disciplina del codice civile in materia di diritto matrimoniale e diritto di famiglia”. “Pregiudiziali”… “vizi strutturali”… “legittimità”… “inficiare”… Vedete come parla la politica; le nostre vite, per lorsignori, sono da ridurre a questo gergo scolastico, da esasperati cultori dell’Accademia della Crusca impegnati nella ricerca azzecca-aggarbugliata di ogni cavillo e clausola utile per affossare la riforma.

Signori, le nostre vite meritano di più… Forza andate e votate!