Anche febbraio inizia male per Piazza Affari. Il listino milanese ha chiuso la prima seduta del mese a -0,92%, la performance peggiore del Vecchio Continente, peraltro tutto in rosso in scia alla nuova contrazione dell’industria cinese. A trascinare al ribasso la Borsa di Milano è stata soprattutto una nuova ondata di vendite sui titoli bancari: ancora a picco Monte dei Paschi di Siena, in rosso del 3,85%, ma hanno perso terreno anche Mediobanca a -3,12%, Bper a -2,45%, Intesa, giù del 2,14%, e Unicredit, a -0,85%. Le nuove rassicurazioni di Ignazio Visco sulla solidità del sistema non hanno evidentemente dato spunti positivi al mercato. Né ha giovato la richiesta del governatore di Bankitalia di rivedere l’entrata in vigore della direttiva europea sul bail in, subito cassata dalla Commissione Ue che anche lunedì ha ribadito come “non ci siano piani” per modificarla. Mentre il presidente della Bce Mario Draghi, parlando agli europarlamentari in plenaria a Strasburgo, ha detto che serve un’applicazione “coerente” delle disposizioni sul bail-in e “un ulteriore lavoro normativo per armonizzare le nostre regole sulla vigilanza”.

Quanto alla garanzia pubblica che lo Stato concederà alle tranche meno rischiose dei crediti deteriorati, Moody’s lunedì ha evidenziato in un rapporto ad hoc che senza “una forte moral suasion da parte delle autorità nazionali e la Bce le banche italiane potrebbero preferire lo status quo, perdendo così un’opportunità per pulire” i loro portafogli. L’agenzia simula poi gli effetti di un trasferimento delle sofferenze al 20% del loro valore, ovvero circa due punti in più (grazie alla garanzia statale) rispetto al 17,5% fissato per Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche, le quattro banche mandate in risoluzione a novembre: “La differenza tra la valutazione corrente e il prezzo di vendita al veicolo ad hoc sarà una perdita che le banche dovranno riconoscere”, perdita compensata però dalla riduzione degli asset ponderati per il rischio e della leva.

Sull’andamento di Piazza Affari ha pesato però anche Luxottica, maglia nera con una perdita del 5,73%. Il gruppo dell’occhialeria sconta l’addio a poco più di un anno dalla nomina del co-amministratore delegato Adil Khan e l’attribuzione delle deleghe esecutive all’ottantenne fondatore e presidente Leonardo Del Vecchio. Giù del 2,71%, poi, Poste Italiane. In questo caso hanno contribuito le indiscrezioni che davano il gruppo pronto ad acquisire il sofferente Monte dei Paschi di Siena. Le smentite domenicali e quelle di lunedì mattina non sono bastate per evitare lo scivolone. Fonti del Tesoro domenica avevano definito “destituite di ogni fondamento” le “ipotesi di operazioni che coinvolgono Poste Italiane nel riassetto del settore bancario”. Ipotesi di cui ha dato conto Repubblica sabato, scrivendo che Palazzo Chigi stava valutando l’integrazione tra il gruppo delle consegne, che ha debuttato a Piazza Affari lo scorso ottobre ma resta per il 60% nel portafoglio del ministero dell’Economia, e la banca senese di cui il Tesoro è azionista con il 4%. Anche la banca, che lo scorso anno ha visto la raccolta diretta scendere da 123 a 119 miliardi ma è tornata all’utile grazie alla contabilizzazione dell’operazione Alexandria imposta da Consob, ha smentito: “Con riferimento ad articoli e indiscrezioni di stampa, Poste Italiane informa che nessuna delle operazioni di fusione o acquisizione ipotizzate nel contesto del riassetto del sistema bancario rientra nei suoi piani”, si legge in una nota diffusa prima dell’apertura dei mercati.

Secondo il quotidiano di Largo Fochetti l’operazione avrebbe dovuto coinvolgere non solo le Poste, che di recente hanno approfittato dei guai degli istituti di credito per pubblicizzare i propri Buoni fruttiferi, ma anche “altri soggetti disinteressati ad una totale acquisizione”, come le quattro nuove banche nate dalle ceneri di Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche o “Unicredit che ha una presenza poco diffusa in Toscana e potrebbe essere interessata ad una parte delle filiali del Monte”. Il neo viceministro Enrico Zanetti lunedì mattina a Agorà ha dato l’altolà: “Sarebbe un’operazione inutile e perfino dannosa“, ha detto, aggiungendo che “queste notizie trasmettono l’impressione, totalmente sbagliata, di un Mps alla frutta che se non viene rilevata da mamma Stato in qualche modo, non ha nessun possibile acquirente”. D’altro canto Rocca Salimbeni ha perso nell’ultimo mese il 48,3% del valore e oggi le sue azioni valgono solo 0,6 euro contro gli 1,2 di fine dicembre.