self-driving car

La California preme l’acceleratore sulle self-driving cars. La nuova proposta di legge a firma di Susan Bonilla permetterebbe di testare macchine autoguidate “non equipaggiate di volante, freno, acceleratore e operatore all’interno del veicolo”. I test sarebbero i primi del loro genere nella storia degli Stati Uniti. Ad oggi, i test sono consentiti solo per le vetture automatizzate che presentano un operatore umano e comandi manuali.

Le self-driving cars potranno circolare alla velocità massima di 55 km/h e solo all’interno del perimetro della GoMomentum Station. L’area di test è operativa da più di un anno, offre oltre 30 km di strada asfaltata e si trova 50 km a est di San Francisco – centro nevralgico della tech industry.

Colossi automobilistici come Mercedes, Audi e Tesla sperimentano da anni sistemi automatizzati in grado di facilitare guida e parcheggio. L’obiettivo di queste aziende non è sostituire il guidatore, perché significherebbe perdere il cliente, bensì semi-automatizzare azioni complesse. Aspirazioni diverse nutrono gli ingegneri di Google, Uber e Lyft. Le loro tecnologie mirano a oltrepassare interamente l’era della guida su base umana.

In Italia, come in altri Paesi del mondo, il dibattito etico è concentrato sullo scontro tra tassisti e guidatori Uber. Da una parte, i tassisti chiedono maggiori tutele dalla legge in fatto di concorrenza sleale. Dall’altra, i guidatori di Uber chiedono di non essere intralciati. A loro dire, la tecnologia dovrebbe poter viaggiare più veloce dell’arretratezza culturale dei luddisti, dunque della legge.

Interessante a riguardo è il dibattito etico che oggi invece infiamma la California. I guidatori di Uber e Lyft, competitor statunitense, sanno bene dove le rispettive aziende stanno volgendo il proprio sguardo: mezzi privati completamente autoguidati. Queste vetture saranno in grado di trasportare il passeggero da A a B senza bisogno di alcun intervento umano. Non è necessario giocare troppo con l’immaginazione per capire quale sia il punto di caduta. I guidatori di Uber e Lyft perderanno il lavoro.

Le macchine autoguidate hanno l’obiettivo di portare verso lo zero il numero degli incidenti stradali. Accurati sistemi di mappatura 3D del territorio consentono alla vettura di muoversi con l’obiettivo di evitare collisioni con persone, oggetti statici e mezzi in movimento. Le implicazioni di un’architettura stradale costituita in gran parte da self-driving cars sono infinite.

Nelle vetture a completa guida automatizzata le assicurazioni saranno pagate dal produttore, unico responsabile di eventuali sinistri, e non dal cliente. Verranno eliminati dispositivi tradizionali di guida che agevolano la visibilità (tergicristalli, specchietti), consentono di agire (volante, pedali) o interagire con altri guidatori umani (clacson, frecce). Cambieranno gli interni, perché le vetture dovranno ripensare l’esperienza del passeggero – slegato dall’onere della guida. In una prospettiva ancora più ampia, questo cambierà il concetto di tempo liberato. Non dovendo spendere tempo nel traffico, un privato cittadino avrà nuove ore di vita a disposizione per riposare, intrattenersi o lavorare.

C’è poi l’altro lato della medaglia, quello oscuro. Alcune zone del mondo saranno abbandonate da queste tecnologie. Vetture completamente automatizzate dovranno per legge rispettare standard di sicurezza. Tra questi, la distanza tra una vettura e l’altra. Nelle città più caotiche del mondo rispettare le distanze stabilite dalla legge significherebbe quadruplicare le file. La creatività umana batterebbe la tecnologia, funzionale solo in contesti altamente razionali. Infine, l’opinione pubblica affronterà il grande tema della disoccupazione. Per ogni ingegnere informatico assunto da Google perderanno lavoro un numero indefinito di guidatori. In poco tempo, le tecnologie sviluppate per le vetture saranno implementate sugli altri mezzi di trasporto pubblico, eliminando altri lavori.

Chi scrive si è da poco trasferito a San Francisco. Il dibattito sulle macchine autoguidate è l’ennesimo specchio di una California completamente orientata dal business hi-tech. La retorica salvifica della tecnologia deve essere analizzata con rispetto, ma anche distacco. Un celebre detto vuole che per capire il futuro si debba conoscere bene il passato. Un altro metodo è vivere direttamente nel futuro. Questa è la California. Compito dell’autore è scrivere, fornendo al lettore messaggi dal futuro. Compito del lettore è commentare, facendo sapere all’autore se questo futuro gli piace.