Mille e non più mille. Se la frase resta di origine incerta, attribuita ai vangeli apocrifi o a Nostradamus, oggi ne conosciamo il significato: non si riferiva alla fine del mondo allo scoccare del millennio, ma alla infinita querelle sui gol segnati da Romario de Souza Faria, semplicemente conosciuto come Romario: uno dei più grandi calciatori di sempre che oggi compie 50 anni. La Fifa gliene riconosce solo 929, ma chi ama il calcio molti di più, tanto che nel 2007 durante una partita tra Vasco de Gama e Reclife, quando Romario segna tutto lo stadio si ferma, tutto il paese si ferma, tutto il mondo si ferma: per tutti quello era il millesimo gol. Per tutti tranne che per la Fifa, che Romario, oggi senatore del Partito Socialista brasiliano, ha sempre combattuto in campo e fuori, definendola “organizzazione criminale” e poi chiamando i suoi dirigenti “topi”. Perché di gol lui ne ha sempre segnati a caterve – 96 in 107 partite col Psv Eindhoven, 34 in 46 con Barcellona, 55 in 70 col Brasile – e allora che siano mille o non più mille è solo una questione politica.

Perché al contrario di Pelé e Ronaldo, da lui criticati per quel loro essere sempre asserviti al potere e dalla pubblicità, Romario non ha esitato a definire “assassino” l’ex presidente della federcalcio brasiliana Josè Maria Martin per le sue collusioni con la sanguinaria dittatura, e a schierarsi con le proteste contro la vergognosa organizzazione dei Mondiali di Brasile 2014 che privatizzava i profitti e socializzava le perdite. Se oggi a 50 anni le battaglie rivoluzionarie di Romario sono condotte col sudore delle inchieste e dei dossier parlamentari, quando giocava a calcio non sudava mai, preferiva il sabotaggio: il suo essere sabbia negli ingranaggi del sistema avveniva attraverso il rifiuto del lavoro. “Si è sempre concesso il lusso di fare quel che voleva, gaudente nella notte, casinaro, ha sempre detto quel che pensava senza pensare a quel che diceva”, ha scritto Eduardo Galeano di questo formidabile attaccante, che i tecnici volevano ostracizzare perché preferiva la bella vita agli allenamenti, salvo poi essere costretti ad ammettere che era il più grande che avessero mai allenato. Vedi Johan Cruyff a Barcellona.

Quando giocava a calcio passeggiava indolente per il campo cercando zone d’ombra, zone dove possibilmente non passasse il pallone per non essere costretto a fare finta di rincorrerlo, ma poi appena la palla arrivava in area di rigore eccolo lì, rapace, spuntato all’improvviso da non si sa dove e non si sa come, a infilarla in rete di soppiatto. Quando giocava a calcio, tutti lo chiamavano O Baixinho, il tappetto, per quel fisico non certamente atletico. Eppure lui ha dimostrato, come ci racconta oggi Paolo Condò celebrando con noi i suoi 50 anni, che “si può dominare il mondo anche partendo da un culo basso”. E, oltre vincere tutto quello che si può vincere, portarsi a casa anche un Mondiale da assoluto protagonista a Usa 1994, segnando 8 gol in coppia con Bebeto (cinque lui, tre il compagno), che gli valgono anche il Fifa World Player. Estasiati da quel giocatore, dopo il Mondiale gli dedicarono le pagine più belle del loro libro Carmelo Bene ed Enrico Ghezzi, esaltando quel piccoletto “che eccede e trascende i limiti del gioco, che si sublima nell’immediato”. Così, all’improvviso, dopo avere passeggiato indolente per tutta la partita.

Una volta ai tempi del Barcellona, raccontò qualche anno fa Johan Cruyff, Romario gli chiese di potere tornare in vacanza in Brasile per qualche giorno: c’era un carnevale o qualche festa cui voleva partecipare. C’era però anche una partita decisiva per il Barça, e allora il tecnico olandese gli rispose che sì, poteva partire, ma solo se avesse segnato almeno due gol in quella partita. Bene, Cruyff dice che lo mise in campo e dopo nemmeno mezz’ora Romario, che aveva già fatto i suoi due gol, si avvicinò alla panchina per chiedere di essere sostituito: aveva già prenotato l’aereo e doveva andare in aeroporto perché sarebbe partito dopo poche ore. “Riesce a essere freddo, fermo, in questo movimento, fermo, da singolo fotogramma. E poi li brucia. I portieri non si rendono conto, perché fa dei gol micidiali. E’ cinico. Ne scarta quattro con la palla calamitata al piede, e poi li mette nei posti più giusti, più impensati”, scrive Carmelo Bene dei gol di Romario. E allora che siano mille e anche più di mille questi gol, con buona pace dei “criminali della Fifa”.

Twitter @ellepuntopi