Immaginate che ventotto persone siano chiuse da sei giorni nello scantinato di un edificio. Non possono uscire, fuori sono circondati, se escono muoiono. Ma sono destinati a morire anche così, perché non c’è nessuno, là fuori, che raccolga le loro grida d’aiuto. Nessuno li ascolta. Non è per fare una stupida e tragica ironia, ma potrebbe sembrare la trama della Notte dei morti viventi. Se fosse così, però, la storia avrebbe un’audience altissima.

Kobane

Invece è una storia reale, e non ha alcuna audience. Se poi fosse accaduta in un altro luogo, forse, avrebbe comunque avuto un grande seguito. Invece accade in Kurdistan, nel Kurdistan che appartiene alla Turchia. E nessuno dei media occidentali, che su una storia del genere sono in grado di imbastire drammatizzazioni oltre ogni concepibilità, ne dà conto. Sei giorni fa i carri armati turchi, nella città di Cizre, hanno colpito quell’edificio, e quelle ventotto persone si sono nascoste nello scantinato. Da quel momento, nessuno ha potuto più avvicinarsi alla casa. Le ambulanze che hanno provato ad avvicinarsi sono state bloccate. Quando pareva che avessero avuto il permesso, su di loro i blindati turchi hanno fatto fuoco. Nel frattempo cinque persone sono morte dissanguate. Una, poi un’altra, poi un’altra.

Sono tutti ragazzi molto giovani, tranne due anziani. Due giorni fa sono crollate anche le scale che portano allo scantinato. Al secondo piano dell’edificio c’è Mehmet Tunc, co-presidente dell’assemblea popolare di Cizre, che ha dichiarato: “Stanno cercando di demolire l’edificio. Stiamo solo aspettando di morire, e con noi muore l’umanità”.

Le ultime notizie ci dicono che quattro ragazzi stanno per morire dissanguati e di sete, dopo che l’ultimo litro d’acqua è terminato due giorni fa. Il deputato dell’Hdp ha ricevuto questi sms: “Ho intenzione di uccidermi. E’ troppo. Non voglio più sentire urlare per l’acqua”; “L’acqua, abbiamo bisogno di acqua, aiutateci”.

Cizre, ormai, è la nuova Kobane. E’ al quarantesimo giorno di coprifuoco, e in questi quaranta giorni sono state uccise più di sessanta persone. Se partiamo da luglio, quando le armate del tiranno Erdogan hanno ripreso il loro massacro dei curdi, siamo a un centinaio di morti. Cadaveri lasciati a marcire in mezzo alla strada, e se vai con la bandiera bianca per recuperarli ti sparano addosso, e ti ammazzano. Oltre ogni limite dell’inumanità.

E nessuno dice nulla. Lo sappiamo, del resto, la Turchia non è solo alleato strategico alleato della Nato, nonché ottimo mercato per vendere armi (Alenia-Finmeccanica in primis), ma soprattutto, in questo momento, gli è delegato il compito di fermare l’orda dei profughi, che scappano dal Daesh alimentato da Erdogan stesso. Perciò, si massacrino pure i curdi, fastidiosa pietra d’inciampo.