La garanzia pubblica sui crediti deteriorati, oggetto dell’accordo raggiunto dal ministro Pier Carlo Padoan con la commissaria Ue Margrethe Vestager, “anche se positiva difficilmente farà ripulire velocemente i bilanci” perché “lo schema non affronta la differenza tra gli attuali prezzi di mercato e il valore a cui i non performing loans sono stati messi a bilancio”. Dopo la bocciatura dei mercati e i dubbi espressi da Fitch, ora anche Standard & Poor’s boccia la versione italiana della bad bank. Di conseguenza gli analisti dell’agenzia di rating statunitense annunciano l’intenzione di lasciare invariati i rating degli istituti della Penisola.

Il problema sta in un dettaglio per nulla secondario, il prezzo: “Anche se la garanzia statale riuscirà ad aumentare l’interesse degli investitori per alcune tranche di questa cartolarizzazione e incrementare la liquidità dei titoli garantiti, rendendoli accettabili come collaterale per le operazioni di rifinanziamento della Banca centrale, è improbabile che questo corregga le ampie differenze di prezzo sul mercato”.

Più in generale, secondo S&P, le banche italiane devono affrontare “tre punti deboli”: non solo “l’ampio” stock di crediti deteriorati accumulati nei bilanci ma anche “le rigidità strutturali che hanno mantenuto le loro basi di costo relativamente alte”, con una “efficienza quindi nel complesso scarsa”. In terzo luogo, “il sistema altamente frammentato riduce la loro capacità di realizzare economie di scala e di correggere la sovraccapacità nel settore”. Inoltre, spiegano gli economisti, “la recessione pesa ancora sui bilanci”. Di conseguenza, nonostante la ripresa economica e le riforme offrano “opportunità” alle banche, soprattutto in termini di qualità degli attivi e capacità di generare utili, il processo sarà graduale e non c’è “nessuna cura istantanea“.

Per quanto riguarda l’economia italiana in generale, S&P ritiene che la crescita “guadagnerà slancio nel 2016″. Il Pil dovrebbe crescere in termini reali dell’1,3% nel 2016 e dell’1,4% nel 2017. Le stime del governo per quest’anno sono di un progresso dell’1,6%.