Fast Food

Il mondo è strano. Milano anche di più. Nella capitale meneghina, la famosa Milano da bere, ancora accade che persone peculiari decidano di licenziarsi da un posto fisso (una cosa mitologica ormai in Italia, al pari dell’arca dell’alleanza) per inseguire un sogno.

Incuriosito dalla cosa (la notizia mi era giunta per passa parola) mi sono fatto un pò di indagini.

Il Simone Ciaruffoli, che con due socie ha aperto Burgez, non appare essere un figlio di papà della Milano bene. Anzi i suoi nemmeno son di Milano come mi spiega: “I miei sono di Fano e han gestito un ristorante di pesce, fin da piccolo sono cresciuto tra pentole e fornelli. Poi mio padre ha scoperto che avevo un talento nell’atletica leggera. Quindi son finito a fare lo sportivo e ho vinto un pò di premi a destra e manca. A 22 anni ho capito che correre non era più possibile, già che c’ero ho scritto dei libri. Tra cui uno su Eyes Wide Shut (il film del compianto Kubrick)”.

In seguito, questo straniero immigrato (insomma per gli standard dei milanesi uno che viene da Fano è grosso modo come se venisse dal Rwanda) comincia anche a lavorare. “ Sono entrato in Magnolia tv e son diventato sceneggiatore di Camera Caffè. Poi son uscito perché mi ero stufato. Son andato in Film Master e son stato capo progetto per inventare format televisivi. Poi ho conosciuto Andrea Pezzi (l’ex presentatore di Mtv) che stava creando Ovo e son andato lì come direttore editoriale. Durante i miei 8 anni di Ovo ho sempre coltivato la mia passione per la cucina. Tanto che in pausa pranzo, avevamo una cucina, mi divertivo a cucinare per i miei colleghi.

Dopo un po’ di complimenti ho pensato che potevo farne un lavoro.” E qui parte l’idea folle, quel tipo di scelte alla Sliding Doors che ti cambiano la vita (e potenzialmente il conto in banca). Il Ciaruffoli si licenzia. Molla il posto fisso e diventa un precario (o un imprenditore, che per definizione è precario senza sicurezza).

“Non ero certo Cracco quindi ho pensato di partire da cose più semplici, fatte bene con passione. Di qui mi son lanciato ad aprire un fast food. Complice un libro regalatomi su come fare i burger, ho fatto un pò di esperimenti (tipo 2 anni di esperimenti) e ho aperto il mio primo locale qui in via Savona.”

Essendo un’area negli ultimi anni giunta alla ribalta per la sua crescente industria della moda (Armani e altri brand hanno la sede principale qui) mi domando se la scelta sia strategicamente valida. “Beh, la location è bella, ma in vero abbiamo aperto qui perché le buone uscite (quello che si deve pagare per riscattare una locazione) sono piuttosto care a Milano”. Quindi un fast food come lo definisce il Simone “di fascia alta”. Da Foodies ho dato un morso ad un suo burger e mi è piaciuto (disclaimer non mi son fatto pagare in burger per scrivere questo articolo).

Da ex “markettaro” il Simone la pubblicità se la fa lui “un po’ per risparmiare un po’ perché mi piace seguire un poco di tutto”. I suoi spot in Youtube son divenuti virali. Conti alla mano rende questo posto? “Abbiamo raggiunto il nostro target di cassa dopo solo un mese, e continuiamo a crescere. Ovviamente le nostre dimensioni sono ridotte e di qui l’idea di aprire una seconda location”. E i soldi chi li mette? Soci? Banca? Famiglia? “Abbiamo avuto differenti offerte per avere un socio, probabilmente prenderò un socio per una singola location. Sulle banche meglio lasciare perdere. Il fatto che non avessi un’entrata mensile era come dire che ero povero, e in cambio di un prestito ti chiedevano garanzie (tipo immobili) o che i tuoi genitori si indebitassero. Mostrare loro lo storico delle entrate nel locale era inutile. Volevano sicurezze tangibili non proiezioni. Se questo è il mondo in cui le banche sostengono le piccole medie imprese… “

“La mia idea è prima di tutto di avere una posizione salda a Milano, diciamo 5 o 6 location e poi muovermi verso l’estero; probabilmente Londra”, spiega Simone.

Mi domando se Simone non stia valutando partner “VIP” ( stile Diego Abbatantuono per il negozio di polpette in porta Genova) o partnership per avere corner in location già avviate stile cinema, centri commerciali etc. “Al momento stiamo valutando; lo sai è che quando vedi che le cose cominciano a girare da sole, senza aiuto di altri, be’ vuoi continuare da solo”.

Lo ammetto mollare un lavoro sicuro per inseguire un sogno, a Milano, in Italia, in questo momento richiede un bel coraggio. A rischio di sembrare naive mi piace vedere che ci sono persone che fanno un lavoro che gli piace per scelta, che rischiano per fare qualcosa che dia loro (e ai loro clienti nel caso di Burgez) soddisfazione.

@enricoverga