Per gli studi televisivi di Sky si aggira un mostro (di bravura) dalla duplice natura: dottor Cattelan e mister Alessandro. Il primo, da settembre a dicembre, conduce con professionale maestria X Factor, il re dei talent musicali. Il secondo, dopo un mese e mezzo di pausa, è il mattatore di E poi c’è Cattelan, il late night show che torna da stasera, per 18 puntate, su SkyUno alle 23.15 (con i collaudatissimi Street Clerks a fare da colonna sonora)

In pratica, Cattelan comincia la stagione televisiva da “bravo presentatore“, metronomo di X Factor e coordinatore paziente del bizzoso tavolo dei giudici. Dopo avere incassato il successo di X Factor, però, il conduttore si trasforma, può finalmente dare sfogo alle sue doti da intrattenitore puro e dà vita a quel gradevole divertissement che è EPCC. Il programma è arrivato alla terza stagione, con una tendenza in crescendo che ha trasformato un esperimento rischioso in una realtà di culto nel panorama dell’intrattenimento in tv. Una crescita esponenziale che si riflette nel livello degli ospiti di questa edizione: Max Pezzali, Carlo Verdone, Antonio Albanese, Marco Giallini, Valerio Mastandrea, Roberta Vinci, Zerocalcare, Elio e le Storie Tese e Claudio Santamaria.

Tra una intervista via Whatsapp e momenti di cazzeggio puro, E poi c’è Cattelan va via che è un piacere. È il programma televisivo italiano che più somiglia ai late show statunitensi, un genere che dalle nostre parti non è mai riuscito a prendere piede. E tra i tanti meriti di Alessandro Cattelan, questo è forse il più importante: innovare la tv italiana con l’innesto di elementi prettamente americani, difficili da immaginare in palinsesti che puntano su Don Matteo e Il Segreto.

E infatti Cattelan ha trovato la sua America a SKY, mica in un canale generalista! Una scelta che a prima vista può sembrare poco coraggiosa, perché sembra facile sperimentare in quell’oasi satellitare ancora non troppo coinvolta nella folle corsa agli ascolti. Analizzando meglio la questione, però, va dato atto a Cattelan di aver preferito un pubblico più ristretto pur di avere la libertà di proporre un linguaggio televisivo distinto e distante da quello predominante. Una scelta che ha dato risultati ottimi e le cui conseguenze nel breve periodo potrebbero persino contagiare positivamente il resto della tv italiana.

Forse questi effetti benefici li attende con maggiore ansia il pubblico televisivo, non Cattelan. Perché in fondo ha trovato la dimensione ideale e, fortunatamente per lui e per chi lo guarda, se ne infischia degli ascolti. Rai e Mediaset non possono ancora permetterselo ma prima o poi dovranno prendere atto che il futuro è quello. Il futuro è Cattelan. Anzi, per chi vive consapevolmente questo tempo televisivo, è un presente tutto da godere.