La Chiesa “non rivendica alcuno spazio privilegiato” sulla bioetica. Anzi, dice Papa Francesco, “è soddisfatta quando la coscienza civile, a vari livelli, è in grado di riflettere, di discernere e di operare sulla base della libera e aperta razionalità e dei valori costitutivi della persona e della società”. Jorge Mario Bergoglio è intervenuto in udienza al Comitato Nazionale di Bioetica, ricevuto nella Sala Clementina. “Proprio questa responsabile maturità civile – ha proseguito il pontefice – è il segno che la semina del Vangelo, questa sì, rivelata e affidata alla Chiesa, ha portato frutto, riuscendo a promuovere la ricerca del vero e del bene nelle complesse questioni umane e etiche“. Per Francesco “si tratta, in sostanza, di servire l’uomo, tutto l’uomo, tutti gli uomini e le donne, con particolare attenzione e cura, come è stato ricordato, per i soggetti più deboli e svantaggiati, che stentano a far sentire la loro voce, oppure non possono ancora, o non possono più, farla sentire. Su questo terreno la comunità ecclesiale e quella civile si incontrano e sono chiamate a collaborare, secondo le rispettive, distinte competenze”.

Il Papa chiede alla bioetica di lavorare su “analisi interdisciplinare delle cause del degrado ambientale”, sul “tema della disabilità ed emarginazione dei soggetti vulnerabili”, e verso la “armonizzazione degli standard e delle regole delle attività biologiche e mediche, regole che sappiano riconoscere i valori e i diritti fondamentali”. Tra gli ambiti che il Papa incoraggia ad approfondire ci sono quello del “degrado ambientale” “alla ricerca di percorsi che riconoscano la corretta centralità dell’uomo nel rispetto degli altri esseri viventi e dell’intero ambiente”, ma anche quello della “disabilità e della emarginazione dei soggetti vulnerabili, in una società protesa alla competizione, alla accelerazione del progresso”. Una sfida a contrastare la “cultura dello scarto“. Infinte, terzo campo di riflessione suggerito da Bergoglio, lo “sforzo sempre maggiore verso un confronto internazionale in vista di una possibile ed auspicabile, anche se complessa, armonizzazione degli standard e delle regole delle attività biologiche e mediche, regole che sappiano riconoscere i valori e i diritti fondamentali“.

Le parole del Papa poi si concentrano sulle applicazioni biotecnologiche in campo medico, “le quali non possono mai essere utilizzate in modo lesivo della dignità umana e nemmeno devono essere guidate unicamente da scopi industriali e commerciali“.