La ‘Rete italiana per il disarmo‘ ha presentato un esposto in diverse Procure d’Italia per chiedere di “indagare sulle spedizioni di bombe dall’Italia all’Arabia Saudita“. “Si tratta – secondo l’associazione –  di almeno sei spedizioni nell’arco di pochi mesi”. L’ipotesi è la violazione dell’articolo 1 della legge 185/90, che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani. Questa la convinzione della ‘Rete Disarmo’ che con una conferenza stampa alla Camera dei deputati, ha portato alla luce l’invio di armamenti italiani per rifornire l’aviazione saudita, che da nove mesi bombarda lo Yemen senza alcun mandato internazionale. Nel paese ci sono stati oltre 6000 morti, di cui la metà civili. Dal settembre scorso la ‘Rete italiana per il disarmo’ ha documentato queste spedizioni e ha chiesto al Governo italiano di sospendere l’invio di bombe e sistemi militari all’Arabia Saudita. “Un carico di migliaia di bombe è partito due settimane fa dall’aeroporto di Cagliari con destinazione la base dell’aeronautica militare saudita di Taif, non lontano dalla Mecca. A partire dall’ottobre scorso due spedizioni sono avvenute via aereo cargo, altre due sono state effettuate imbarcando le bombe ai porti di Olbia e Cagliari). Le bombe sono prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias) in Sardegna. Considerate le ingenti forniture avvenute in questi mesi non è nemmeno più pensabile che si tratti di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi, ma è molto probabile che si tratti di nuove licenze all’esportazione rilasciate dall’attuale Governo Renzi – afferma Francesco Vignarca, coordinatore della ‘Rete Disarmo’, che aggiunge – le risposte giunte dall’Esecutivo con il ministro Gentiloni e la ministra Pinotti, sono state evasive e contraddittorie, perché la legge italiana vieta espressamente non solo l’esportazione, ma anche il solo transito, il trasferimento intra-comunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato”. Eccezioni sono possibili solo a seguito del «rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o di diverse deliberazioni del Consiglio dei ministri, da adottare previo parere delle Camere». Quindi non è il caso della guerra che la coalizione sunnita guidata dall’Arabia Saudita (ne fanno parte Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar e Egitto) ha iniziato il 26 marzo scorso contro il gruppo armato sciita degli Houthi, senza richiedere alcun mandato e senza ricevere alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite”