Sono rimbalzate in tutto il mondo, ieri, le immagini di guerriglia urbana andate in scena a Parigi nel corso della manifestazione organizzata dai tassisti francesi – supportati, per l’occasione, da colleghi arrivati da altri Paesi europei incluso il nostro – contro la “solita” Uber, l’azienda statunitense accusata di voler cannibalizzare il mercato del trasporto pubblico locale non di linea, soffiando il lavoro ai tassisti tradizionali e facendo colare a picco il valore delle licenze di questi ultimi.

Ma al di là delle note stonate suonate da chi gridando al “terrorismo economico” di Uber, ha incendiato pneumatici lungo le strade di una capitale europea e malmenato, almeno a leggere le cronache dei giornali francesi, colleghi rei di aver deciso di non partecipare alla protesta, la questione centrale è un’altra e riguarda l’Italia da vicino.

Violente proteste dei taxisti a Parigi contro Uber

C’è, infatti, il rischio che, nelle prossime ore, le scene rimbalzate ieri dalla Francia, si registrino – c’è da augurarsi con toni più civili e meno violenti – anche in Italia dove il Senato, esaminando gli emendamenti al disegno di legge in materia di concorrenza dovrà, tra l’altro, pronunciarsi anche su decine di emendamenti che, se approvati, spianeranno la strada ad Uber ed ai tanti altri analoghi servizi mentre se respinti o ritirati, garantiranno – difficile dire per quanto – ancora per un po’ il monopolio dei taxi bianchi sul mercato del trasporto pubblico non di linea.

“I fatti di Parigi possono accadere anche qui”, infatti, ha detto ieri Nicola di Giacobbe, coordinatore di Unica Taxi, una delle sigle di rappresentanza della categoria.

Prima che l’atmosfera diventi incandescente sembra, quindi, davvero, arrivato il momento che, dopo oltre tre anni di tentennamenti, che – bisogna dirlo con grande franchezza – non hanno fatto che esacerbare gli animi, creando confusioni e ritardi, i decisori politici si schierino da una parte o dall’altra, decidendo se ed in che misura modificare, una volta e per tutte, le regole del trasporto pubblico locale non di linea come, peraltro, richiesto – a gran voce ed a più riprese – dall’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato e dall’Autorità di regolamentazione dei trasporti.

Ora, con il ddl concorrenza sui banchi di Palazzo Madama, tre anni di dichiarazioni, annunci e smentite da parte di esponenti di primo piano di governo e Parlamento alle spalle, proposte e dietro-front repentini è tempo di scelte ponderate e definitive assunte, auspicabilmente, nell’interesse dei più anche a costo di scontentare qualcuno.

E’ questo, d’altra parte, il mestiere e la responsabilità di chi governa un Paese.

E nel risolvere, finalmente, una questione che, altrimenti – come insegnano i fatti di ieri di Parigi – rischia di degenerare ci sono alcuni aspetti che è auspicabile vengano tenuti in debita considerazione.

Il primo sembra ovvio ma non lo è, specie a guardare ai tanti fallimenti sin qui raccolti in ogni tentativo di liberalizzare il mercato dei taxi anche prima che Uber facesse capolino negli smartphone degli italiani: guai a cedere ai ricatti o a fare marcia indietro davanti alle minacce di scioperi e manifestazioni dei tassisti come troppo spesso accaduto.

Governo e Parlamento facciano, naturalmente, le loro scelte in un senso o nell’altro ma le facciano in modo coraggioso, autonomo ed indipendente, chiedendosi solo ed esclusivamente cosa serve, per davvero, al Paese.

E pazienza se qualche migliaio di tassisti riempirà chiassosamente piazza Venezia per qualche giorno come già successo decine di volte o minaccerà di paralizzare la città a ridosso di questo o quell’evento.

Mai come in questo caso, le barricate dei taxi bianchi sono barricate innalzate contro il futuro davanti alle quali chi è al timone di un Paese che ha l’ambizione di tornare ad essere protagonista della cultura e dell’economia globale non può e non deve fermarsi.

Scioperi e manifestazioni non saranno infiniti e, prima o poi, i più illuminati tra i tassisti romperanno le fila e si renderanno conto che non ha senso remare contro il futuro e conviene tornare al lavoro cercando – come, peraltro, sta già, in molti casi, accadendo – di diventare competitivi in un mercato libero a colpi di innovazione e modernità.

C’è poi un secondo profilo altrettanto rilevante.

E’ importante scongiurare il rischio che una decisione sul futuro e che riguarda un intero Paese finisca con il diventare ostaggio di calcoli e strategie elettorali legati alle ormai prossime consultazioni amministrative per l’elezione, tra gli altri, dei sindaci di Roma e Milano.

Guai se il sì o il no agli emendamenti al disegno di legge sulla concorrenza fosse legato o condizionato dalla ricerca dei voti dei tassisti per le, ormai imminenti, elezioni a sindaco.

E sotto questo profilo preoccupa che, proprio ieri, in Parlamento – a leggere quanto riferito oggi da La RepubblicaLoreno Bittarelli, uno dei leader dei tassisti romani, abbia ottenuto importanti rassicurazioni, tra gli altri da Stefano Fassina, candidato sindaco di Roma.

Niente di strano, naturalmente, se Fassina ed altri ritengano che l’interesse di consumatori e mercato è meglio garantito se le regole restano quelle attuali e se si scongiura il rischio di rendere troppo facile la vita a Uber ed ai suoi emuli ma, al contrario, sarebbe preoccupante pensare che un convincimento di questo genere anziché essere figlio di valutazioni economiche ed approfondimenti sia imputabile al desiderio di garantirsi l’appoggio di una categoria importante come quella dei tassisti in ogni tornata elettorale amministrativa.

Si scelga, dunque, lo si faccia ora e lo si faccia nell’interesse del Paese e guardando non al domani dei singoli ma al futuro di tutti.

Ha davvero dell’incredibile che un governo ed un Parlamento capaci – sebbene tra le tante e comprensibili difficoltà – di riformare la Costituzione e lo Statuto dei lavoratori possano arenarsi ed apparire smarriti davanti ad una modifica della disciplina del trasporto pubblico locale non di linea, suggerita loro da ben due Autorità indipendenti e, soprattutto, che va nella direzione di rendere più moderno ed efficiente un segmento di mercato.