La foto che ha fatto il giro del mondo di quegli scatoloni posti sulle statue dei Musei capitolini è un indimenticabile pezzo di performance art, degno di un film di Woody Allen (la geometria contemporanea dei parallelepipedoni bianchi intorno ai nudi evoca il famoso Orgasmatic, l’apparecchio futurista per rapporti sessuali senza contatto nel celebre film di fantascienza Il Dormiglione e fa pensare alle atmosfere politiche del cialtronissimo stato di Bananas).

Statue coperte per visita Rouhani a Roma

Una decisione che farà sicuramente ridere a crepapelle lo scrittore francese Michel Houellbecq, il quale ha dedicato il suo ultimo criticatissimo libro, Sottomissione, non all’Islam, come tutti hanno pensato condannandolo come islamofobo, ma a un’arguta caricatura iperrealista del nostro Occidente confuso, spaventato e  istupidito, disposto a cedere su qualsiasi valore tranne quello del sacrosanto diritto di bombardare a destra e a manca, fare affari con i peggiori ladroni globali e depredare il mondo della cultura e della natura per vendere quattro magliette in più.

Il risultato è un oblio totale di noi stessi, di chi siamo, di dove andiamo e da dove veniamo, un oblio caratterizzato soprattutto da una sempre maggiore e rivendicata ignoranza che cancella la nostra storia, le nostre origini e il perché siamo qui e pensiamo e facciamo questo e quello. Perché il problema non è far studiare ai ragazzi la storia dell’arte greco-romana, ma di far capire ai ragazzi il senso di studiare quell’arte, perché era importante, cosa in effetti rappresentava al di là di una sequenza di tette e culi che francamente, risponderebbe qualsiasi adolescente, sono abbondantemente disponibili anche su Internet.

E in effetti, nell’era della libera circolazione delle immagini, perché andare fino a Roma per vedere un bel paio di tette di qualche Venere capitolina, o viaggiare chilometri fino all’isola fenicia di Mozia, in provincia di Marsala in Sicilia, per vedere i glutei perfetti del giovinetto marmoreo nel museo Whithaker? Perché non farsi un giro di video porno su Internet? Ebbene, perché, ad avere studiato un po’ di cultura greco-romana, si sa che quelle statue celebravano il trionfo, la gloria e l’eccellenza morale, la famosa kalokagathia della cultura classica in cui il Bene, il Bello e il Vero trovavano l’espressione geometrica, astratta e perfetta nella forma del corpo umano, celebrato nei famosi riti di competizione sportiva.

L’eroismo umano passa per la perfezione fisica, che rappresenta la divinità che è in noi stessi. Il corpo atletico e perfetto dell’antichità classica è soprattutto maschile, mentre il nudo femminile è collegato a lungo, come in altre culture pre-classiche, alla fecondità e ai riti di fertilità. Fino a quando, circa a metà del IV secolo avanti Cristo, lo scultore Prassitele scolpì la famosa Afrodite Cnidia (di cui una copia romana è conservata ai Musei Vaticani e forse in questi giorni è visibile in bikini per non offendere qualche capo di Stato), aprendo una nuova stagione per la rappresentazione del corpo femminile, liberato dalle forme esagerate legate ai riti di fertilità e anch’esso espressione razionale della perfezione geometrica dell’umano.

Ridurre questo bagaglio culturale all’equivalente dei giornalini porno è effettivamente un impoverimento dell’Occidente molto più che un trionfo dell’Oriente, il quale, affamato com’è in questo momento di rifarsi la reputazione sul mercato, sarebbe a mio avviso disposto a attraversare Roma in mutande per strappare qualche contratto per la vendita di mozzarelle a Teheran.

Per rispettare la nostra cultura e il nostro passato dobbiamo capirli. Per capirli dobbiamo studiarli e trasmetterne il senso alle nuove generazioni.