Un’applicazione per tablet e cellulari contro furti, truffe e rapine. Ares Braghittoni, l’impiegato di 29 anni originario di Ravenna che l’ha inventata, l’ha chiamata Siqra. Perché l’obiettivo della sua app, disponibile gratuitamente per i clienti Apple già a partire dal 23 gennaio scorso – ma presto sarà sviluppata anche in versione Android- è di creare una community geolocalizzata all’interno della quale gli utenti possano scambiarsi segnalazioni relative a episodi di criminalità commessi in una determinata area. E sapere sempre ciò che accade.

“Il funzionamento di Siqra – racconta Braghittoni a ilfattoquotidiano.it – è semplice: dopo aver scaricato l’app sul proprio dispositivo, telefono o tablet, per accedere basta una veloce registrazione, durante la quale l’unico dato personale richiesto sarà l’indirizzo di posta elettronica. A quel punto si verrà guidati nella creazione di una zona di ascolto, cioè un’area d’interesse designata su una mappa che copre tutta l’Italia, all’interno della quale poter visualizzare le segnalazioni inserite dagli utenti, e ricevere una notifica”. Ad esempio, l’area indicata può essere il proprio domicilio, il quartiere di residenza dei figli, o l’abitazione dei genitori. “Una community numerosa può rappresentare un mezzo di prevenzione e un deterrente contro la criminalità – spiega Braghittoni – nonché una preziosa fonte di informazioni a cui le forze dell’ordine possono attingere liberamente”.

Le categorie relative alle segnalazioni che gli utenti possono condividere sono quattro: furto in abitazione, danno o furto di beni, episodio violento o rapina, e situazione sospetta o truffa. “Così si è sempre informati su quanto succede attorno a noi”, racconta l’inventore di Siqra.

Un’idea che in Italia, per come è strutturata, non ha precedenti simili. In Umbria, ad esempio, l’anno scorso era stato presentato il progetto “Umbria sicurezza”, ma più che creare una rete social per lo scambio di segnalazioni, serve a mettere in contatto l’utente direttamente con il comando di polizia più vicino. Poi c’è Fa Tam Tam, idea di matrice faentina, che vuole forgiare un sistema di security partecipata tramite “il controllo di vicinato”, che però è più simile ai gruppi Whatsapp, perché funziona tramite lo scambio di sms.

“Nel caso di Siqra, invece, ci si basa su una rete di scambio di informazioni”, che somiglia a una mappa di Google dove gli indicatori, però, corrispondono alle segnalazioni. “Se richiesto, saremo felici di proporre account ad hoc alle forze dell’ordine, permettendogli, ad esempio, di controllare una maggiore porzione del territorio in un’unica soluzione”. Per quanto riguarda gli utenti, invece, “a oggi gli iscritti aumentano in modo pressoché esponenziale. Stiamo concentrando i nostri sforzi sulla struttura dell’applicazione e sullo sviluppo di nuove interessanti funzioni. Siamo solo all’inizio”.

Al progetto Siqra, Braghittoni ha iniziato a lavorare la scorsa estate, dopo aver osservato come alcuni cittadini della sua zona si erano organizzati per scambiarsi informazioni sui furti e sulle truffe avvenute in città. “Utilizzavano Facebook e Whatsapp, ma siccome quegli strumenti non sono nati per questo scopo, presentano qualche lacuna”. Così l’impiegato di Ravenna ha pensato a un mezzo capace di coniugare il concetto di social network con il tema della sicurezza, ed è nata Siqra. “Lavoro come impiegato tecnico in un’azienda locale – racconta – ma ho sempre provato interesse verso la tecnologia e l’innovazione. Siqra è stata una grande sfida, portata a termine anche grazie a un amico – esperto di sicurezza IT e sistemi informatici. Una collaborazione molto preziosa per offrire agli utenti il massimo possibile sotto tutti gli aspetti”.

A controllare, poi, che l’applicazione venga utilizzata correttamente, sono gli utenti stessi. “Ogni segnalazione può essere commentata, ma, qualora dovesse essere ritenuta inaffidabile, i membri della community possono inoltrarla allo staff, che provvederà a una verifica manuale. In caso d’infrazione verranno presi provvedimenti nei confronti dell’utente ‘incriminato’, dalla decurtazione di punti esperienza, che si accumulano utilizzando l’app in modo attivo, cioè condividendo segnalazioni, fino all’eliminazione dell’account dalla community”.