È reso noto oggi il calendario dei test d’ingresso alle facoltà ad accesso programmato a livello nazionale per l’anno accademico 2016-2017. Si comincia il 6 settembre con gli studenti interessati a iscriversi a Medicina e Odontoiatria. Il giorno successivo toccherà agli aspiranti veterinari mentre l’8 settembre a cimentarsi con i quiz saranno i futuri architetti. La settimana successiva, il 13 settembre, si cimenteranno con le prove selettive i ragazzi orientati a immatricolarsi in uno dei corsi di Professioni sanitarie (fisioterapia, logopedia, ostetricia ecc..). Il 14 chiuderanno questa tornata di test i diplomati che vogliono seguire il corso di studi in Medicina in lingua inglese.

Le modalità e i contenuti della prova così come il numero di posti disponibili per le immatricolazioni saranno definiti con un successivo decreto. La comunicazione del calendario dei test con largo anticipo viene fatta da viale Trastevere per offrire “una adeguata informativa agli studenti interessati” e, soprattutto, per consentire agli atenei di procedere alla predisposizione delle opportune misure organizzative legate allo svolgimento delle prove.

Le associazioni studentesche continuano a ribadire il loro no allo strumento dei test di ammissione considerandoli lesivi del diritto allo studio sancito dalla Costituzione. E, intanto, vanno avanti con i ricorsi. È della scorsa settimana una nuova vittoria in tribunale per l’Unione degli universitari in relazione alla vicenda della mancata sottoscrizione della scheda anagrafica all’ultima tornata di test d’ingresso a Medicina: per un vizio di forma al 10% dei giovani aspiranti universitari non è stato consentito di accedere all’università. “Era del tutto surreale – ha commentato Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari – immaginare che tutti questi studenti non potessero realizzare le proprie ambizioni solo per un vizio di forma. Si mette, finalmente, un punto a una vicenda che dopo il nostro primo ricorso vinto poteva essere chiusa con un provvedimento ministeriale che non costringesse 1000 studenti a fare causa. Ora, anche gli oltre 1000 ammessi con riserva potranno studiare con tranquillità. Vergognoso, però, che a riconoscere il diritto allo studio di questi ragazzi sia stata ancora una volta una sentenza e non un provvedimento del Miur“.