Una foto pubblicata da Antonio Ghezzi (@antonioghezzi) in data:

Secondo le statistiche solo tre coppie su dieci sarebbero fedeli. In un recente studio i ricercatori della Indiana University dicono che il 19% delle donne accoppiate ha ammesso di aver tradito il proprio partner: un dato solo leggermente inferiore al 23% degli uomini che dichiarano la stessa cosa.  Secondo l’Associazione Matrimonialisti Italiani, per parlare di “casa nostra”, l’adulterio femminile è del 45% contro il 55% di quello maschile.

La prima motivazione per cui le donne tradiscono? La “noia”. Incredibile, vero? Non è lussuria, non è desiderio d’evasione, non è eros ma… noia. Mentre leggevo le statistiche ho pensato: ma cosa si intende esattamente per noia o per divertimento all’interno di una coppia?

Partiamo dal presupposto che molti di noi si innamorano di un “insieme” di caratteristiche che soddisfano prima di tutto l’idea che ci siamo fatti del compagno ideale. Quindi, ammesso d’aver trovato un compagno o compagna che soddisfa il nostro bisogno di realizzare l’idea di Altro, tutto va bene in un primo periodo.

Com’è, come non è, a un certo punto ci si comincia a sentire stretti, insoddisfatti, senza sapere bene perché: i litigi di solito avvengono per futili motivi, le reazioni diventano a catena (tanto da non saper distinguere le cause dagli effetti). Le conseguenze sono note a tutti: evasioni, scappatelle, eccessiva e morbosa attenzione a ciò che ruota intorno ai figli, trascuratezza di sè, mancanza di desiderio e tensione sessuale, mezze bugie, bugie totali, accuse, recriminazioni, vendette e chi più ne ha più ne metta.

Pronti, via! Ci si sente piccoli, oppressi e perplessi su ciò che siamo diventati. Non troviamo spiegazione di come si sia potuti arrivare a quel punto. C’è chi esamina il problema troppo tardi, a giochi distrutti. Ma c’è chi capisce che si è di fronte ad una crisi più che alla fine di un amore.

Amore?  Cos’è amarsi in una coppia consapevole? Il rapporto di coppia è un contesto dove praticare l’amore.

Ne ho parlato con amiche, amici, conoscenti. Ho fatto tante domande e ricevuto le risposte più decise, indecise, confuse.
Sembra spopolare una grande crisi e confusione dei ruoli e delle aspettative reciproche. Ho già analizzato questo tema in uno dei precedenti post. Emerge una grande difficoltà e reticenza ad esporre le proprie fragilità e a percepire quelle dell’Altro. I desideri di Uno sembrano essere un attentato ai diritti dell’Altro.

È raro poter essere completamente onesti su “chi siamo e cosa desideriamo davvero”. Potrebbe non piacerti quello che vedi. Decidere di virare verso l’autenticità, dopo anni passati a compiacere e a compiacersi, può innescare dinamiche infernali. Siamo abituati a modificare e cambiare noi stessi per piacere agli altri perché non vogliamo che smettano d’amarci. Al contempo non siamo disposti ad esporre totalmente i nostri demoni, né ci interessa conoscere quelli che man mano nel tempo si formano o semplicemente non sono ancora sconfitti dal passato.

Non parlo di accettazione incondizionata che porta ad una apparente pace che però blocca ogni novità e trasformazione; auspico sentimenti votati all’attività, alla curiosità di conoscere e farsi conoscere sempre di più proprio da chi pensiamo ci conosca e conosciamo meglio delle nostre tasche. Sto dicendo che unirsi nell’autenticità migliorerà per forza di cose il sentimento d’amore.

In un rapporto consapevole, c’è spazio per sentire tutta la gamma di emozioni e sentimenti che si presentano. Non solo, c’è accoglienza. Un rapporto consapevole dovrebbe essere quel “terzo paradiso” costruito da entrambi dove si è liberi di esprimere sentimenti e fantasie, anche poco piacevoli, senza temere il giudizio dell’altro ma, anzi, con il desiderio di farsi comprendere sempre di più.

Il primo progetto di questa coppia non è la casa, il bambino o il lavoro bensì la liberazione da tutto ciò che comportava l’impossibilità di essere autentici. La nuova coppia ha a cuore il sostegno dell’autenticità propria e dell’altro. La coppia cosciente è più focalizzata sull’esperienza, e sulla crescita della relazione, più che alla durata eterna del rapporto di coppia.

Il che non vuol dire non immaginare come andrà a finire, o se finirà come finirà: ma in una relazione serena non ci si dovrebbe curare di dove si andrà ma di vivere il presente mentre si sta andando. Significa essere più impegnati nell’esperienza dell’ispirarsi a vicenda, invece che accomodarsi a osservare e giudicare i movimenti dell’Altro. Uno dei motivi principali della mancanza di costruzione amorevole è che il modo di relazionarci più che valorizzarci tende a soffocare la nostra crescita ed espansione individuale.

Troppo spesso pretendiamo che i nostri partner si debbano comportare “in un certo modo” e al contempo ci reprimiamo per compiacere l’Altro. Questo, inevitabilmente, ci porta a sentirci in gabbia, una gabbia dalla quale vorremmo uscire, e siccome non sappiamo in che modo, scappiamo in qualunque modo, spesso il più semplice e frustrante. Diventiamo apatici fingendo di essere accomodanti e pacifici. Ci focalizziamo sui difetti dell’Altro fino a che il rapporto non diventa la ragione della nostra insoddisfazione.

La coppia consapevole invece valorizza la crescita reciproca, elemento vincente per mantenere vivo il rapporto, assumendosi il rischio dell’ignoto. È solo la ricerca di ispirarsi a vicenda che si può tradurre in fedeltà e sesso a bomba. Ammirare il partner è il segreto per mantenere sempre vivo il rapporto. Ognuno si prenda le responsabilità dei propri problemi.

La coppia del futuro è quindi consapevole che ognuno porta ferite dal passato, sogni per il futuro e complicazioni strada facendo. Credere ancora oggi che i rapporti dovrebbero farci sentire solo bene, o pensare che qualcosa sia irrimediabilmente compromesso per colpa delle difficoltà che si presentano, sono vecchi schemi disfunzionali.
La coppia consapevole è disposta a guardare i problemi passati e presenti sapendo che si possono evolvere, espandere e liberarsi dalla coltre del tempo trascorso a coprirli.

Personalmente penso che per anni ho trattato l’amore come se fosse una destinazione. Non lo è: amare è una pratica. La pratica di estendere il cuore in territori vulnerabili. In quello stato d’animo naturale che avevamo da bambini. La coppia 2.0 protegge chi ha il coraggio di togliere gli strati di corazza per riportarsi solidamente nella propria autenticità. L’amore non è solo bello, non è solo felice; quello vero è gratificante.

Quando due persone s’incontrano con l’intenzione di crescere anche grazie all’Altro il rapporto tende a diventare una partnership.
La partnership diventa un viaggio e il risultato è una profonda soddisfazione a lungo termine. Dove non esiste la noia nella relazione, può esistere momentaneamente nelle persone, e se esiste è molto divertente annoiarsi in due.