Con un taglio netto del 70% dei giornalisti, la testata Il Tempo si prepara a passare di mano. Lascia il costruttore romano Domenico Bonifaci – che aveva acquistato il giornale dal gruppo Caltagirone alla fine degli anni ’90 – ed entra in campo la famiglia Angelucci, già proprietaria di Libero. Il panorama editoriale romano si avvia così ad un riassetto di poteri a pochi mesi dall’appuntamento elettorale forse più delicato degli ultimi decenni, le prossime elezioni comunali. In campo rimangono il colosso Caltagirone, proprietario del Messaggero, con interessi diretti nella gestione degli acquedotti romani e laziali (controlla una quota importante di Acea), con la new entry del gruppo Tosinvest, saldamente in mano al re delle cliniche Antonio Angelucci, deputato di Forza Italia presente in cinque commissioni parlamentari.

La Tosinvest (società cassaforte del gruppo Angelucci) ha presentato la scorsa estate ai commissari giudiziali incaricati di gestire la crisi aziendale de Il Tempo un’offerta da 12,5 milioni di euro per l’acquisto della testata. Le condizioni poste sono durissime: riduzione del personale giornalistico dagli attuali 38 redattori a 15 (oltre al direttore) e un taglio non ancora definito nei dettagli del personale poligrafico. Una vera emorragia. L’intenzione della famiglia Angelucci sembrava chiara fin dall’inizio: cercare una “sinergia” tra Libero e Il Tempo, mantenendo due testate con un corpo redazionale ridotto.

Il 9 gennaio scorso i commissari giudiziali nominati dal Tribunale di Roma per gestire il concordato preventivo del gruppo editoriale hanno sostanzialmente accolto il piano Angelucci, inviando una nota ai creditori, che entro marzo dovranno esprimersi. Il taglio netto di circa il 70% dei giornalisti contrattualizzati pesa ovviamente come un macigno. “Vedremo se ci saranno margini per un’ulteriore trattativa”, ha commentato a ilfattoquotidiano.it il direttore Gian Marco Chiocci. Per poi aggiungere: “Ma in ogni caso meno male che ci sono gli Angelucci, così riusciamo a salvare la testata”. La reazione del Cdr è sostanzialmente di attesa. Dopo una riunione con la Fnsi e con l’associazione stampa romana, i rappresentanti sindacali dei giornalisti spiegano che i numeri dei tagli dovranno passare per una fase di trattativa con la nuova società. Di certo la nuova fase nasce con la peggiore prospettiva: “Il documento dei commissari giudiziari non lo abbiamo ancora ricevuto, formalmente non ci è stato inviato”, commentano i rappresentanti del Cdr. Il documento, che girava informalmente, per ora lo hanno ricevuto solo i creditori.