Durante il prossimo Festival della Canzone Italiana di Sanremo Patty Pravo ha due buoni motivi per festeggiare. Da una parte si celebrano, parola quantomai pattypraviana, i cinquant’anni di carriera dell’ex ragazza del Piper, dall’altra andrà in scena la sua ennesima partecipazione alla kermesse canora, con la canzone Cieli immensi, scritta per lei da Fortunato Zampaglione, e la conseguente uscita del nuovo album Eccomi. Due feste in una, quindi.

Leggendo il suo nome tra i concorrenti, e non tra i superospiti, spontanea è nata una domanda: perché? È la stessa Pravo a spiegarcelo, negli uffici della Warner. “Sono viva, e in quanto viva non mi andava di essere celebrata, ma volevo partecipare alla gara, anche perché ho la canzone giusta”. Detta così la faccenda funziona, anche se fa sicuramente effetto strano vedere quei nomi tra i superospiti e lei lì, magari a rischio di essere eleminata al televoto a favore di un Alessio Beranebei o di una Francesca Michielin (se non sapete di chi io stia parlando, non preoccupatevi, è un bene).

In realtà la Diva sarà sì oggetto di una celebrazione, e per la precisione di una autocelebrazione, perché nella serata del giovedì, quando i cantanti in gara si presenteranno con una cover, lei, la Pravo, coverizzerà se stessa, presentando in coppia col rapper Fred De Palma una nuova versione della sua Tutt’al più. Scelta azzardata, non fosse lei la protagonista, una delle vere dive della nostra musica, capace in cinquant’anni di carriera di sfornare classici sempre verdi e di cambiare pelle tanto quanto acconciature.

Veniamo allora a Eccomi e alla sanremese Cieli immensi. Patty ci racconta di aver scelto i brani finiti in tracklist dopo un estenuante ascolto di oltre settecento canzoni. Ascolti fatti con la propria manager, finché non sono venute a galla “Le Canzoni”, quelle che sarebbero poi finite sul banco di Michele Canova, produttore dell’album, e poi nel cd. Canzoni, quelle scelte, parole sue, “arrivate per culo”. Frutto, infatti, molto spesso di incontri casuali, ci ha spiegato. Come quello con Giangi Skip, per Nuvole, dovuto a una cassa del suo banco mixer rotta e portata da aggiustare da colui che poi le avrebbe regalato il brano. O come nel caso di Qualche cosa di diverso, scritto per lei da Zibba, dopo una ventina di minuti di chiacchiera avvenuti sul suo divano di casa. Oltre a questi sono presenti Tiziano Ferro, Gianna Nannini, con una canzone scritta a distanza, lei a Milano, la Gianna nazionale in giro per traslochi tra l’Italia e Londra, quindi al telefono (mentre Penelope, la figlia della cantautrice senese le chiedeva in continuazione di cantarle una sua vecchia hit che porta per titolo il suo nome). E poi Rachele Bastrenghi dei Baustelle, Samuel dei Subsonica, autore di Se, il brano migliore, con quello di Zibba. E ancora, l’immancabile Giuliano Sangiorgi, praticamente una sorta di costante in tutti gli album italiani dell’ultimo anno e mezzo, come negli anni Novanta la scritta Vietato il Noleggio (brano il suo, A parte te, regalatole per il compleanno).

Tra i brani spicca, non esattamente per piacevolezza, Non siamo eroi di Emis Killa, che vede la partecipazione, decisamente debordante, del poprapper di Vimercate. Una canzone in cui la Pravo occupa poco spazio, schiacciata dalla logorrea del suo ospite. Nell’insieme Eccomi è uno dei migliori album dell’ultima Pravo, forse uno dei migliori di sempre. Belle canzoni, nell’insieme, pop ma d’autore. Lei fatica un po’ a cantare, rispetto al passato, ma ha dalla sua l’interpretazione e il fatto di essere Patty Pravo, che aiuta. Molto.

Discorso a parte merita invece Cieli immensi, il brano che Patty presenterà al Festival. Ha ragione, la Pravo, è una canzone adattissima a Sanremo. Ha il giusto crescendo nelle strofe, quasi recitate, un ritornello aperto, che lo senti e te lo ricordi. Anche troppo, va detto. Non è uno dei brani migliori del Festival. Ma Patty è Patty, e va celebrata a prescindere. Meglio avrebbe fatto a portare il brano di Zibba, o quello di Samuel. Ma poi la canzone sarebbe suonata meno familiare, meno già sentita, avremmo impiegato un paio di ascolti per riconoscerla, una di troppo.