L’indimenticabile Severino Cicerchia/Massimo Boldi d’ora in avanti dovrà farsi da parte. A sovrastare il suo “squassante peto” da Il Ragazzo di Campagna (1984) ci ha pensato, a quanto risulta dalle cronache del Sundance 2016, Daniel Radcliffe. Il maghetto di Hogwarts ha dato una sfregatina alla sua bacchetta magica e dal cilindro, pardon dal retto, è uscita una nuova interpretazione per rilanciare una carriera post Harry Potter che fatica a decollare. In Swiss Army Men, il 26enne interprete di otto film della saga scritta da J.K.Rowling, interpreta un cadavere affetto da meteorismo. Truccato da morto, emaciato e bianco, sdraiato sulla battigia per ore, Radcliffe emette un peto dietro l’altro. Una samba da peristalsi che viene subito mostrata e ascoltata, se fossimo in una sala in ‘odorama’ perfino annusata, dal gentil pubblico che, risulta sempre dalle cronache di Variety e Hollywood Reporter, non sembra aver apprezzato particolarmente, facendo risuonare come un controcanto il rumore delle poltroncine che si richiudono.

“Circa cinque minuti dopo l’inizio di Swiss Army Man sei di fronte a una scelta. Fino a quel momento avete visto Hank (Paul Dano), un uomo rimasto solo su un’isola deserta che cerca di impiccarsi”, scrive la corrispondente di Slashfilm.com. “Ma il suo tentativo di suicidio è interrotto dall’arrivo di un cadavere (Daniel Radcliffe) che dimostra di essere un ‘farter’ (scorreggiatore ndr) prolifico. Hank decide di non uccidersi più e cavalcando il corpo morto come un jet scappa nel cielo usufruendo della spinta dovuta alla flatulenza del cadavere. A questo punto scatta la scelta: uscire di sala o rimanere accettando la comicità del film”.

Swiss Army Man è diretto da Daniels, che è poi un folle duo composto da Dan Kwan e Daniel Scheinert, autori di video musicali di Dj Snake. Nel loro film, come scritto da molti corrispondenti dal festival statunitense iniziato il 21 gennaio scorso, Radcliffe cadavere ha anche parecchie, visibili, erezioni e sarà baciato in bocca dall’amico Hank. L’attore inglese non sembra trovar pace lontano dalla mitologica figura del mago con mantello. Già in Horns (2013) si era ritrovato con due corna diaboliche sulla fronte; mentre in Giovani Ribelli era perfino diventato il poeta Allen Ginsberg con profondo sconforto di tutti gli amanti di Howl. Con il peto di Swiss Army Men, Radcliffe sembra aver comunque ritrovato, se non un omogeno giudizio critico, la sua personale passione nella recitazione: “E’ emozionante, ad essere onesti, utilizzare le ‘scoregge’ in modo diverso che nelle commedie. C’è qualcosa di meraviglioso in questo. La sceneggiatura era originale e pazza, e totalmente diversa da qualsiasi altra cosa io abbia mai fatto o letto”, ha spiegato l’attore che debuttò con una piccola parte ne Il sarto di Panama (2001).

Non è nuova l’esibizione cinematografica dello shock sonoro proveniente dal basso ventre, anche se il peto rimane uno dei tabù più insormontabili della buona educazione quotidiana. Nel nono capitolo dei Problemi, fu addirittura Aristotele a porsi il dilemma: come mai è considerato volgare emettere aria con il peto e il rutto, mentre non lo è altrettanto per lo starnuto? Non ci pensò due volte Ugo Tognazzi nel riprendere con Il Petomane (regia di Pasquale Festa Campanile) le antiche vicissitudini del realmente esistito petomane francese Joseph Pujol, il panettiere marsigliese che a cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento si esibì con successo al Moulin Rouge di Parigi mostrando le sue doti del peto come di ‘aspirazione’ d’aria e di liquidi sempre dall’ano. Una gag “rumorosa” che attraversa parecchie pellicole con protagonisti Bombolo e Alvaro Vitali; come si ritrova in diversi titoli ‘demenziali’ made in Usa: da Mezzogiorno e mezzo di fuoco di Mel Brooks, fino a Lo spaccacuori (The Heartbreak Kid) dei fratelli Farelly dove il peto è nella sorprendente ed elegante variante al femminile. Memorabili, infine, le due sequenze nuovamente italiane di Amici Miei, versione peto in automobile, e l’insuperabile “ventilazio intestinalis putris’ del geometra Calboni in Fantozzi contro tutti, dove al posto della ‘vanterie’ calboniana ecco le stigmate della colpa, e della puzza, ricadere sul povero ragioniere.